Thursday, February 5, 2026

teopanda76

oggi è il compleanno del teo. compeanno tondo. è un po' in sbadta per 'sta cosa. credo anche per il fatto non stia passando un periodo esattamente semplicissimo. tuttuncomplesso di cose. se non fossi uno stronzo razionalista scettico gli suggerirei espedienti apotropaici: tipo un rito antimacumba, oppure dei gran bei ceri ad una qualche serie di santi.

e mi spiace davvero che per lui non sia un periodo esattamente semplicissimo.

e non solo perché al teo io devo molto.

perché se sono ancora là dentro, tutto sommato in bolla, dopo centotrentaquattromesi è anche, forse soprattutto, per lui. l'amico omar mi spinse ad entrare [per quanto la situazione finanziaria, allora, urlava di non fare troppo il difficile e di andarci di corsa]. il teo è stato, ed è un elemento di stabilizzazione. oltre ad essere colui che mi fece capire il senso.

e pensare che non si era proprio iniziato benissimo. almeno io. sarà perché allora mi stavano tutti sui coglioni. che poi era l'effetto del mio mood interiore di quando entrai là dentro, con tutto il peso del fallimento, relazionale, professionale, mi portavo appresso. ragionevole o meno fosse. e quindi mi stava sui coglioni anche il teo. figurarsi poi, con il quid in più dell'essere l'autorità costituita. non era un periodo facile nemmeno per lui. la responsabilità di un gruppo appena nato [proviamo se va, al limite si smantella tutto]. un sacco di bella gente che forse avrebbe gioito del fatto andassimo a gambe per aria. le persone che dovevano supportarci nei primi mesi, che il gruppo aveva sostituito, che non speravano altro di soffocarci nella culla. il cielo, un giorno scoprirà, per quale strana combinazione lisergica ha inventato la consulenza accenture.

quindi quei primi mesi non furono esattamente una passeggiata. ed il teo accusò il colpo. e non solo figurativamente.

nel frattempo ci sentivamo precari fin dentro al midollo: ci lasciano a casa, ripeteva ogni tanto il teo. non che aiutasse, neh? però subiva una pressione non indifferente, e alla fine non solo figurativamente. non ostante questo percepivo un comportamento quasi di riguardo nei miei confronti. 'sta cosa mi destabilizzava. mi stavano tutti sui coglioni. perché non accadeva esattamente il reciproco?

l'ho capito mesi e mesi dopo. ed il fatto è che il teo aveva capito, ben prima di me, il senso del mio stare là dentro. e quello che ero in grado di fare, di cui ero di gran lunga all'oscuro. anche troppo impegnato a masticare ancora amaro. con davanti autostrade spalancate in cui correva il mio sentirmi inadeguato. smoccoalando fantasiosamente e fantasticando vie di fuga. alcune anche psichedeliche, peraltro. nel mentre lui aveva già capito cose.

poi vero. il gruppo si assestava, faceva il suo là dentro. e lo faceva sempre meglio. roba che passava sempre meno inosservata. hai capito il gruppo del teo come gira bene, manco il motore della lamborghini di mister wolf, che risolve problemi. non ostante alcuni elementi improbabili [e ne sono passati in questi anni, ah se ne sono passati], quando non stronzi [nel nostro cuore, un posto speciale inarrivabile, ce l'avrà sempre il mai dimenticato essemme]. però ce la gestivamo internamente. tutte e tutti a darci una mano, con una più che discreta efficienza. sarebbe interessante capire quanti altri gruppi funzionano allo stesso modo, là dentro. merito del teo, sicuramente. a partire dal fatto abbia sempre acclarato che il merito non sia suo, ma nostro. e si capisce benissimo che non è un purrrparlè, da falsa modestia.

poi vero. alcuni atteggiamenti li capivo poco. e forse non li sopportavo così serenamente. anche quella specie di affezione paterna verso il gruppo, e molti di noi. spocchioso che ero: ce l'ho già avuto un padre, pensavo.

poi un giorno, vai a sapere perché, mi venne di scriverli cor ad cor. cuore a cuore. sentii la necessità di condividere cose. chi ero davvero, cosa provavo là dentro, perché mi sentivo ancora ben lontano dal percepirmi in sereno equilibrio omeostatico-emotivo, là dentro. odg non la riteneva una buona idea. una delle poche volte che odg ha ciccato in modo piuttosto plastico.

me lo ricordo quel pomeriggio, in area relacse, seduti al tavolino. mi aveva chiesto di far due chiacchiere, felice avessi deciso di scrivergli in quel modo. gli spiegai cose. gli raccontai di me. e lui fece altrettanto. non me l'aspettavo e fu una piccola epifania. intuii del perché del suo porsi.. e molto si disvelò in un affresco di rara coerenza. con quel senso di pienezza può regalare una cosa simile. ma soprattutto mi regalò, il teo, un senso importante del mio stare là dentro. non ci ero mica ancora arrivato. lui l'aveva capito da mo.

si chiamano soft skills, per quelli bravi che usano un sacco l'inglese. non c'è dubbio che il teo ne sia particolarmente dotato. e non sarà solo per quello credo sia uno dei responsabili più benvoluti dal suo gruppo, là dentro. è un dare-avere reciproco. un sincero win-win. e mi piacerebbe sapere quanti altri, di responsabili, possano affermare lo stesso, pure quelli bravi che usano un sacco di inglese.

ora. non che sia diventato o tutto facile, anzi. e la quantità di lavoro a sommergermi non aiuta. però non c'è dubbio che quel senso, piccola epifania teopandesca di quel giorno, sia un elemento fondante. poi aiuta anche la fatturazione. perché non siamo così ipocriti. però c'è modo e modo di mantenere in sicurezza il conto corrente. però è ben giusto sia riconoscente del privilegio con cui avviene.

così come c'è modo e modo di poter fare le cose. con il grande contribuito della serenità di sentirsi stimati, sinceramente, dal proprio responsabile [mica non le sento un sacco di altre persone, là dentro].  che ha capito, da molto prima lo capissi io, come costruirmi le condizioni migliori, per star là dentro. foss'anche il non detto ma ben mutuamente inteso: fai tu, mi fido, non c'è bisogno ti dica altro.

finché c'è il teo, là dentro in quell'organizzarsi, sarò ben poco tentato di andarmene. per questo continuo a pensare sia un gran bell'elemento di stabilità. per questo provo a far del mio meglio. anche perché il teo ne possa beneficiare più o meno direttamente. glielo devo. minchia se glielo devo.

ora traguarda con un po' di sbadta questo compleanno un po' particolare. in un momento un po' particolare, a suo modo molto faticoso. poi lo sbadta passa. lo so che passa. se potessi sarei ben lieto di regalargli un po' di levità dagli affanni sulle spalle. perché in fondo non se le merita nessuno. figurarsi uno come il teo. [che poi mi piacerebbe trovarne altri che, dopo trentanni, parlano ancora così innamorati della propria moglie. oltre che savaassanndiir, dell'affetto verso la sua creatura. che forse è cosa più diffusa. ma l'effetto che si percepisce è sempre qualcosa di avvolgente].

auguri teo. è stato un gran culo incrociare un personaggio sui generis come te. che lo sappiano ben bene anche quei tre-quattro che passano di qui.