Sunday, May 24, 2026

giftcrossing

questo pomeriggio sono stato a san cristoforo, la chiesa vicino al casello. solo che è il casello che prende il nome della chiesa. sono legato a quel luogo, la chiesa intendo. piccola, intima, un corpo che fu edificato per allargare il primigenio. è la chiesa che accoglieva i viandanti che giungevano da sud-ovest, seguendo il naviglio grande. quando ancora le mura della città distavano un bel po' di cammino.

sì. ci trovo pace. ogni tanto mi ci fermo. anche solo per dare un senso ad un peregrinare senza particolare meta. ad osservare la macina che sta sotto l'altare.

ci sono stato perché ho deciso di lasciar lì, in quel luogo, un paio di oggetti. furono dei doni. doni del prete oratoriano.

l'unica cosa che mi vien di fare, del residuo di costui, è liberarmene. ho visto ardere nella stufa un fermacarte che consegnò ad un campo scuola, l'anno della maturità. oggetto di legno pirografato con un cuore antropomorfo e quella grafia che non ho mai amato. equivoca. infatti. ho bruciato, tenendone via via i lembi che si annerivano, una specie di lettera di saluto/benvenuto che vergò pochi anni dopo, quando arrivò il prete a sostituirlo. lettera a quattro mano, sostituito e sostituendo, peraltro invecchiata malissimo e in brevissimo tempo.. il sostituendo riuscì a disfare nel giro di pochi mesi esperienze di anni. se possibile un elemento totalmente disfunzionale e inadatto, a partire dal fatto di essere ordinato sacerdote. per quanto lui abbia fatto meno danni, almeno a me.

rimanevano, tra l'altro, una riproduzione del francesco di cimabue, l'olio su tavola. oltre che una croce,  in legno d'ulivo, con intagliata vuota la sagoma stilizzata di un uomo crocifisso. l'assenza che dà senso all'oggetto. il pieno, appunto, a forma di croce, da cui cogliere il vuoto.

sono oggetti che, ovviamente, non si bruciano. non importa non creda, non importa  mi sia allontanato, non importa provare e pensarli scevri dal loro significato. non importa quanta necessità di liberarmi dei residui. c'è un senso di sacro, o di rispetto per coloro che lo vivono, che non riesco ad espungere. e per fortuna, aggiungerei.

così ho deciso di fare come i libri che non voglio più tenere. o che desidero donare. una sorta di bookcrossing, solo che non c'entravano i libri, questa volta. [e non sarà un caso che anche i libri, ovviamente, non si bruciano]. e se c'era un posto questo non poteva essere che san cristoforo.

ho lasciato alcune righe vergate a mano, con la mia grafia sempre meno leggibile. mentre scrivevo è come se una nuvola di calore mi si fosse avvolta, avvampante. ho iniziato a sudare copioso. mica mi è sfuggito il nesso causale. riuscire a finire di scrivere è stato liberatorio.

una cosa tipo: questi sono oggetti donatimi da colui che fu il mio padre spirituale. è stata una persona importante. pensavo fosse una delle amicizie più fondanti della mia vita. non so quanto consciamente lo abbia fatto, ma da lui, in quegli anni, ho subito un "abuso". ed ho capito dopo molto tempo quanto il nocumento sia stato profondo. ora, da agnostico, li lascio a qualcuna o qualcuno che possa viverli come simboli di speranza e serenità, poiché ha possibilità di crederci.

non so quanto servirà lasciar andare i residui dentro. so che andava fatto. e l'ho fatto. non può che andar bene così.




Saturday, May 2, 2026

leggero

leggero. 

come la canzone del liga [pensa te, guarda chi vado a citare]. che quando l'ascoltavo e partiva l'assoleotto finale, passava un po' del dolore che lancinava. 'ché ero lancinantamente pirla a correre dietro a quella là. sapeva mai me l'avrebbe data [figurativamente], bastava gliela battessi, allora ero il caricabatterie perfetto del suo compiacimento ad essere desiderata. [soffrivo le pene, per colpa del pene che era anni luce dall'essere usato, in universi paralleli proprio con quella, peraltro.]. 

leggero.

come odg ogni tanto mi ricorda. sfronda, alleggerisci, butta la zavorra. che l'inerzia, quando si è leggeri è piccola. si parte, si svolta più facile [questo gliel'ho fatto notare io: centro di massa elevato: i cambiamenti di stato e di moto richiedono più energia. la queen elizabeth vira con meno facilità di una canoa] [peraltro].

leggero.

come mi scivolano i post nella testa. e poi quando escono e finiscono qui, sembrano con quel suono un po' pesante. lunghi che ormai la levità ha fatto tempo a svaporare [tipo quel poco che rimaneva della mia autostima erotica, peraltro]

leggero. 

come mi ricorda il biglietto dell'amica laura. viaggia leggero, anche ieri è un bagaglio.

pensa te, proprio oggi. con tutti quegli ieri che si affastellano.

che son ricorrenze recenti, da andare oltre. lasciar andare. ci ero riuscito subito, meno ora.

che quel romanzo sulla rimozione delle rimozioni, ha fatto di nuovo sgorgare cose. ed è forse ora che le proto-molestie - pre-consapevoli o meno - non le racconti solo a chi, in quegli anni, non c'era.

bagagli involontari. e non si viaggia leggeri.

mentre cerco, comunque, di andare. la ragione del viaggio, viaggiare. fosse anche leggero, che nuovo senso avrebbe..





Friday, May 1, 2026

fondata

lavoro. nel senso di una Repubblica fondata sul. il primo complemento di specificazione del primo articolo della Costituzione.

le fondamenta. quello che sta alla base di tutto, su cui poggiare il resto.

più fondamentale di così.

lessi che quel riferimento, nel primo comma del primo articolo, fu fortisssssssimamente voluto dai comunisti dell'assemblea costituente. non fu accolta esattamente con entusiasmo, applausi e banda che suona festante, dai molti altri. e comunque ce lo misero.

Repubblica fondata sul.

e mi sovviene se la degenerazione del concetto di diritto al lavoro, quella che si sta insinuando sempre più ovunque in questo paese, sempre più pezzottato, non sia il paradigma del paese medesimo, e della sua pezzottaggine. forse effetto e causa assieme. fuori dalle bolle di privilegio in cui siamo quei tre-quattro che passano di qui. 

causa ed effetto. un sistema industriale che viene dismesso a pezzi, competenze che svaporano, aver solo subito la globalizzazione, poca capacità di adattarsi all'evoluzione e al correre del mondo. ed il lavoro che smette di essere un diritto, ma quasi una concessione. col potere d'acquisto dei salari al palo da lustri, e la contraddizione lancinante dei lavoratori poveri.

ribadisco: fuori dalla bolla del privilegio. che quelle cose ci saranno sempre state. è che adesso sono diventate troppe. si allargano. si istituzionalizzano.  

se questa lo stato di salute del diritto del lavoro, su quali fondamenta stiamo? pare ovvia quella percezione di subsidenza. fino alla pernacchia dei pochi, sempre più pochi, che a quella subsidenza possono ovviare. che la lotta di classe esiste, l'hanno vinta i ricchi.

con i figuri che ci governano che dichiarano, primo discorso in parlamento, elemento fondante [appunto] del loro agire: non disturberemo il manovratore. quelli che fanno i decreti primo maggio fuffosi, perché loro il primo maggio lavorano, mica festeggiano. il loro primo primo maggio, licenziaano il primo di questi decreti primomaggio, gli anni dopo li licenziano prima del primo maggio, che il primo maggio c'è il ponte. quelli che si inventano la retorica del salario giusto. che non possono mica ascoltare chi chiede il salario minimo. che giusto per me può non esser giusto per te. la soggettività discrezionale del gioco delle tre carte. minimo un qualcosa di oggettivo. no. loro fanno il salario giusto, che lascerà in povertà molti lavoratori.

fondata. e fondante. pensavo a come il lavoro sia per ciascuno. o dovrebbe esserlo. di come ci innesti nel vivere assieme agli altri. come ne sostanzi, o rammollicci, la dignità della persona.

e di come sia fondante - participio - ovviamente anche di me medesimo. che sono un po' nel mezzo, una specie di crinale. privilegiato da una parte, non così soddisfatto dall'altra. una cosa che fonda da un'altra parte, che però è sempre più fondata. quindi strutturata, financo solida.

voglio provare a ricordarmelo, anche oggi. soprattutto oggi. che un buon lavoro sarebbe fondamentale. per fondamenta solide. da lì passa la realizzazione, di come si fonda la res publica. da lì bisogna passare. la Costituzione è bellissima. per questo bisogna attuarla. dall'articolo uno.