questo non è un pipipi, piccolo post psicopipponico. ma un po' potrebbe avvicinarvicisi è un post di cruda confidenzialità. scrivo di cose un po' di cazzi miei. non che gli altri post non lo siano, perbacco. ma ci sono cazzi miei e cazzi miei, pure quelli non esattamente serenissimi, né encomiabilissimi, tipo questi. mi viene da acclararli, per una qualche vaga speranza nel valore [auto]terapeutico della scrittura, sticazzi se ingarbugliata. e un po' per ricordarmi che si è passati da qui. ancora.
in questo momento il desiderio di una donna è importante. meglio. il desiderio del corpo di una donna è martellante. meglio. il desiderio dell'intimità del corpo di una donna, e la complicità con lei, è spiazzante. siamo ad una versione un po' classista e raffinata del: basta che respiri. basta che mi susciti una qualche curiosità estetica. fottesega mi annoierebbe dopo averci interloquito un quarto d'ora. fottesega i congiuntivi. fottesega la carta velina di spessore intellettivo-emotivo.
sì. insomma. ho desiderio [disturbante] di chiavare. forse si avvicina più ad pensiero ossessivo più che ad un desiderio, per quanto disturbante.
paradossalmente è un succedaneo. la storia del chiavare, dico.
perché è come se fossi oramai persuaso che le relazioni siano sopravvalutate. e che tanto oramai siamo rimaste e rimasti solo quelli fuori bolla, troppo fuori bolla. quindi almeno chiaiviamo. però, nel frattempo, è come avessi disimparato ad approcciare con una donna sconosciuta. anche se c'era poco da disimparare. di più: è un qualcosa che carica un po' il meccanismo a molla del panico. come se avessi decretato la mia totale incapacità. l'impossibilità di poter cominciare a percorrere i pendii del suscitare l'interesse di una donna, a partire dal punto zero di curiosità.
non sono buono. è inutile che ci provi. ognuna che incrocio, potenzialmente, potrebbe confermare. il bias dell'autoinganno, che così si sostanzia. quindi incrocio un sacco di donne [il canone estetico che può scatenare curiosità si è aperto a ventaglio, parecchio] che diventano, potenzialmente, sostanziatrici del bias. quindi da guardare con sospetto. nemiche, a sbracare un po' con i termini.
mica non lo so che non ci sono ragioni razionali. mica non lo so che posso piacere alle donne. mica non lo che al netto della timidezza sono ben capace. mica non lo so che questo doveva essere l'anno in cui cominciare ad essere un po' meno il peggior nemico di me medesimo. lo so.
però quello sfasciume sta tutto nel recesso delle pieghe di ciò che non si può controllare con la razionalità.
è un trambusto, emotivo, di tristezza e rabbia. verso di me e la mia timidezza, che mi ottunde. rabbia per andar oltre la tristezza che poi se ne sta a braccetto con l'autocommiserazione. che non so cosa sia peggio.
e un pulviscolo di rabbia distillata verso le donne, che nulla c'entrano. su cui si infrange la percezione di inadeguatezza, e che mediante l'atto mancato verso costoro, si attiva nuova e medesima inadeguatezza. e tutta la frustrazione che ne consegue. ed il paradosso è che l'eco delle possibilità di cui so, razionalmente, la moltiplica pure, la frustrazione.
credo sia questo uno dei giri perversi, viziosi, da nodo scorsoio che può portare ai deliri - frustrati - degli incel: involontary celibate. non scopo, colpa di quelle stronze di donne, che non mi vogliono. ragione per considerarle nel peggiori dei modi, giustificando i peggiori modi nei loro confronti.
se non avessi introiettato il rispetto per loro [e questo, lo so, arriva dritto da mio padre], non avessi ben chiari i fondamentali, non ci fossero limiti invalicabili nel provare rancore vendicativo [da cui, il caso mi ha arriso, son sempre stati molto lontani], non avessi contezza di alcuni miei bachi e degli averli accettati, rischierei, forse, di finirci dentro a piedi uniti.
poi, lo so, di esserci ben lontano da quelle sabbie mobili. grazie anche la consapevolezza, sempre più importante, di essere portatore sano di patriarcato.
ma aver intravisto, lontano all'orizzonte, uno dei possibili - ma molto improbabili - scivolamenti è stato una specie di schiaffeggiamento.
non so.
spero solo passi, quanto meno il titillo ossessivo. che è faticoso. e possa rimettere abbastanza nel cantuccio la frustrazione, che azzoppa.
ovvio, non basta sperarlo. confido nel tempo e nella capacità di fare, oltre che scriverlo nei post, intendo. e confido, di nuovo, degli inibitori dei ricaptatori serotoninergici.
so che così non va bene. si riparte anche da questa consapevolezza.
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