per molti mesi, l'immagine uotsapp, è stata un'araba fenice. colei che risorge dalle proprie ceneri.
immagino l'abbia scelta con l'orgoglio di chi, appunto, stava ricostruendosi.
mi aveva raccontato dei suoi punti angolosi, nei mesi precedenti. tutto quello che gli era crollato addosso. troppo banale considerare che la salute - fisica - fosse ottima et abbondante. era venuto giù tutto il resto. pure il lavoro gli avevano cambiato. mi ero pure speso, per quel poco potessi, per far ricredere alcuni dei fenomeni del management illuminato di granstaminchia. di sponda, ovvio. continuo a non contare formalmente un cazzo.
"il lavoro era l'unica cosa certa mi fosse rimasta". tutto il resto erano un po' macerie. raccontava senza troppa vergogna, o remore a mostrarsi vulnerabile e vulnerato. la voce, a volte, incrinata.
l'ascoltavo, con la sensazione impotente di non poter fare granché. tranne ascoltarlo, provare ad empatizzare, comprendere nel modo più sincero possibile il suo smarrimento, il suo dolore, il suo sconforto. le difficoltà a scuotersi e la fatica a muovere i primi passi, per ricominciare. anche mica robetta. anche cose logistiche non immediate. una nuova casa, il mutuo, come far quadrare il tutto. nel vortice delle cose che gli si erano sbriciolate. pure il lavoro. con trasferte non esattamente dietro l'angolo.
poi una mattina ebbi la certezza, di colpo, mentre pigliavo il caffè in area relacse, che sarebbe arrivato il momento in cui avrebbe scollinato. e si sarebbe voltato indietro, ad osservare tutto quello che si era messo alle spalle, che era riuscito a fare, compiere e mettere un punto. essere arrivato lì, in quel momento in cui sarebbe sgorgato un ghigno di soddisfazione, per quanto forse un po' agrodolce. ne ero certo. come se nelle confidenze di quei mesi baluginasse un fottuto desiderio di ripartire. lo percepivo.
glielo raccontai. non mancò di ringraziarmi per una cosa per cui avrei dovuto ringraziarlo io. a intuire come stesse reagendo. un gran bell'esempio da cui prendere spunto.
non so se sia già arrivato quel momento. però è capitata la sera in cui sono stato ospite nella sua nuova casa. con le pareti ancora bianche e vuote, a testimonio fosse davvero il nuovo inizio. pareti bianche e vuote che avrebbero potuto essere riempite di fotografie. compagnia variegata. tra i primi ospiti.
e a noi raccontò. e non ebbe timore a dettagliare. passando per quel nodo profondo, cui legare addosso una zavorra importante, a cominciare dal nome, col rischio di non toglierselo più. se una volta affrancato da chi te lo ha stretto addosso, quel nodo. per quanto ci si riesca ad affrancare dai genitori. i genitori, appunto,, a volte combinano dei gran casini. mica lo fanno apposta, ovvio. anzi. credono pure sia il meglio per le creature. ma poi i casini restano. e si tratta di gestirseli, quei casini.
ecco. mentre rincasavo, quella sera, pensavo al modo con cui ha provato a gestirli, i casini. per quel che potessi intuire, ovvio, da lontano.
e mi sembrò che lui avesse ribaltato in senso positivo quel nodo. dare e darsi alla propria famiglia. alla propria creatura. il controcanto dell'essere considerato un succedaneo. porsi in opposto. ci si può porre per perpetrarli, i casini. oppure porsi per andare nella direzione esattamente contraria. vai a capire su quale faccia si decida di farla cadere, la medaglia. perché un po' viene da sé, tanto si sceglie, essendo.
con tutte le difficoltà, neh? con il dubbio di sentirsi due volte sconfitti: dai punti angolosi, quando si provava a far esattamente l'opposto dei casini.
sconfitto ma non battuto. gli telefonai il giorno dopo, per raccontargli di come mi avesse colpito la confidenza di quel nodo. e della questione del scioglierlo. poteva essere cinico, egoista e stronzo. era esattamente l'opposto.
e con tutti i bozzi si stava rialzando. probabile gli riuscisse, ne venisse fuori in quel modo, anche e soprattutto per come si è posto, massssì, usiamo il parolone a sproposito: ontologicamente.
così come si è rialzato. i lividi rimangono. penso facciano meno male. non è più tempo di araba fenice come foto del profilo di uotsapp.
oggi compie gli anni. un mese prima di frat'me. in tutti i sensi.
proprio il compleanno dell'anno scorso lo avevo chiamato. felice, di percepirlo così orgoglioso di quel che stava riuscendo a cominciare a fare. con le difficoltà, ma il peggio sembrava essergli alle spalle.
io non so se oggi, questo compleanno, sia arrivato il momento di quel ghigno, per quanto agrodolce. so che se lo stramerita tutto.
e che bel regalo di compleanno capire di essere anche oltre. scollinato. con quel suo modo, costruttivo, di averlo allentato quel nodo. e farsi un bel pat-pat sulle spalle. che mai furono pat-pat più meritati.
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