Tuesday, July 28, 2026

sinestesie

la viburna l'aveva ribattezzata sinestesia. la viburna è un talento ad estrapolare soprannomi che calzano a pennello. e con quel retrogusto un po' da perculaggine. è un talento anche quello, il perculamento, come usare sapientemente le spezie. molto romana, come peculiarità: il perculamento sottile, più che l'utilizzo le spezie.

quando là dentro ci portarono a lavorare in un unico biiilding, comparvero, improvvise, un sacco di donne mai viste prima. là dentro intendo. alcuni di noi ne furono piuttosto frastornati. io il giusto. non furono molte. ma ci fu anche lei. una delle poche che mi colpì davvero. sarà che sono sensibile agli occhi chiari, oltre che - è un approccio meno realizzato alla sessualità - alle tette grosse. però in quel caso furono più gli occhi chiari, la pelle quasi lattea, lo sguardo molto acqua e sapone. a dirla tutta ci deve essere pure un post, qui dentro di quasi un paio di lustri fa. dove ne scrivo in modo molto più zerbinesco. o qualcosa di simile.

non capivo fosse timidissima piuttosto che moderatamente altezzosa e spocchiosa.

propenderei per la seconda ipotesi.

anche se c'è un filo di revanscismo, non lo nascondo.

è il portato di quando provai a contattarla, via mail, da perfetto sconosciuto, per quanto collega, seppure col cordoncino bianco. quasi solo quello sapevo fare, allora. terreno più sicuro, in cui mi muovevo - pensavo - più a mio agio.

l'amico omar me ne parlò in maniera molto positiva e incuriosente. mi disse del suo blog in cui scriveva di cinema e cucina. lo lessi. pulito, rigoroso, quasi didascalico e giornalistico. l'emozione della cifra eccentrica e stordente stava da un'altra parte. ma la fanciulla ci sapeva comunque fare. volli usarlo come gancio cercando, appunto, di contattarla per stabilirlo il contatto.

le scrissi, guarda un po', di una sensazione di sinestesia. il sussumere quelle due forme d'arte: il cinema e la cucina. sinestesia, appunto. un po' anche per tirarmela, sperando notasse ed apprezzasse quel dettaglio.

ovvio che la viburna poi ebbe ispirazione facile.

non si degnò neppure di rispondermi. come fossi semplicemente da ignorare. nessuna reazione, energia buttata. nessun altro sforzo. passare oltre, minima fatica. giusto, forse, l'impegno di cestinare la mail. ambrogio, ci pensi tu schiacciare"canc" sull'anteprima di questa mail? come da perfetta principessa del pisello di stocazzo - allora non la presi benissimo.

ecco perché il filo revanscismo.

le dedicai, mi ispirai a lei, in un racconto. doveva far parte di una raccolta che narrassero della vita da singol. di cui, si sa, fui cultore della materia, indi ricercatore. per divenire quindi cattedratico: professore ordinario.

del racconto, dicevo. avrebbe potuto far parte di una pubblicazione, come prodotto collettivo della scuola di scrittura di allora. un racconto per allievo. il mio era la storia di due che provano come primo appuntamento decidono a cenare assieme, lui pensa di cucinarle il pollo al curry [pensa te. come si evolve, ora che non consumo più carne e pesce]. la ricetta presa pari pari dal suo di blogghe. dal post, appunto, del pollo al curry con riso basmati. nel racconto, però monta la titubanza di entrambi. un po' attratti dal cambio di paradigma. un po' paciosi nella loro zona di confort che non vogliono lasciare. così lui un po' si pente di averla invitata. lei si pente di aver accettato. forse meglio il trastullio della loro singletudine, non ostante ci provino a raccontarsi il contrario. alla fine lei tira il pacco in maniera non esattamente trionfale. lui ne è quasi sollevato. soprattutto quella sera potrà finire di leggere "le correzioni" di franzen.

lo portai a lezione, il racconto. avrebbe dovuto leggerlo, per la condivisione e la critica con la classe, il docente di quella sera. invece lo lesse la bruna. che aveva grandi qualità, ma non quello di essere grande interprete nel leggere. sapevo ne sarebbe uscito qualcosa di imbruttito. difatti. quasi mi sembrò noiosino: scritta io 'sta roba qui? il colpo di accetta finale lo abbattè la bruna medesima: saltò una pagina intera cercando di riassumerla [male] per arrivar tosta alla conclusione. "devi asciugarlo un po'", commentò alla fine. io avevo già deciso che si poteva anche evitare di pubblicarlo. [e mi è rimasto il dubbio non avesse apprezzato granché la figura non esattamente cristallina che fa la protagonista femminile. che poi era abbastanza quella di là dentro, che non si era nemmeno degnato di rispondermi alla mail].

insomma. sembrava l'eponimo di un qualcosa di un po' sovrastrutturato, senza grandi possibilità. il racconto. tipo quel tentativo di approccio, deprivato della dignità di una risposta.

in tutti questi anni non le ho mai rivolto la parola. non ci sarebbe stato motivo.


qualche tempo fa ha dato alle stampe un romanzo. credo che l'emozione della cifra eccentrica e stordente stia da tutt'altra parte. non fosse che parla di una adolescente e del suo affrontare le prime beghe da farfalle nello stomaco e dintorni. non credo di rientrare nel target dei lettori cui quel libro è destinato..

però ero curioso di leggerlo. almeno per cercare di osservane la tecnica, l'abilità.

così chiesi in biblioteca di acquistarlo - non solo l'amico paolo è il mio pusher. ma invita a fornirgli una uiiscclist di titoli con cui rifornire quegli scaffali satolli.

alla fine non se n'è fatto nulla. quindi quel libro devo ancora leggerlo.


oggi pomeriggio l'ho vista sola nell'aria relacse. non c'era praticamente quasi nessun altro, tranne un paio di colleghe che, variegatamente, ho supportato e supporto.

così, di colpo, mi è venuto di dirglielo, che avrei voluto leggerlo il suo romanzo. ma non ero ancora riuscito a recuperarlo. da quando mi è sovvenuta l'idea a quando le ho rivolto la parola sono passati pochi attimi. ho percepito chiaramente il battito accelerare. l'antinomia di quello che cioè fa un seduttore paraculo, magari anche maschio alfa dominante.

non che m'importi granché di lei, ovviamente - per quanto quell'occhio chiaro e la pelle diafana fanno ancora il loro bell'effetto.

però è stato un po' mettermi alla prova. in quella cosa che ormai sta diventando una specie di muro liscio et insuperabile, e anche un po' un golem che mi schiaccia e mi ottunde. quello di un embrione di pre-corteggiamento ad una donna. quel po' di sicurezza che avevo ammonticchiato è evaporato, manco il letto di un torrente riarso dalla siccità inevitabile da riscaldamento globale.

così, senza troppi preamboli e presentazioni le ho parlato. dicendole che avrei voluto leggerlo il libro. come sapessi chi era lei, che ne avesse scritto uno, roba non necessaria dettagliare. conoscenze risapute. forse è anche per questo è rimasta un po' spiazzata. oltre che, probabile è il personalissimo baias, anche un filo quasi infastidita. immagino comunque meravigliata. chi è mai costui, che mai mi rivolse la parola e che sa del mio libro?

me ne sono andato senza aggiungere molto altro. per darmi un tono ho provato a salutare le due colleghe appena distanti, che di fatto non se ne sono accorte. così da risultarmi ancora più impacciato.

ho attraversato la bussola per risalire al piano. mi son sentito un po' stordito. con l'impressione di aver fatto una figura  da pirla. con sempre quella sensazione di riverbero imbarazzato ex-post, che monta piano piano. dopo, appunto.

ho pensato all'amica paola. chissà come mi avrebbe perculato per quell'essere poco sciolto, tutt'altro che naturale e spontaneo. una cosa inamidata. poi forse non è andata esattamente così da schifo. forse ho fatto un'impressione meno idiota di come mi son sentito risalendo i tre piani di scale.

però.

non le avevo mai rivolto la parola in tutti questi anni. quasi intimidito, imbarazzato di ritorno per quella risposta mai arrivata - posto che, non mi meraviglierei, non si ricordi affatto di 'sta cosa né tanto meno se abbia mai capito sia stato io. anzi: piuttosto probabile sia così.

di colpo mi è venuto di farlo. parlarle, intendo. ed in fondo è stato questo il piccolo tentativo di uscire dal cul de sac. esercizio. minimale quanto importante.

un passettino. insomma. e credo debba esserne fiero.

anche se fierezza più calante ad un quattordicenne intimidito. non un adulto, per quanto ben lontanino dall'essere risolto.

però un passettino è stato fatto.

e passettin passettino, ce la farò

mi serviranno soltanto almeno ancora un setto-otto dozzine d'anni. ho un fulgido futuro da seduttore alle spalle. e finalmente potrò utilizzare tutta la masnada di preservativi che, durante ogni praid, mi capita di accumulare e che mi affollano i cassetti.

tra qualche decennio, finalmente, si scoperà di nuovo!