Sunday, April 22, 2018

piccola epifania autostimica [gliela devo raccontare ad odg] 2/2 [pars construens]


dicevo quindi del riporre il divano letto. l'amico andrea mio ambasciatore nel fugace fluire di quei pensieri flussi di coscienza de noartri. non del tutto risolta questione del mio rapporto con l'autostima. e la piccola epifania che ne è seguita.
incazzosa.
però di quell'incazzo che fa da piccola detonazione per una consapevolezza financo proud.

perché, mentre mi baloccavo in quell'immaginifico e psichedelico appello all'amico andrea, mi è apparsa chiara un'evidenza talmente baluginante che non si poteva non vedere, capire, introiettare, dare per definitivamente assodata.
che questo rapporto non del tutto rasserenato con l'autostima mi è costato una fottia di tanto, e chissà per quanto ancora riverberanno gli interessi. roba che son stato attraversato da un afflato di rabbia lancinante e velocissima.
cos'ha significato per me questo zoppichio autostimico? un fio bello carico, senza nemmeno scomodare il dolo. scelte sbagliate indirizzate da certi tipi di timore, o scelte postposte, rimandate, rimuginate, rallentate fino al non scegliere. che sarà pure una scelta anche quella. ma lascia dentro quella sensazione di bocca impastata di sabbia ed inazione. che qualcos'altro abbia in mano il timone e decida il tuo cabotaggio. tutto in buona fede, neh? ma tanto [tutto?] a collegarsi in doppia mandata con l'idea strisciante di non essere all'altezza. e nelle scelte c'è anche quella delle persone. anche loro tutte in buona fede, neh? ma se sei [ti pensi] incerto e chiedi a coloro che sono [si pensano] certe ovvio che quest ultime avranno certezze anche per te. senza sovvermarsi sull'ipertroficità delle loro autostime, è proprio il relazionarsi che è sballato, disarmonico, squilibrato. la non reciprocità è tossica quando ci si rapporta a quei livelli. poi però [sempre in buona fede] le certezze loro, e quindi quelle masticate per te, possono essere un po' a minchia. e quando si sbaglia rotta poi a riprendere in mano il timone significa abbrivi lunghi. e lenti.
lungo e lento.
fino a diventare troppo.
ecco. me lo son visto lì, accanto al divano letto, tutto quel troppo.
da qui l'incazzo.
poi però è stata anche la detonazione della consapevolezza, con la parte proud. anche lei di una semplicità disarmante.
ho pagato [molto più di] abbastanza.
e quindi basta. va bene gli interessi rimanenti et riverberanti. però mo basta, non pago più. the fee is over. non dover pagare più significa, semplice, non c'è proprio più un cazzo debba dimostrare a nessuno. tanto meno a me medesimo: soprattutto a me medesimo. come stringere la mano al mio coinquilino: a posto così, null'altro è dovuto.
così il necessitare di conferme principia a diventare superfluo. a cominciare [e standoci dentro un bel pezzo, facendoci un gran giro] dal posto dove fatturo ogni ora faticata. per la risposta alla mia frustrazione non serve sia vi faccia capire il perché, o che vi mostriate comprensivi. l'ho capito da me, senza pigliarmi per il culo. non serve che sappiate voi, basta lo sappia io. e stigrandisssssssimicazzi che di fondo lo ignoriate.
è una bella sensazione. di affrancamento e di levità. che toglie un po' di cupezza alla frustrazione di cui sopra. 'ché è ovvio che rimane. ma in un quadro di chiarezza diverso. c'è profumo di proattività. e che potrei meritarmi altro. o che posso inventarmi strategie per l'altro. e che quindi si può agire. l'azione, la chiave a stella per strutturare il famoso rapporto con la famosa autostima. magari si fanno minchiate, ma per motivi opposti a quelli di cui sopra. e soprattutto sono io che ho afferrato e manovro il timone.
quindi le ambasce dell'amico andrea a perorarmi - suo malgrado e per interposto flusso di coscienza psichedelico mio - d'un tratto quasi mi han dato quasi fastidio. occhei, occhei: gliel'avevo chiesto io - figurativamente ovvio - un attimo prima, ma non ce n'era più bisogno. ehi, amico andrea, guarda che non è mica più necessario ti adoperi. sono andato oltre. per una serie di cose che forse non immagini neanche. ci siamo persi dai radar. ti mancano un sacco di pezzi. ma l'epifania è il frutto di un lavoro lento, a piccoli passi, ma costante. ho coltivato [e coltivo] altre intelligenze e capacità, che peraltro non sapevo di avere in questa specificità. non sono strettamente necessarie a maneggiare le equazioni di maxwell, capire come si propaga il campo all'interno delle guide circolari, immaginare le evoluzioni della teoria dei raggi. al limite sono parenti con l'emozione e la meraviglia - per niente logico-matematica - che provai quando ci spiegarono, capendola, la dimostrazione del teorema fondamentale dell'informazione.
è altro lavoro tutto mio. e mi ha portato, in quel hic et nunc a capirla 'sta cosa dell'autostima. roba che non dovrebbe davvero sfuggire più. probabilmente anche quest'altra intelligenza era già più che in nuce allora. forse anche l'amico andrea la intuì, allora. era [è] comunque rigorosissimo e molto selettivo nel concedere la stima e l'amicizia [come me, del resto, soprattutto ora]. immagino ne abbia avuto un sentore, anche perché di certo non rilucevo accademicamente a fianco ad uno come lui.
però appunto: nessuna ambascia. basta dover dimostrare e togliersi sassolini dalle scarpe acciocché si sappia, come happy-end nei film del mio fastasticare.
a posto così.
non so quanto e quali altri aggettivi, similitudini, idiomatismi srotolare per raccontare e condividere la sensazione che mi ha pervaso. e la scarica adrenalinico-epifanica. perché quella è stata:una piccola epifania fondamentale. roba che voglio aggiornare odg. perché credo sia una piccola testata d'angolo [giusto per snocciolar pure una citazione biblica].

il divano letto. l'amico andrea che probabilmente aveva inteso qualcosa. chissà cosa ne penserebbe oggi. con tutti i pezzi in mezzo che gli mancano. pezzi che in gran parte ho condiviso con l'amico emanuele. un gran incassatore ad ascoltare. ogni volta che ci si accommiata, dopo la birra che si vellica assieme di tanto in tanto, ho l'impressione di aver parlato troppo solo io. e lui ad ascoltare. con il sorriso più sereno mi capiti di trovare tra i tanti che s'incrociano. non so quanto lavoro abbia dovuto fare lui per conquistarselo. sicuramente ha tanto dal talento innato. se proprio proprio volessi augurargli qualcosa oggi, per il suo genetliaco, è di conservarselo che comunque è capitale crescita sicura.
fa un gran bene anche vederselo addosso. anche quello, son certo, corrobora l'autostima.

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