Saturday, February 21, 2026

abbracci

ci son cose che non hai mai fatto. e poi lo fai. senza pianificarlo, programmarlo, ritualizzarlo. vengono, punto. come a trovarsi pronto, senza capire esattamente come ti ci sei trovato. pronto, intendo. ed in fondo stigrandisssssimicazzi dover o voler capire il perché delle cose che vengono.

erano lustri che non festeggiavo il compleanno con più di tre-quattro persone. volutamente intendo.

capitato andassi a bussare un po' di compagnia in quel giorno. quasi furtivo e senza troppo preavviso. possibilmente nascondendo il perché. al limite dicendolo alla fine.

sì. ad un certo punto era un giorno che quasi temevo. come se il non sentirmi realizzato, lontano da quello che avrei voluto essere, fare, fosse motivo sufficiente di [auto]disdoro. non c'era nulla da festeggiare, visto che la vita non veniva come mi ero immaginato, desiderato dovesse venir fuori. il non riuscire a costruire una relazione. la sensazione di aver sbagliato facoltà, lavoro, destino. il non sentirmi così all'altezza, non realizzato. una via di mezzo tra lo sprecar le potenzialità che intuivo esserci, ma che se poi non servivano tanto valeva averle. avrei poi imparato il termine più sofisticato: irrisolto. 'ste cose qui. insomma.

figurarsi, così, se me li meritavo gli abbracci. il tutto condensato nel giorno del genetliaco.

un anno ho tenuto il telefono spento, tutto il giorno. lasciar tutte e tutti fuori. peddddddire.

col paradosso che che tanto mi saliva una leggera ansia il giorno precedente, e tanto più ero evitante. e tanto più la sera, a giornata genetliaca conclusa, mi prendeva una nostalgia, che come cantano è canaglia. nostalgia per le cose che non c'erano più, soprattutto perché non c'erano state. sensazione, spiacevole, di aver perso un'occasione di qualcosa che neanch'io sapevo come.

mica non avevo contezza vi c'erano ragioni per essere grato e festeggiare. starsene in salute [fisica], ad esempio. e via tutto il corollario. poi uno dice che un po' c'è di bisogno di odg.

e non sarà un caso che le cose son cominciate a cambiare da durante la pandemia. che lì era più semplice capire come le cose hanno le loro proporzioni. lo capisce anche un pistola come me.

insomma. nesso causale o temporale. il festeggiarlo mi è venuto più semplice, armonico, naturale. che poi il festeggiarlo è l'epifenomeno. quel che si è strutturata è stata la voglia di condividere quel momento. e cominciare, un po' timidamente, a far pace con la storia degli abbracci. che sì: meritavo. e merito.

fino alla mezza improvvisata di questo, di genetliaco. o forse erano maturi i tempi. senza capire esattamente come sia venuta fuori 'sta cosa. sì. ho chiamato persone, pezzi di vita variegate. tutti importanti, a loro modo. ad accogliere la richiesta di annunciare: sì, voglio i vostri abbracci. voglio condividere con voi che 'sta cosa me la merito.

che occhei l'epifania del senso della vita che passa anche attraverso il dono. però donare è anche essere capace di ricevere. senza troppo timore, il negarlo non ha più tanto ragione d'essere, né senso.

anche questa è una conquista.

ed ovviamente è stato bellissimo. una cosa che non sapevo potesse scaldare così il cuore. spiazzante, per certi versi. che non ci ero proprio abituato. la cosa confortante è che si impara, neh? anche a smettere di autosabotarmi. smettere di essere uno dei nemici più efficaci verso me medesimo. volermi più bene. che era poi anche il piccolo impegno che mi ero preso per questo, di anno.

sì. è stato fottutamente bello, coinvolgente, rinfrancante. che sarà pure stata l'ossitocina sviluppatasi. che vien voglia di ripeterla. con la grande consapevolezza della gratitudine verso chi c'è stato. testimone e attuatore di una cosa che mi rimarrà dentro, per sempre.




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