Saturday, October 8, 2016

piccola psicopippa sull'amore/2.1 [ma lei c'entra qualcosa? i film e i trip. ma si ha controllo solo sulla prima mail...]

insomma, chissà se questa susanna...[di susanna, si parla in effetti un po' quivi...]

poi, in quel corrodoio stretto, con la gente un po' in fila un po' fremente di entrare nello studio, apparve lei.

sono stato uno da [pseudo]innamoramenti nevrotici, zerbinamenti infausti, invereconde ritirate dalle sterminate pianure dell'assertività. però quelle sensazioni dove si allenta la mandibola, le spalle un po' si piegano lasciandosi andare, e lo sguardo proprio non riesce a staccarsi da costei si contano sulle dita di una mano. non è una questione di colpo di fulmine. è qualcosa di ancora più catatonizzante. tutto il resto è rumore di fondo, quasi sfuocato. come guardare una scena di un film un po' didascalico e banale. tutto attorno a lei che si muove come comparse troppo artefatte. come un impetuoso vento che muove al rallentatore i capelli al vento di lei. che procedere convinta verso di te ma rimane sempre lì, mentre la luce è cono che fa brillare solo lei, lo sfondo che si distacca 'ché si fa più scuro. una scena [banalotte, suvvia] che però mi ricordo così, insomma. quando apparve lei.

ora. le donne brutte sono altra cosa. lei era oggettivamente graziosa. ma come capita ad un sacco di donne graziose. davvero, sono proprio tante. però in quel corridoio mi accadde quella cosa lì. mi si era consustanziata questa specie di intuizione. magnetica, totalizzante, spiazzante. non ero ancora riuscito a elaborare quella sensazione, che in un attimo mi aveva rapito e già iniettato in vena la sindrome di stoccolma, che lei era già sparita. apparsa e scomparsa. chiusi gli occhi un poco, scossi un poco la testa per ritornare un po' in me. le comparse erano scomparse ed erano riapparse le altre persone nel corridoio, quelle di prima. fremevano per entrare nello studio. lei, sparita. non so per quale consecutio mi venne da pensare fosse una che null'altro doveva fare, tranne che contare le persone in fila in quel corridoio, stretto.

poi entrai nelle studio. mi sedetti. mi guardavo in giro per cercare di scorgerla. e d'improvviso riapparve. solo che era quella che dall'angolo degli autori si alzava ed andava a confabulare col fabio nazionale. gli mostrava dei fogli, sottolineava, scriveva, rispondeva al telefono che teneva al collo con un cordoncino. osservava noi seduti su quegli spalti. pareva centrata in quel ruolo. sicura di sé e nel contempo signorilmente distratta da noi seduti ed in attesa. come se avesse visto così tante volte quella scena che ormai non la catturava più. tipo sulla metropolitana, che osservi persone mai viste e che non vedrai più. ma questo ormai fa parte del tuo vivere noto, gestito, macinato. dovevamo apparirgli così. mica poteva immaginare ce ne fosse uno lì in mezzo, con la mandibola lasca e che non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. non contava le persone in fila nel corridoio stretto. contava parecchio in quella trasmissione - e che trasmissione. e quella trasmissione la scriveva anche lei.

al termine della puntata mi prese una nostalgia malinconica lancinante. non poterla più addocchiare in quell'angolo. era lei ad alzare il cartello quando fazio diceva "abbiamo ancora tre minuti". finì la puntata e lei sparì. nella serena coincitazione dopo il "grazie a tutti, ci vediamo la prossima puntata". fine.

poi la vidi uscire dalle porte a vetro degli studi di corso sempione. mi ero attardato con una specie di ex amico che mi ero portato appresso. senza crederci troppo sperevo di re-incrociarla. ed invece eccola, uscire sola, quasi dimessa, come un'impiegata qualunque. un quadernone sotto le braccia conserte a mo' di piccolo scudo, una borsa a tracolla. incrociammo lo sguardo. ed io pensai che dentro in quel quadernone probabilmente c'era la puntata del giorno successivo. e che lei era qualcosa di bellissimo. che una donne così bella e che faceva così bene il suo lavoro, quel lavoro, non poteva che essere una da incrociare per bene nella vita. perché la consecutio era che doveva essere una donna interessante. per cui valesse la pena innamorarsi, o quella cosa lì. una specie di conclusione di un teorma che girava solo nella mia testa.

prima, ovviamente, era da conoscere. bisognava trovare il modo per. stava già germinando la mia nevrosi nell'accezione lisergica del trippppppe.

di susanna, in effetti, non mi fregava già più nulla.

[che poi il trip deve ancora venir acclararsi. in un altro momento, suvvia. ora ho sonno]

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