"tutta la vita è un dono, per ogni uomo. tutta la vita è un dono, in ogni momento". così cantano quei mattacchioni del gen rosso. devo averla suonata, sdren-sdren-sdren, ai tempi oratoriani.
niente di particolarmente originale, e ci mancherebbe, all'interno della gran fluire maieutico del cattolicesimo più o meno militante. oltre che mantra che si ascolta spesso ma si recepisce poco nel marketing delle omelie della domenica. chissà quanti fedeli, più o meno stancamente, ascoltano, come una specie di ovvietà. che poi non mettono via. scivola da altre parti. in fondo, per certi versi, ho fatto così anch'io per anni, che pur ero ben convinto.
il messaggio di ordinazione della figura più importante, disturbante e dolorosamente deludente [forse tossica] di quegli anni recitava: se il seme caduto in terra non muore, non porta frutto.
mi è tornato dalla memoria lontana il refrain di quella canzone. e quella frase qualche giorno fa.
perché ho avuto una specie di piccola epifania. che magari non è la prima volta. però forse me lo sono dimenticato. che uno diventa vecchio, e per far posto a quel po' di esperienza in più si lascia dietro anche le epifanie. chi lo sa.
e la piccola epifania è che 'sta cosa, della vita come un dono, mi è parsa lucidamente chiara e teleologica nel piccolo. che forse il senso di questo stare ed esserci è proprio 'sta roba qui. che si declini in millemilamodi [anche ad esempio. e che esempio, nell'essere genitori]. che si accompagni ad altre realizzazioni più o meno cool o da paradigmi piccolo borghesi. che stia accanto a certe piccole soddisfazioni irrazionali e piaceri più o meno spirituali, emotivi, carnali. che sia il contrafforte del creare e vivere relazioni sincere, appaganti, disinteressate. ma un senso è quello di donarsi agli altri, per gli altri. qualcosa che trascenda l'ombelico del pronome io, e renda precipuo il noi. dal singolare al plurale. che saremo pure uniche singolarità, ma che senza la pluralità si va poco lontano. come un neuroncino col suo assone.
darsi agli altri. qualsiasi cosa, serenamente e da adulti risolti significhi. tanto, poco, tutto, ma non niente.
la cosa interessante, confortante, è che tutto questo può valere nel perfetto immanente del prossimo. intendendolo nella maniera più laica, agnostica, atea. senza la necessità di una qualche trascendenza [in senso stretto], di una qualche vita eterna da raggiungere [anche] con questo.
bastiamo noi, creature incerte e fragili. se un senso può esserci. in quanto tocchi di umanità.
questa cosa mi è parsa una specie di piccola felicità di intuizione. non so se e quanto la metterò compiutamente in pratica. o riuscirò ad adoperarmi oltre che quello che, variegatamente, provo già a fare.
però qui, per quello che può avere una ragione esserci. forse è financo disperante. ma è una disperanza di ciascuno che costruisce la speranza per tutte e tutti coloro, qui su questa spelonca di roccia vagolante nell'universo, vive ed è.
mi pare un bel regalo, oggi, averne serena consapevolezza.
No comments:
Post a Comment