Monday, July 2, 2018

il pollo dell'emilio e la storia dell'eterno ritorno

scrivo un post che non dovrebbe esserci.
un pezzo perché è la storia delle cose che sembrano tornare, continue, inarrestabili, inevitabilmente cicliche. che potrei anche smetterla qui di ribadirle. roba già vista, e già scritta.
l'altro pezzo perché è una cosa che si fa e non si dice. figurarsi scriverla.
però è successo. e son giorni un po' così, tesi e carichi di sensazioni da aria pesante. e poi lo scrivo per ritrovarlo, tra qualche tempo, se e quando dovessi tornar qui. qui a questo post.
perché va bene trastullarsi con #apriamoiporti, titillando i tasti di una tastiera. ma poi quando ci si trova, di fronte, emilio con il mezzo litro d'olio, che si fa?
e quindi niente. scrivo il post.
il pezzo ciclico.
sono stato passato avanti la seconda volta, in sei mesi. sì, insomma. hanno scelto un altro al mio posto. lei è sempre la stessa. quello prescelto, appunto, per la seconda volta non sono io.
a distanza di sei mesi e un giorno.
la prima volta fu beffardo il chi, l'altro, quello prescelto. ma in fondo potevo recriminarmi che non sono sempre direttissimo a far capire le cose. nemmeno quando una donna mi pare possa essere prodromica a sensazioni che ormai son anni che. o forse proprio per quello.
[parentesi. poi vabbhé mi fa incazzare, lei, per varie e motivate ragioni. forse non durerebbe una settimana. ci sono un sacco di cose che dovrebbero avvisarmi: ma che cazzo ti metti a pensare a una come questa? e invece poi ci sono i paradossi irrazionali. che poi, magari, tanto irrazionali non sono. ma sono consolidati giù nel profondo, con tutta la loro insconscia coerenza. per quanto, ovvio, il tutto protetto dalla rassicurante coperta di linus che le storie solo in potenza sono bellissime. al riparo dal fottuto principio di realtà].
in questa seconda volta non so bene chi sia il chi. ma lei, invece, questa volta di me sapeva benissimo. e questo non è beffardo. mi fa solo incazzare. e forse la sera che ho avuto modo di spiegarglielo - era appena svaporata la psicopatica prima scelta che non ero io - avrei dovuto infilarle la lingua in bocca e poi parti pure a fare il mezzo giro del mondo. che magari al ritorno avremmo potuto approfondire il discorso. invece il discorso, al suo rientro, pare che lo approfondirà quell'altro [più o meno profondo anche a seconda delle posizioni].
il secondo, in sei mesi, che mi passa avanti. la seconda volta, in sei mesi, che viene scelto qualcun altro. non si può dire abbia avuto 'sto gran successo.
il tutto che ritorna, ricicla, si riedita, come una stronzissima giornata di una stronzissima marmotta.
l'ho scoperto - per caso - appena finito il pride. quando la gente defluiva ma non defluiva questa gran vaibrescion d'ammmmmmmore: chi se ne fotte degli incroci possibili, oguno ci avrà il suo. ed era vaibrescion d'ammmmmmmore. senza prenderla propriamente dalla parte dell'amor cortese. ma per prendersi nei mille modi che la fantasia può suggerire. ho idea che quella sera, quella notte, si è scopato con percentuali bulgare.
io invece me ne son tornato a casa col duedipicche per interposta seconda prima scelta, che non ero io, nel giro di sei mesi.
piuttosto incazzato. savasandiiir.
ho dormito male.
ho dormito a tratti.
con risvegli nell'ora meno indicata. che poi ti metti a pensare e tutto si sfalda in merda e tristezza da ontologia di fallimento.
mi son alzato peggio, a mattina avanzata, sole alto e caldo che grippava già.
ancora più incazzato. per quanto sssseèllllavviìì.
coerente nel mio masoschismo decido di far una cosa che mi dà molto fastidio fare: andare a far la spesa la domenica. e non solo. scelgo l'ora del giorno più calda.
alla radio non c'è nulla di interessante. mi metto le cuffie e faccio partire la mossssssica a caso. che il mondo vada pure affffanculo.
e qui inizia l'altro pezzo, quello che non bisognerebbe scrivere.
mentre vagolo per i corridoi, d'un tratto, un uomo mi viene incontro. ha una bottiglia d'olio extraverginebiodellllimecojoni in mano. me la porge e mi dice qualcosa. non lo sento, ho la mossssssica a palla nelle orecchie. l'uomo ha rughe profondissime attorno alla bocca, barba di qualche giorno, gli occhi di un colore verdescuro-acqua, lo sguardo di uno che sta da un'altra parte, rispetto alle convenzioni piccolo-borghesi di quel punto vendita della grandedistribuzioneorganizzata, in una zona tutto sommato bene, della milano di inizio luglio.
io intanto continuo ad essere molto incazzato. ce l'ho con qualsiasi cosa stia in una qualsiasi parte sull'orbo terracqueo.
l'uomo mi chiede dei soldi, per mangiare. però mi mostra l'olio, extraverginebiodellllimecojoni. qualcosa non torna. gli rispondo che non ho soldi in contanti con me, e che pago con la carta di credito. scusa stronzissima.
e lui quasi con logica rassicurante: beh, tu lo paghi ed io ti aspetto dove ci sono le casse. la voce è un po' biascicata, forse puzza di vino scadente. boh. almeno essere anosmici aiuta, non fa percepire peggio chi non ha nemmeno il timore di essersi lasciato da tutto. nemmeno il timore: nel senso che è andato oltre quella paura.
faccio una cosa che solitamente non mi viene di fare: lo mando affanculo col pensiero. senza nemmeno rivolgergli la parola, re-infilo la cuffia nel padiglione auricolare e riparto deciso, infastidito, verso il corridoio dei vini.
cazzo vuole questo. pure la versione cartadicredito del mendicare. e poi che cazzo se ne farà di una bottiglia da mezzo litro di olio extraverginebiodellllimecojoni, se ha davvero fame. e poi io ho i coglioni girati. e poi mi hanno preferito altri per la seconda volta in sei mesi. e poi chi avrebbe dovuto dirmelo si è ben guardata dal farlo [e questo fa da moltiplicatore all'incazzatura].
cazzo vuole questo da me?
cazzo non mi lasciano in mezzo a questa marea montante di incazzatura?
cazzo non mi fanno scegliere il vino?
e perché non lo trovo il vino che vorrei?
cioè.
il fatto è che non è che non ce ne sia di vino che vorrei. ho lì davanti un corridoio di possibili scelte.
il fatto è che mica ci riesco a sceglierlo 'sto cazzo di vino.
cazzo.
ma poi dico.
che se ne farà di mezzo litro d'olio extraverginebiodellllimecojoni? se veramente ha fame e vuol mangiare.
proprio a me viene a chiedere di pagare l'olio. io che sto riverberando per il duedipicche per interposta seconda prima scelta, che non ero io, nel giro di sei mesi.
e poi, di nuovo, perché proprio quella bottiglia d'olio? mezzo litro.
ennnnnnnniente. proprio a scegliere il vino non ci riesco.
anche perché mi balzano alla mente due cose. una specie di uno-due. tipo l'italia in semifinale ai mondiali di germania del 2006.
il primo è che tanto vale fare quello che dice di #aprireiporti, e la storia dell'essere il 19% della popolazione sondaggiata contro la decisione del grande stronzo. tanto vale, se poi delle rughe profonde che solcano i lati della bocca con davanti una bottiglia d'olio danno così fastidio.
la seconda è una frase di don milani. il filantropo dona cum grano salis, il cristiano dona e basta. che io sono agnostico, ma in fondo perché dovrei eccepire sulla bottiglia di olio, se è quello che mi chiede?
per un attimo mi sembra che possa financo fottermene del duedipicche, del fatto non me l'abbia detto chi doveva, del fatto sembra tutto non funzionare e del fatto voglia mandare afffffanculo il mondo. quell'uomo con le rughe che cosa c'entra con la mia insoddisfatta irrealizzazione? contino ad essere incazzato. ma perché devo anche essere stronzo?
decido di metterla in pratica, in centoventottesimi, la storia del rimanere umano, per quel poco che costa risalire la brevissima china di quel momento.
torno indietro, lo cerco, ha ancora in mano la bottiglia d'olio e vagola per i corridoi.
lo raggiungo e gli chiedo: ma perché proprio questa bottiglia di olio? più incuriosito che altro.
e lui, come fosse la cosa più ovvia: è beh, è quello che costa meno.
ed io: sicuro?
e lui, rinfrancato: sì, sì, è quella che costa meno.
secondo me ce ne sono altri, dai qui, ne cerco un altro - non capendo bene perché stia dando del tu ad uno che potrebbe, forse, essere mio padre, mentre mi avvio verso il corridoio con le bottiglie d'olio.
intanto lui mi chiede; posso prendere anche un pollo?
massì, prendi anche il pollo, ormai - [ho un groppo in gola. per lui quanto abbia capito benissimo di aver trovato un pollo cui scroccare un pollo].
intanto cerco un'altra bottiglia d'olio, che non sia extraverginebiodellllimecojoni. però, cazzo, in effetti è quello che costa meno. tocca dargli ragione oltre restituirgli la sua bottiglia d'olio. mentre torna con il pollo arrosto chiedendomi: questo può andare bene?
in quel momento mi sento più che cristiano-agnostico un omuncolo po' di merda. che mi sembra strano debba dargli io l'occhei al suo pollo, il pollo della domenica dopo il pride.
gli ridò la bottiglia, dicendoli: prendiamo questa bottiglia.
lui mi guarda sorpreso e mi dice, con malcelata soddisfazione: eh, ma era quella che avevo scelto io prima, allora è giusto, era quella che costava di meno.
ci vediamo alle casse - gli dico per congedarlo, e per diminuire il mio disagio frammisto al mezzo sorridere di quella situazione ribaltata.
prendo anche un paio di panini.
pago. prima di imbustare mi sbraccio, lo chiamo. lui è seduto sulle panchine, gambe accavallate, posa quasi da lord. mi nota, arriva rapido. gli dò la bottiglia d'olio extraverginebiodellllimecojoni che però era quella che costava meno: non so se sia più soddisfatto di questo dettaglio, del pollo, ancora caldo, o il pane che non aveva chiesto.
e ancora più soddifazione grida alla cassiera del pronto spesa: signorinaaaaaa me li ha pagati lui, mica li sto rubando.
e poi mi dice: io mi chiamo emilio, buona domenica e grazie.
gli rispondo: io mi chiamo odisseando [vabbhé non ho detto proprio così], buone cose e buona vita.
nemmeno il tempo di iniziare ad imbustare e lui è già fuori, al caldo. con la sua bottiglia d'olio - chissà che dovrà condirci - ed il suo pollo.

io continuo ad essere molto incazzato, nel frattempo.
ma sarebbe stato peggio se fossi riuscito a scegliere il vino, fottendomene dell'emilio e del suo pollo.

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