Saturday, July 1, 2017

e se il problema del renzismo fosse renzie? [post semiserio, ma molto amaro]

massì. via. quasi quasi torno a far un post su renzie. che forse è triste tanto quanto le mie contumelie. ma almeno diversifico. posto che avrei voluto scriverci sopra dopo le ultime amministrative. che poteva andare peggio [cit.], ed io ho pensato al solito riflesso pavloviano paraculo, che si guarda il fondo del bicchiere pieno. che il resto l'han bevuto gli altri. che son solo cose locali, alle politiche va diverso [quasicit.]. che sarà pur vero però tante amministrazioni che han governato verosimilmente bene è un peccato non siano riconfermate: il locale che paga il vulnus dell'incertezza delle politiche centrali. che vincere a cernusco s/n [con tutto il rispetto, dove abita la zia] non vale come perdere a sesto [sixth saint john, che ci ho abitato nella stalingrado italiana]. che poi alla fine i voti, quelli che ci sono, sono in gran parte per te. il problema sono quelli mancanti. nel senso di quelli delle persone che non riesci più a portare a votare. un punto cogente, su cui [un po' tutti] i politichesi hanno nicchiato.

e allora lascio andare la mia deriva più banale. e ringalluzzito dal gianmarcobachi, che lo dice meglio, anche se l'amica elisabetta le si incrocchia il podcastE durante la sigla, acclaro che forse il problema del renzismo è proprio renzie.

che mostro una raffinatezza di analisi piuttosto frusta a chiamarlo renzie, in effetti.

cioè. intendiamoci. che poi i renzieani più di renzie fanno benissimo a scandalizzarsi. e lamentarsi. ma come? abbiamo appena fatto un congresso, e delle primarie, l'hanno votato in duemigLioni di persone, di cosa stiamo a parlà? [ormai il mantra è quello: dueMigLioni. anche se, vabbhé, non erano proprio dueMigLioni. e non tutti i nonDueMigLioni l'hanno votato, ma sono quisquilie, suvvia. anch'io che sottolineo 'ste robette qui.]. e da un certo punto di vista il ragionamento non fa una piega. si rischia di cadere nella coazione a ripetere della sinistra che si divide su tutto. [io, in quanto di sinistra sono d'accordo, ma anche no. cioè poi una parte di me non pensa sia una divisione vera e propria, piuttosto un'incompresione che si può sanare. un'altra parte pensa sia uno iato incolmabile. ebbene sì, sono scisso anch'io. e, giuringiurello, non deriva dalle mie personalità multiple. ma proprio il fatto sia di sinistra. per quanto - per formazione - tecnicamente mai stato comunista].

cazzaraggine a parte. o almeno solo in parte.

cioè. credo ci sia un problema per tutta quell'area in cui variegatamente mi ci trovo. perché renzie, mannaggia, è stato votato dai suoi. e i suoi, nell'area variegatamente in cui mi ci trovo, sono tanti. rappresentivamente parecchi. e allora, appunto, abbiamo un problema, compagni/amici/sodali. perché renzie, per come intende il porsi, è uno divisivo. e che sta in un contesto dove non è che bisogna farsi pregare per dividersi. tipo se mandi un flautulante compulsivo in una camerata di tisici messi male. [anche se, magari, dal punto di vista medico è pure una metefora demmmerda. [c'era un nesso, se non si era capito]].

cioè. la maggioranza del pidddddì ha tutti i fottuti diritti di eleggere renzie come segretario. e per la vocazione maggioritaria che - legittimamente - quel partito vuol rappresentare in un'area più vasta, far derivar la conclusione che sarà lui il candidato premier. il problema è l'effetto che fa in quell'area. e poiché ci son dentro pur io, è un problema - variegatamente - per me. e non mi soffermo neppure più di tanto, nel considerarlo un problema per me, se sia responsabilità di renzie o di tutti gli avversatori che via via si è creato [io, nel mio milionesimo, lo avverso dalla prima volta che l'ho sentito in tivvvvù, per dire]. in fondo ci si relaziona [almeno] in due. si va d'accordo e ci si scazza [almeno] in due.

è un po', facendo un parallelo moltiplicato per qualche migliaio di volte, come quando gli statunitensi eleggono un personaggio come deDonald. aiò. è la democrazia. con tutti i suoi paradossi. il problema è anche se deDonald, da sindaco del mondo, decide di far uscire dagli accordi di parigi sul clima il paese che contribuisce in misura maggiore al global warming. è tutto democrativo, neh? peccato che poi un po' di mondo finirà sott'acqua [salata], aumenteranno le guerre per l'acqua [dolce], le carestie, i fenomemi metereologici estremi e i flussi migratori di oggi sembreranno bagatelle da inizio millennio.

oppure, parallelo un po' estremo, se lo spirito santo, che onusto permea la sistina durante il conclave, facesse eleggere papa uno alla don verzé, oppure padre tam, o don mercedes. sarà pure la maggioranza dei cardinali. ma poi niente stupore se la gente cominciasse ad aprire ai testimoni di geova la domenica mattina alle 8.30, oppure ad aderire ai pastafariani, o banalmente rifugiarsi nelle plaghe agitate dell'ateismo e/o agnosticismo.

il punto è che renzie, per ragioni che non tornerei ad enucleare in questo post già sbrodolato, è un divisivo. come berlusconi, di cui è una prosecuzione antropologica. solo che berlusconi spaccava [spacca?] in due un paese. renzie spacca in due un terzo del paese: quello che in questo momento si riconosce in quell'area. forse anche perché è un elemento avulso alle ontologie di quell'area. ma in quell'area ha trovato spazio per attecchire. e di cui credo non gli fotta granché, se non fosse per il fatto sia la lunga leva che gli può permettere di comandare. che poi è l'unica cosa che credo in fondo gli fotta. visto che, tra l'altro, pare che cumannari è megghiu ca futtiri [così il vernacolo, mi fido. non ne so quasi nulla né da una parte, tanto meno dall'altra].

un leader politico, un potenziale statista, dovrebbe far sintesi, aggregando. che mi pare sia esattamente l'opposto quello che si riesca a fare con lui. l'unico pronome che deve conoscere è noi. mentre a renzie non riesce di dirlo, esattamente come a fonzie con la parola "scusa", roba che gli si ingarbuglia la lingua. nel mondo ideale un aspirante leader così dovrebbe farsi da parte. perché non è leader. perché non è adatto. punto. siamo in un mondo che è tutto tranne che ideale. quindi non succederà.

l'ha detta quasi tutta giusta, oggi: fuori da qui solo sconfitta. al netto del gancio deittico, resta da intendersi cos'è il qui?, in effetti ci sarà la sconfitta. per quanto non sarà responsabilità solo di renzie. ne pagheremo un po' tutti le conseguenze, variegatamente.

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