quest'anno gioco d'anticipo.
nel senso che non scriverò nulla mentre le campane si sciolgono a festa. o in attesa di. per quanto ormai non vieppiù nemiche, le campane e il loro sciogliersi. passato da mo quella sensazione come da piccola vendetta, struggente, per la mia apostasia che comunque è già di qualche vita fa.
convinta, l'apostasia. però rimaneva comunque un vuoto, non partecipare più alla veglia pasquale. che mi contorceva le budella emozionali. per il fatto di esserci, assieme alla comunità. per il fatto di sperarci in un senso che passasse [anche] da quella rivelazione. per il fatto di crederci come un elemento fondante del proprio essere e strutturarsi.
invece era volato tutto via. se n'era andato. come lo spirito, πνεῦμα, che il gesù uomo sulla croce aveva reso, prima che si facesse buio su tutta la terra, e i paramenti a lato gli altari di mezzo mondo, per secoli a venire, fossero lasciati cadere.
qualcosa non c'era più. apostasia.
ma era rimasto il vuoto per il senso perduto dell'essere là, quando le campane si sciolgono a festa.
poi è passato. le cose sono cambiate. il senso si è fatto percorrendo altre vie, arabescheggianti, ma mica puoi dire loro: cazzo arabeschi a fare? o no?
e le cose sembrano cambiare, anche se ci si ritrova a rimbalzare sul tappeto dell'esistenza. ed in alcuni momenti ci hai un po' la sensazione di deja vù. ma come: siamo ancora a questo punto?
poi uno non è del tutto risolto.
quest'anno gioco di anticipo.
nel senso che scrivo ora delle campane che si sciolgono a festa. che c'è ancora luce, là fuori. e là fuori andrò quando sarà sceso il buio. chissà se un pezzo di luna rischiarerà un po'.
[parentesi. l'amico daniele, mille anni fa, quando fece lui la sua di apostasia, qualche anno prima della mia, aveva il suo modo di ovviare alle campane che si sciolgono a festa. posto che manco ho mai saputo se per lui, 'sta cosa delle campane che si sciolgono a festa, abbia mai significato qualcosa. insomma. lui saliva in montagna la notte di pasqua. "perché a pasqua c'è la luna piena e quindi illumina il cammino". pensai, già allora, che aveva un che di romantico. ma era piuttosto calato male nella realtà. perché può essere nuvoloso. e bastano pochi giorni dopo il plenilunio, che è un attimo perderla, la luna, nella prima serata, che sorge sempre più tardi mentre cala. poi uno dice che alcune cose si potrebbero riconoscere da lontano. a sapere che bisogna cercarle.]
andrò là fuori. e parteciperò ad un pezzo di veglia. voglio esserci di nuovo. senza peraltro sperarci e senza vieppiù crederci. ascoltare le letture che raccontano del passaggio, pesach, pasqua. voglio essere presente. starci anche io nella veglia che è la madre di tutte le veglie. il sussulto emozionale me lo voglio concedere, nel caso. e se non arriva, sticazzi.
poi, una volta sciolte le campane a festa, me ne tornerò a casa. il resto è per i cattolici, per chi ci crede, o semplicemente chi deve far una certa presenza nel contesto del paesello.
quindi non è roba per me.
però quello prima sì. che le cose tornino, rimbalzando. però in un qualcosa di diverso. e a suo modo nuovo. è tipo un altro inizio.
dubito vedrò la luce, come accadde a jack alla triple rock baptiste church di scicago. ed ovviamente non è questo il punto. quindi è piuttosto probabile farò ritorno a casa in controtempo.
ma sarà comunque una veglia di pasqua diversa, qualsiasi cosa significhi pasqua, qualsiasi declinazione assuma diversa.
ma che riesca a cogliere il fatto che si può muovere il culo. che non siamo destinati [già ora] alla disperanza.
che sia passaggio, quindi, pesach, pasqua.
