e quindi la maieutica carsica dell'amico massimo ha zampillato. ho capito che non c'è trippa, lascio andare. quindi niente rimbalzi. è un bel cambio di approccio. fin non troppi anni fa, mica non la conosco la china che il tutto avrebbe potuto prendere. a propositi di masochismi e tragicomici rimbalzi.
un po' peccato per i baluginii mancati e che mancheranno. ma è l'orizzonte stretto delle cose, e va bene così uguale.
io però me lo ricordo cosa accadde quando la vidi la prima volta, là dentro: cornuta. nel senso indossasse delle simpatiche corna di renna. ovviamente posticce.
vero. allora era piuttosto facile rimanere colpiti, in quel contesto nuovo, cangiante. facile dal punto di vista probabilistico. io sicuramente attento e curioso in un posto con un numero importante di soggetti che potevano attirare attenzione e curiosità. però quando la vidi, cornuta, capii che c'era qualcosa di diverso in quel rimanere colpito. niente tuffo al cuore, sia chiaro. però la sensazione che, tra il tanto facilmente rimanere colpiti, ecco, di lei avrei avuto molta più curiosità di.
la incrocerò di nuovo, là dentro, pensai.
quando poi la incrociai, qualche tempo dopo, mi venne il dubbio di aver preso un colpo - nel senso di rimanere colpito - assieme ad un granchio, come si suol dire. mi sembrò così austera e seriosa alla macchinetta del caffè. che ci avevo visto, colto, quando la vidi cornuta? [posticciamente, ovvio].
inutile dire, poi, che ero rimasto colpito giusto la prima volta, cornuta o meno fosse. ed è stato un lentissimo, incertissimo, procastinatissimo avvicinarmi per orbite sempre più concentriche.
già, perché intanto succedevano cose, più o meno lontane della maieutica dell'amico massimo dell'evitar i rimbalzi [peraltro ex-ante. nel senso che allora, quella declinazione della sua maieutica non si era ancora rivelata]. succedevano cose, mantenevo la curiosità per lei senza arrovellarmici troppo. vivadddddio.
poi, vero, capitava anche quella cosa strana che succedeva di interloquirci, ed io sempre con l'impressione di star facendo la figura del mezzo rincoglionito. impacciato, come bloccato da una qualche forma di imbarazzo e timidezza, che peraltro non riuscivo a spiegarmi così bene. forse la curiosità? forse la percezione di essere fuori posto? forse la timida percezione di non essere granché capace?
tanto che ancora non mi spiego come mi ritrovai ad avere il suo numero. e tanto più che mi rimaneva il dubbio che occhei la curiosità, occhei esserne rimasto colpito: ma forse sarei riuscito a parlarci un quarto d'ora. e poi ci saremmo vicendevolmente annoiati.
intanto, ancora, succedevano altre cose. tipo il fatto che siamo rimasti locckati per mesi. e dopo stare in mezzo alla gente è sembrata, per un sacco di tempo, una cosa strana e meno scontata. quando non addirittura da praticare con poca e selezionatissima minoranza.
e, guarda caso, con lei mi è sembrato fosse meno strano. mica solo con lei, ovvio. però era come rispuntasse fuori la curiosità, in maniera rasserenante. sì, se aveva senso, là dentro, passar del tempo fuori da una solitudine cercata e ben difesa, era anche con lei. lasciando finalmente da parte la sensazione di essere un mezzo rincoglionito, impacciato, come bloccato da una qualche forma di imbarazzo e timidezza.
per capire che, toh, la storia del quarto d'ora e poi noia vicendevole: no, quella era una cagata solenne. avendo l'impressione avesse questa specie di sorriso taumaturgico. trovando la libertà di dirglielo. carpendo la sensazione di grande esuberanza, di un modo di porsi molto solare e coinvolgente, ma poi una specie di malinconia di fondo, in fondo gli occhietti. che nessun sorriso [taumaturgico o meno] cancellava.
sì. insomma. era bello rubarle qualche pausa caffè che andava lunga. era bello, a volte, essere invitato. come un baluginio in mezzo a cose che mi lasciavano emotivamente molto indifferenti. come peraltro capita negli ambienti in cui sei là dentro.
e così succedevano cose, fuori da là dentro. però a me 'sta curiosità cambiava colore e forma. chissà il piacere di prendersi il tempo di una birra, fuori da un certo contesto, fuori dall'esigenza di rientrare dalla pausa caffè lunga.
solo che mai ci fu, la birra intendo. curiosità che mai mi tolsi.
nel frattempo, anche se fuori succedevano cose, le dissi che sì, avevo un debole per lei. con la levità di non dover farne significare altro. solo la serenità di poterlo dire finalmente, per la prima volta, ad una donna. come ad essere centrati e sul pezzo delle proprie emozioni. una cosa bella da condividere. punto. che mi siano serviti tre cuba libre per trovare scioltezza e abbrivio, le icona pop (i love it) sul piatto del diggggei come sottofondo, sono nessi un po' temporali e un po' causali.
l'amico massimo è una delle due persone che lo seppe, là dentro.
e così si è fatto l'inizio di questo di anno. quando pensavo che le cose stessero davvero cambiando. e che a volte è una questione di combinazioni, oltre che di ossessioni. e che alcune cose capitano, e peccato non ne possano succedere altre. però va bene così. così volli vedere l'effetto che mi faceva, incrociandola là dentro, in quei giorni in cui pensavo il paradigma stesse cambiando. scoprire quanto il baluginio mi avrebbe illuminato, taumaturgicamente, la giornata. andai a cercarla apposta. per provar a capir cose. che naturalmente non capii, com'è giusto fosse. perché le persone e le situazioni sono uniche. belli i baluginii. io però mi stavo infilando - allora felice - nel più clamoroso degli abbagli.
poi sono fuggito, dall'abbaglio. con dei bei bozzi.
alcune persone mi hanno abbracciato, figurativamente ovvio. tutte con delicatezza, attente ai bozzi. alcune sapendo cosa stessero facendo. altre senza questa consapevolezza. tipo lei, che con il suo baluginare mi ha fatto sentire un po' meno strano e fuori centratura. non lo sapeva, ma in quei momenti le ho davvero voluto molto bene, nel senso abbraccioso, fraterno, accogliente del termine. come trovarmi al riparo dai marosi, accolto nella plaga che può essere l'altro: che sappia di esserlo o meno. non è stata l'unica. è stata tra le più significative. [come l'amico massimo, ovvio. ma con lui si gioca a carte completamente scoperte ed in altri campionati].
ed è stato proprio fluendo nello spirito del piccolo tempo puntuale di quei giorni, abbraccioso, più spirituale che pre-erotico, che le buttai lì: maaaaa, ce la facciamo una birra? così, per passarci del tempo. nessun'altra intenzione. punto.
già alla proposta capii che qualcosa non tornasse. come se l'invito contenesse l'ingombro di un non so che di stonato. mi rispose: vediamo.
tre giorni dopo poi la birra non ci fu. come può capitare, specie in un affollato ed orgoglioso contesto, logicamente complesso quel pomeriggio. niente di che, figurarsi. quanti pacchi involontari ci si tira, a volte. eppure mi suonò strano, illuminante nel suo essere non esattamente piacevole.
così è venuto da sé, senza quasi deciderlo: lasciar andare, intendo. come la armonica conseguenza di un qualcosa di [apparentemente] casuale. niente di eclatante. un po' dispiaciuto, all'inizio. basta baluginii. che è ovvio un po' mi siano mancati. però è venuta come senza intoppi, liscio, come il frusciar via di uno scialle in percalle, dalle spalle di una fanciulla che corre controvento. che ha disvelato che la cosa più semplice, la più probabile, sia quella giusta.
che cioè non ci fosse trippa per gatti. in maniera anticausale. prima ancora di porsi la questione. ma sempre gNente trippa per gatti. non necessariamente un qualcosa che debba picconare la mia autostima, bel gruviera poco stagionato. senza arzigogolarsi sul perché. non si può piacere a tutte e non sono un adone irresistibile cui è impossibile dire di no. non c'è trippa per gatti. che magari non ne vuol sapere, che siano maschi magari solo un dettaglio. oppure, ipotesi più semplice, forse la più probabile, è che sia già posto così: balugina con qualcuno o qualcuna. non c'è spazio per altri.
non c'è trippa per gatti. ed il resto è venuto da sé. sfilarsi, dopo essermi messo in un cantuccio, soffiar via la stella filante del qualsiasi cosa potesse succedere, qualsiasi cosa potessi arrivare a sperare succedesse. lasciar l'idea di sussumermi quanti più baluginii possibile, prima ancora mi si formasse nitida in testa.
nessun malinteso. nessun rimbalzo. srotolar via il filo prima si ingroppi in un qualche nodo fastidioso. per tutte e tutti. roba che ci si attorciglia e poi scioglilo tu l'impiastro. stai attento tu a non inciamparci. è già complicato di suo l'andare. che tanto la metà della mela non esiste. però possibili incastri reciproci, nelle difficoltà e bozzi che uno a 'sto punto si ritrova; sì. che possono essere baluginii, quelli che meritiamo. saranno altri.
è così che mi è tornata in mente la maieutica dell'amico massimo. che carsica si era infilata nel sottosuolo del conscio. ed è tornata a zampillare. e la stavo adoperando, prima ancora di rendermene conto. gNente birra. quindi zampillio.
e guardare avanti. occhei resterà quella curiosità. ma chissà invece di cos'altro e come, ancora, incuriosirsi.

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