la conobbi come docente. in un corso per diventare volontario di amnesty. ci ero finito trascinato dal mio compagno di stanza. a sua volta trascinato dalla fidanzata di allora, sua attuale moglie. che peraltro ha fatto anche la volontaria di amnesty.
ne ricordo la competenza, la vivacità intellettuale, quanta energia promanasse. l'ascoltavo ammirato. anche titillandomi della musicalità del suo accento partenopeo. l'associavo lieto alla parlata della persona che consideravo tra le più importanti, allora. poi una delle sòle più solenni dell'intiera esistenza. io, altresì, durante la sua docenza, a lezione, continuavo a fare domande. sicuramente stimolato dalle considerazioni che le si promanavano. e forse sì, anche per far colpo su un'altra discente. ero rimasto colpito dallo slancio delle sue caviglie e i suoi polpacci torniti. peraltro era un periodo in cui rimanevo colpito con una inusitata facilità e frequenza. no. no. inutile mi si canzoni con una cosa del tipo: ma come? cosa cambia rispetto ad ora? no. no. allora ero nel vortice di dover adeguarmi ad un certo paradigma sociale: laurea, servizio civile, lavoro. ovvio dovesse arrivare una moglie, dei figli, una famiglia. cose così.
quindi non è che mi innamorassi di tutto, come coda di lupo quando era piccolo [ci sarebbe una citazione parafrasata]. ma mi ci avvicinavo con una pericolosa prossimità.
di lei, della docente, invece nulla. non che mancassero i presupposti. ne ero comunque affascinato. ma in una specie di rapimento mistico ed intellettivo. non altro. quindi non ne ero turbato, eroticamente o para sentimentalmente. ovvio riuscissi a seguire così bene le lezioni. fruendo tutto quello che aveva da docere.
bene per l'eventuale attivista che non sarei mai diventato. cazzo. peccato per il resto.
per quanto sarebbe stato meno bizzarro il modo in cui la riconobbi, rincrociandola, pochi anni dopo. a volte il mondo è piccolo. in quella cena. parlava, parlava, parlava. ed io a chiedermi: ma dove mi è capitato di averci a fare con 'sta fanciulla? la osservavo. e nel farlo mi sfuggiva il lembo con cui stavo per far volare il lenzuolo e disvelare.il ricordo. così smisi di osservarla. e cominciai ad ascoltai ad occhi chiusi. concentrandomi solo sulla voce. l'accento partenopeo meno marcato. però sì, ecco chi era.
"ma tu, qualche anno fa sei stata docente per amnesty a corsi per aspiranti volontari?"
"ma tu, eri quello che a lezione rompeva i coglioni facendo in sacco di domande?"
ritrovai la vivacità intellettuale. ed il fascino. stesso tipo di rapimento di qualche anno prima. non altro.. e non credo c'entrasse il fatto fosse sposata. ed io meno travolto dalla necessità di adeguarmi al paradigma.
non ci siamo più visti né sentiti per vent'anni.
quindi ci siamo ritrovati. con l'amico luca a far da catalizzatore.
entrambi alla ricerca di qualcosa in qualcun altro. senza saperlo bene fino in fondo. o forse senza aver il coraggio di darci la risposta, la domanda invece sempre lì a girar attorno.
solo i cretini non cambiano idea. quindi non mi è venuto di farlo. e di nuovo il rapimento mistico ed intellettivo. non altro.
però con il piacere di intendersi a meraviglia in modo del tutto naturale e rasserenante. non più scomoda la base delle le colonne di san lorenzo. poter discutere di tutto, con una facilità disarmante. senza ci fosse questa necessità di porsi dei limiti a scoprirsi. ed elencare i bachi. i bozzi che la vita ha prodotto. tanto, poco. sono i bozzi che ci accompagnano. nudi, figurativamente.
e quella sensazione di percepirmi ammantato di ampi tratti di banalità, nei suoi confronti.
a partire del perché ci eravamo incrociati anni prima, lei docente. anche lei era rimasta colpita nelle emozioni importanti, human rights now. il tour mondiale di concerti [uno springsteen tarantolato e travolgente] che si fecero per i quarant'anni della dichiarazione dei diritti dell'uomo. millenovecentottantotto. quando nel pieno dell'adolescenza tutto sembrava possibile. ed alcuni ideali a pompare più dell'ormone- lei decise di iscriversi ad amnesty, per studiarli, adoperarsi per quei diritti. io decisi che sarei stato sul palco per il concerto dei cinquant'anni della dichiarazione dei diritti dell'uomo, grazie alle canzoni che avrei scritto.
giuso per dire chi ha mostrato il grip sul proprio divenire.
ed a proposito di grip lei è stata chiara. su quel che avrebbe voluto. con tutta l'ampiezza della sua consapevolezza, in combo con l'acutissime intelligenza emotiva. io nel rapimento mistico ed intellettivo. non altro.
non ci si è incrociati, da quel punto di vista. per quando ci si è provato. e ricordo il senso di smarrimento di quando ne presi atto. e mi sentii davvero un po' più solo. tanto avrei voluto quel tipo di confronto e di nuova abitudine con una presenza di cotanta complessa compiutezza e intelligenza. solo qualche giorno prima le avevo fatto gli auguri, quasi entusiasti, dalla cima del monte. ma c'era già qualcosa di che vibrava strano. e non solo forse per i trenta gradi ad ottobre a mielleduecento metri, o l'eco del pogrom del setteottobre il giorno prima.
da allora qualche guizzo interlocutorio. molto silenzio. qualche recriminazione, con un velo di incomprensione. oltre la sensazione di un certo tipo di sovrastruttura, ed il rischio di formalizzare, appannandole, le cose , poco, tanto. non so. avevo intravisto anche leggerezza e spontaneità. poi ci sono i bozzi che giungono comunque. l'ultima volta, quando le portai la cedrata tassoni, qualcosa è stato piacevolissimo. qualcosa suonava distante. e forse, malinconico. oltre le punzecchiature del giorno dopo. forse perché non più prossimi l'una all'altro. forse per i pensieri insinuatisi, nel frattempo. tipo la ratifica di non essersi trovati del tutto. o forse in modi non del tutto combacianti, scombinati. tipo occasione perduta. ognuno col suo pezzo smarrito.
oggi compie gli anni. mi piacerebbe augurarglieli meno distante del piccolo messaggio le manderò.. e a proposito di compleanni ho voluto ci fosse anche lei, al mio. ovvio che coloro non la conoscevano ne siano rimasti colpiti. roba che i bookmaker non ci avrebbero nemmeno provato e quotare roba quasi banale. banale come mi sento, per lunghi tratti, io nei suoi confronti. come sembra quell'aggeggio rimescolante, banale nella sua efficacia, e ci si trova un po' più lontani. tipo un astrolabio dispettoso, che disegna orbite eccentriche, che si incrociano tangenzialmente. e poi [de]siderano altrove.
ne avevamo bevuto una bottiglietta a testa, di cedrata. ci eravamo ripromessi avremmo fatto lo stesso con le altre, nelle occasioni successive. chissà non ci abbia ripensato. evitando possano andare a scadere.



