Thursday, September 10, 2026

denise

stare nei giardini lea garofalo mi fa sempre sentire partecipe. non indifferente in quella piccola, grande storia, di una donna ammazzata dal marito, fatta e pezzi e bruciata. perché non si era assoggettata allo costrizioni della famiglia, la peggiore si possa pensare: quella 'ndranghetista.

l'omicidio di lea garofalo - a  trentacinqueanni - è un femminicidio e assassinio vendetta di mafia su un'innocente. insieme. è il quadrato dell'ignominia si possa riservare ad una donna.

per questo, accanto a via mondello, sono stati intitolati a lei quei giardini. meglio: quello spazio verde ancora con tracce di vegetazione spontanea. è come stare in un posto ancora più autentico. lì dentro io lo percepisco: qualcosa nella memoria di questa donna, coraggiosissima, risuona. come se lì, il suo spirito, ti si appiccasse ancora più addosso. a non lasciarti dimentico di quello è stata lei e quello che le è toccato. che è cosa che mi strugge.

ed oltre alla memoria, c'era la consapevolezza che qualcosa di lea rimanesse. la figlia. denise. una vita che rappresentava una specie di invincibilità di lea. denise come testimonianza vivente di quello che era stata lea. non importava vivesse con un altro nome, in un'altra città. il fatto ci fosse denise era il fatto ci fosse qualcosa di molto tangibile di lea. a partire dalla lotta nel ricordo della madre. ed il coraggio che ha mostrato nel ricordo della madre.

deve essere stato qualcosa di troppo faticoso da portare avanti. denise ha deciso di  andarsene. a trentacinqueanni, la stessa età che aveva sua madre quando fu uccisa da quell'immenso abominio umano del marito.

denise era ciò che restava di vivo di lea, per tutte e tutti coloro sono stati toccati dalla sua storia. a cominciare dal fatto denise accusò e denunciò colui che aveva la sciagura di avere come padre.

forse era qualcosa che ci poteva consolare. ben lontani e paciosi da chissà quale fatica di continuare ad essere, per lei. figlia di una madre assassinata per mafia da parte di quell'abominio del padre. "per lui provo solo pena. per tutto quello che ha perso: la moglie, la figlia, l'amore". così disse di lui, dopo la condanna.

quando ho sentito la notizia mi è placata dentro un'immensa tristezza. per tutto il dolore che deve aver provato e sopportato. per il fatto ne sia stata schiacciata definitivamente. perché è come se anche lea, oggi, morisse ancora un po'.

e non rimanesse nemmeno più nemmeno la speranza, la testimonianza vivente di ciò che è stata.

una grandissima amarezza e tristezza.

e quindi ora, il ricordo, dovrà essere ancora più vivo. ricordo per loro, entrambe vittime di mafia. ricordo per andare oltre quella tristezza. provarci, almeno.



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