guardo l'analemma, con ben in evidenza quello del solstizio invernale.
guardo l'analemma, un mondo di suggestioni a sommergermi.
l'analemma, così simile al simbolo dell'infinito, un'altra declinazione del nastro di möbius. che ha dentro il senso dell'incedere continuo, ciclico ed in eterna trasformazione. per quanto anche per l'analemma il concetto di eterno si affianca, ma non ci combacia. terminerà anche l'analemma.
guardo l'analemma ed è la percezione noi si rimanga sempre più segnati. che l'analemma si dispiega nel cielo, cambiando gli alzi del sole di mezzodì. ma noi passandoci, è come uno sfrigolio, l'attrito e lo sfregare di quello che ci accade, sotto quel cielo.
guardo l'analemma e lo sento l'effetto del suo incedere. stagione dopo stagione, anno dopo anno. diversità di alzo del sole del mezzodì dopo diversità di alzo del sole del mezzodì. ci passiamo in mezzo. cambiati. un po' più consumati. un po' peggiori. un po' migliori. un po' delusi. un po' rinfrancati. un po' con la nostra ciclicità nel tentare di agire, o agire per tentativi. sicuramente, mentre si dispiega l'analemma, impariamo cose nuove. anche se pensiamo di saperle già.
guardo l'analemma. e penso a quest'altro ciclo di alzo del sole del mezzodì. e cosa ci è finito in mezzo.
il ripetersi del volersi sentire sommersi, riempiendo quanti più attimi in quella cosa che è zona di comfort tossico, che è lavorare là dentro.
l'emozione di salire in cima ad una morena, aggrappare ad un masso il ricordo di una persona - peraltro mai conosciuta.
percepire quanto sia il piano inclinato dell'anzianità del genitore. e la gratitudine di aver la consapevolezza di doversi baciar i gomiti, per il momento.
lo stupore per come la morte, improvvisa, del costruttore di ponti mi abbia turbato.
l'idea di essere ormai giunto al cambio di paradigma. e poi veder vedere scioglierla come la neve di maggio. ed assieme la grandissima lezione: le ossessioni, sono un giogo che schiaccia. liberarsene è una ventata di levità.
il rendersi conto di come scivoli meglio il camminare, quando ci si adopera per espungere le asperità. ed in qualche modo le cose ti tornano indietro. star meglio quando si sta bene. a partire dal come porsi con il prossimo. chiunque sia.
la consapevolezza, di nuovo, del privilegio. che non sia cosa da sprecare. qualsiasi cosa significhi.
le persone, che accompagnano da tempo. quelle incrociate sotto il dispiegarsi di questo analemma.
il cielo dove declinano gli altzi del sole a mezzodì sembra sempre lo stesso. ma mica è così. come l'acqua che sembra che è ferma, ma hai voglia se va. come lo siamo noi. immersi. a guardar di nuovo il sole di mezzodì. anche senza accorgercene, ma ben sotto quella volta.
che sia un altro analemma. con un po' meno, almeno un pochino suvvia, di ingiustizia. sempre meno femminicidi, morti sul lavoro, suicidi in carcere, morti nel mediterraneo centrale. basta col genocidio a gaza. basta con la guerra di aggressione in ucraina. un po' più di amore per l'ambiente. e magari alberto trentin libero. il resto, non lasciar andare la consapevolezza.

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