Monday, July 16, 2018

post contradditorio [ed anche piuttosto inutile] sulla storia che voglio di nuovo dotarmi di un'auto

e quindi avrei financo deciso: mi ri-doto di un'auto.
poi, quando succederà figurarsi se ne ho la vaga sensazione. in fondo potrebbe essere un altro tentativo [scomposto] di sbloccare la situazione dello status quo. che, in prima battuta, questa soddisfazione di fondo non è che riesca ad elargirla a piene mani.
però.
tecnicamente un titillo importante mi è venuto osservando una coll'occhio chiaro [peraltro apprezzatissima fotografa] che ha buttato tre cose in auto, ed è partita. così, a cazzo che poi in questo caso significa a caso. e sembra le siano venute fuori giornate molto interessanti.
ho pensato: cazzo, vorrei farla anch'io una cosa del genere. partire, solo, a caso. ovvio, non so se poi ne sarei capace. sicuramente ora è meno semplice. per il fatto congiunturale di non avere un auto. certo, ci sono i treni, i flixbus, i noleggi, gli aerei, le bici elettriche. ma non è esattamente quella cosa lì.
poi, appunto, chissà se mai partirò più o meno a caso in auto, buttando sull'auto tre cose, per poi dirmi: vado. intanto però non posso farlo.
ora è tutto l'idea stuzzicante delle cose non fatte e non vissute. che a viverle si corre il rischio di scoprire siano meno fiche di quanto uno si immaginava. tipo storia immaginate con le donne.
però poi, perché non provarci? anche se sarà molto meno fico di quanto uno pensava? non so con le donne. ma coll'auto? per aver la possibilità di partire: qualsiasi cosa significhi, dico.
perché no?
quindi mi son detto. e mo basta con questo mood da poracceria come stile di vita della minchia autoimposto. anche perché non va bene far gli scialacquatori volgari.però anche 'sta cazzo di poracceria della minchia, non è un conformismo di ritorno? non è una gabbia per dipingersi migliori di quel che si è? o pensare di apparirlo in tutta la sua fantasiosa essenzialità? e poi, se 'sti cazzo di soldi un filo cominciano ad esserci e rimanere, perché no? tanto l'africa, col mio conto in banca, non la salvo mica. non la sto dimenticando, l'africa. prendo atto del fatto si possono mantenere i rid mensili, e acquistarsi l'auto.
e nonostante altre controindicazioni.
occhei che l'auto è un footprint ambientale molto bedvaibrescion.
occhei che potrei farne a meno come è stato negli ultimi sei anni e mezzo.
occhei che potrei acquistarne una, spendendo una spicciolatina di eurI e invece impegnerò qualcosa di più.
occhei che la voglio stescionvuegon, anche se ci viaggerò prevalentemente solo.
occhei che così posso caricarci un sacco di cose, quando poi mi servirà, al limite, forse, a portare giusto i pezzi smontati del letto a soppalco dell'ikea.
occhei che il piacere di leggere un libro in treno, o sul traghetto, mentre me ne torno all'hometown nel fine settimana, lo farò ugualmente: e l'auto rimarrà parcheggiata per il weekend.
occhei che - come mi è stato fatto notare - pensa arrivare a prendere, per uscirla a cena, una donna con un'auto del genere che effetto fa. per quanto:
  • chi me l'ha detto penso se ne fotta abbastanza tanto dell'auto con cui passano a prenderla. tanto più che, solitamente, passa lei, con la sua renault modus accartocciata e lo specchietto retrovisore destro ormai un ricordo, con i fili che sbucano dal supporto decollato;
  • non so mai se e quando andrò a prendere una donna per portarla a cena: auto o non auto che sia;
  • in fondo tendo a ritenere interessanti donne che non si interessano di quel genere di dettagli;
  • in fondo mi vellico col pensiero che potrei - per un attimo solo - passare per un maschio-alfa deciso et pregno del fatto suo, per il solo esser al volante di siffatto automezzo, come sublimazione del complesso del pene piccolo, che apre la portiera ad una donna sciantosa et appariscente mentre passa a prenderla a casa sua. [per quanto poi l'attimo passa velocemente. per fortuna]
occhei che è molta apparenza, ed io all'apparenza penso/vorrei/credo di dare poca attenzione [al netto delle tette grosse che vedo sgorgare in maniera lancinatamente non fissarleTroppoChePoiTiSgamanoPeQuelCheSeiUnTettistaInAstinenzaDiCorpoDiDonna, in questo periodo, ma è - appunto - un periodo, [tipo oggi in metropolitana, che è bastato un movimento improvviso di una camicetta molto scollacciata, e si è spalancata la compatta sobrietà di un reggiseno, che reggeva ma, che nel contempo, mostrava assaie altro]], però poi mi son trovato a valutare che quel modello mi attira meno dell'altro, perché quel dettaglio sullo slancio delle linee della carrozzeria mi convincono poco.
occhei che forse è una cosa inutile. ma sono anche stufo di negarmi cose inutili.
e poi, di nuovo, nello zeitgeist dello stingrandissssssssssssssssssssssssssssssssssssssssimicazzi: sono pieno di difetti et contraddizioni. sono mollemente altero nella mia radicalità. sono un banale esteta che [raramente? ogni tanto? spesso?] cede più alla forma che alla sostanza. sono uno che rimane intruppato nella parte bassa dell'alfabeto greco della maschitudine.
però, poi, in fondo: stingrandissssssssssssssssssssssssssssssssssssssssimicazzi.

tanto poi continerò a poi a scrivere post come vengono. pieni di refusi.
qui dentro leggete in pochi. spesso mai del tutto convinti tutti assieme.
e a culo tutto il resto [fuori di qui - vedremo, tra quanto, coll'auto].

Saturday, July 7, 2018

rivisitazione della storia del maschio alfa dominante [altro post lagnoso, nel caso si può saltare]

in realtà ripensavo al mood un po' splatter-patetico di quello precedente.
e quindi lo re-interpreto per farlo splatter-razionalizzato.
non so quando sia effettiva la storia del maschio alfa-dominante, in sé.
cioè. al netto di quale sia la lettera greca della mia maschitudine, ho ragionato se è, altresì, una incapacità di gestire la complessità di quella cosa lì.
mi spiego.
è come se si magnificassero, quando entro a ridosso di contesto, una inspiegabile serie di in-abilità. non sto più nemmeno a chiedermi il perché. o da cosa derivino. quali le cause scatenanti quando poppavo da matreme.
no.
semplicemente non sono buono.
mi sopraffà un talento al contrario, buono a sparpagliare e caotizzare cose che, per loro natura, dovrebbero avere un effluvio facilmente definito. genero turbolenze, là dove sarebbe del tutto naturale il moto laminare.
perdo la lucidità irrazionale dell'istinto. sbrocco inciampando addosso ad eventi che non riescono ad essere lieti. tiro fendenti a caso all'aria, infestandola di volgarissimi peti [la velocità con cui svaporano le mie passioni [cit.]].

non è il grado di mascolinità.
sono le pagine, stropicciate e rese illeggibili, di quella parte del manuale che l'umana gente scorre, istintivamente.
inutile, mi riescono benino un certo numero di cose.
ma azzeccare la pronuncia giusta in francese di fondue, menù, lupen, non mi riesce: per quanto riesca a sentire benissimo come si dovrebbe dire.
ma riuscire a percepire il bouquet di un vino non ho le terminazioni nervose pronte: per quanto sia affascinato da chi le enucleii con leggerezza soave.
capita.
e capita anche 'sta cosa dell'incapacità di costruire relazioni sentimentali: non sono buono.
punto.

figurarsi quando incrocio situazioni femminee omologhe: per quanto più capaci di me, almeno ad accoppiarsi [con altri].
io avevo intuito quella donna portasse seco pericoli, e fosse essa stessa pericolosa. l'ho capito pochi secondi dopo averla conosciuta. ora ho capito l'altro pezzo, il perché di quella sensazione. perché è una che, nei suoi blocchi e nei suoi elementi diserbanti, attiva in me le peggio incapacità di cui sopra.
non so con altri, con me senza dubbio.
per questo ho reazioni così inconsultatamente non razionali.
per questo sbrocco capovolgendo l'orizzonte delle cose.
non sono innamorato, o affascinato.
sono intrappolato dalle mie nevrosi e dai copioni che queste mi scrivono.
è pericolosa [per me] perché ha aperto le mie gabbie. ed io non ho fatto 'sto granché per impedirlo. è una talento anche questo.
[poi sarebbe una buona domanda anche da chiedersi perché sembra vada a cercarle, persone del genere. ma sono troppo imballato per [ri]provare a cercare la risposta. [al netto che pensano anche di averla trovata, e la enucleano col ditino maestrinico]].

Thursday, July 5, 2018

sull'agonismo svaporato [post confuso e giaculatorio]

ennnnnnnnnnnnnnnnnniente.
i tempi si fanno foschi ma sto tornando a guardarmi l'ombelico.
forse è la stanchezza. forse certe cose sono ormai cristalizzate da più o meno sempre.
in questi giorni 'sto pensando alla storia del doppio due di picche, ex-ante.
[poi c'è la storia del fenomeno che ha pensato di tenersi per sé, con me, della fazenda fidanzatoria dell'altra. dice di avere le sue ragioni e che dovrei ascoltarle. sono tanto serenamente incazzato che, in questo momento specifico, potrei lasciarmi andare a dirle cose di cui poi chiedere scusa. non so quale delle due cose faccia da moltiplicatore per l'incazzatura all'altra].
e mi è scoppiata tra le mani, figurativamente, la storia della mancanza di agonismo.
che poi è la diretta conseguenza dell'aver paura di perdere. che poi sarebbe il palese magnificarsi del fatto di non riuscire a vincere. che poi sarebbe la ratifica la mia ontologica battaglia con lo strutturarsi dell'autostima [ancora? ennnnnnniente, ancora].
quindi per evitare di stuzzicare quel fronte aperto dell'automerditudine percepita, che potrei smentire vincendo, si fa più forte la paura di perdere, quindi non gioco neanche. e per non correre il rischio: via l'agonismo dalla mia esistenza [al limite, con me medesimo, come una cosa autoimmune].
mi è tornato alla mente una cosa di trentanni fa, più o meno esattamente. ero [nevroticamente] innamorato di un'altra pediatra: allora non lo era mica, ovvio. innamoramento cortese, idealizzato, fuori dal tempo e dal mondo, se non nelle pieghe dello scorrere nella mia testa di una realtà parallela. i giorni in cui entrò a far parte del piccolo cerchio oratoriano, in cui vagolavo come dentro un liquido amniotico, per mesi e mesi, mi sembrarono epici, straordinari, tali da doverne ricordare il particolare, nel ticchettio dello scorrere dei minuti. insomma un distacco dall'ordinarietà ossessiva di 'sto genere.
ennnnnnnniente.
talmente epici che pensavo sarebbe stato sufficiente lei mi conoscesse. il destino avrebbe fatto il resto. almeno: io me l'ero immaginata così 'sta cosa. che altro doveva succedere se non che le si innamorasse di me? tutti gli altri non potevano che essere d'accordo, no? gli altri maschi, soprattutto.
e invece lei non si innamorò di me. e un altro maschio - belloccio, oggettivamente - la si fidanzò, per quel che può valere a quell'età in quel contesto. ricordo financo quando lo scoprii, dov'ero, che facevo, com'era il colore del sole che andava a declinare, le ombre più lunghe, il ventottoagostotttantotto.
naturalmente la notizia in sé mi si parò davanti improvvisa, ma non è che non l'abbia percepita arrivare. come quando capisci ad un certo punto che quello che era così malinconico, era la puzza del sifone dell'acqua reflua che sta per esplodere. e la notizia arrivò quasi beffarda, pure con un filo di compiacimento da parte del gruppo che me lo comunicò. [ecco, tranne il filo di compiacimento, mi sembra il mood dell'altro giorno].
ma il punto di fondo è che [anche] allora non ci provai nemmeno.
zero agonismo. solo il mendico sperare che la cosa accadesse.
non sono mai stato un maschio alfa dominante. è che poi a rimanere indietro si incistano altre paure. che così fanno scalare verso le lettere più basse dell'alfabeto [greco] la propria maschitudine.
poi, aiò, qualcosa di meglio sono anche riuscito a diventare.
ma continuo a non essere un maschio alfa dominante.
quindi niente battaglia per conquistarsi il diritto ad essere scelti [che siano le donne a scegliere, mi pare l'ovvio che etologicamente si possa loro riconoscere [quindi, nella trasposizione erotica, non scopo]].
quindi ci sarà sempre un qualche altro maschio a passare avanti.
non è che non abbia le possibilità, anzi. è che non le uso. quindi tecnicamente è come se scivolassero sull'asse immaginario. e mi lasciassero a pensare dialoghi immaginifici di corteggiamento, che tanto non andranno mai in scena.
io lo intuii già lustri fa: non sono adatto alla riproduzione. per una serie di motivi, uno è questo. quindi giusto così. mi dicevano di non dire cazzate simili. che non era per nulla vero. forse in effetti non lo era. ho finito per crederci.

poi, vabbhé, c'è anche un fottotussimo effetto di bordo. sto cercando di ri-appropriarmi di quel po' di autostima e assertività. quando mi confronto con persone che di assertività me ne lasciano poca - lo fanno tutti in maniera involontaria, sia chiaro - allora per mancanza di agonismo lascio perdere. e le lascio perdere.
difatti sto rimanendo sempre più solo.
[a quindici anni volevo cambiare il mondo. guarda un po' a porsi obiettivi quel filo alti. si finisce per scrivere post molto inutili. e fastidiosamente tristi].

Monday, July 2, 2018

il pollo dell'emilio e la storia dell'eterno ritorno

scrivo un post che non dovrebbe esserci.
un pezzo perché è la storia delle cose che sembrano tornare, continue, inarrestabili, inevitabilmente cicliche. che potrei anche smetterla qui di ribadirle. roba già vista, e già scritta.
l'altro pezzo perché è una cosa che si fa e non si dice. figurarsi scriverla.
però è successo. e son giorni un po' così, tesi e carichi di sensazioni da aria pesante. e poi lo scrivo per ritrovarlo, tra qualche tempo, se e quando dovessi tornar qui. qui a questo post.
perché va bene trastullarsi con #apriamoiporti, titillando i tasti di una tastiera. ma poi quando ci si trova, di fronte, emilio con il mezzo litro d'olio, che si fa?
e quindi niente. scrivo il post.
il pezzo ciclico.
sono stato passato avanti la seconda volta, in sei mesi. sì, insomma. hanno scelto un altro al mio posto. lei è sempre la stessa. quello prescelto, appunto, per la seconda volta non sono io.
a distanza di sei mesi e un giorno.
la prima volta fu beffardo il chi, l'altro, quello prescelto. ma in fondo potevo recriminarmi che non sono sempre direttissimo a far capire le cose. nemmeno quando una donna mi pare possa essere prodromica a sensazioni che ormai son anni che. o forse proprio per quello.
[parentesi. poi vabbhé mi fa incazzare, lei, per varie e motivate ragioni. forse non durerebbe una settimana. ci sono un sacco di cose che dovrebbero avvisarmi: ma che cazzo ti metti a pensare a una come questa? e invece poi ci sono i paradossi irrazionali. che poi, magari, tanto irrazionali non sono. ma sono consolidati giù nel profondo, con tutta la loro insconscia coerenza. per quanto, ovvio, il tutto protetto dalla rassicurante coperta di linus che le storie solo in potenza sono bellissime. al riparo dal fottuto principio di realtà].
in questa seconda volta non so bene chi sia il chi. ma lei, invece, questa volta di me sapeva benissimo. e questo non è beffardo. mi fa solo incazzare. e forse la sera che ho avuto modo di spiegarglielo - era appena svaporata la psicopatica prima scelta che non ero io - avrei dovuto infilarle la lingua in bocca e poi parti pure a fare il mezzo giro del mondo. che magari al ritorno avremmo potuto approfondire il discorso. invece il discorso, al suo rientro, pare che lo approfondirà quell'altro [più o meno profondo anche a seconda delle posizioni].
il secondo, in sei mesi, che mi passa avanti. la seconda volta, in sei mesi, che viene scelto qualcun altro. non si può dire abbia avuto 'sto gran successo.
il tutto che ritorna, ricicla, si riedita, come una stronzissima giornata di una stronzissima marmotta.
l'ho scoperto - per caso - appena finito il pride. quando la gente defluiva ma non defluiva questa gran vaibrescion d'ammmmmmmore: chi se ne fotte degli incroci possibili, oguno ci avrà il suo. ed era vaibrescion d'ammmmmmmore. senza prenderla propriamente dalla parte dell'amor cortese. ma per prendersi nei mille modi che la fantasia può suggerire. ho idea che quella sera, quella notte, si è scopato con percentuali bulgare.
io invece me ne son tornato a casa col duedipicche per interposta seconda prima scelta, che non ero io, nel giro di sei mesi.
piuttosto incazzato. savasandiiir.
ho dormito male.
ho dormito a tratti.
con risvegli nell'ora meno indicata. che poi ti metti a pensare e tutto si sfalda in merda e tristezza da ontologia di fallimento.
mi son alzato peggio, a mattina avanzata, sole alto e caldo che grippava già.
ancora più incazzato. per quanto sssseèllllavviìì.
coerente nel mio masoschismo decido di far una cosa che mi dà molto fastidio fare: andare a far la spesa la domenica. e non solo. scelgo l'ora del giorno più calda.
alla radio non c'è nulla di interessante. mi metto le cuffie e faccio partire la mossssssica a caso. che il mondo vada pure affffanculo.
e qui inizia l'altro pezzo, quello che non bisognerebbe scrivere.
mentre vagolo per i corridoi, d'un tratto, un uomo mi viene incontro. ha una bottiglia d'olio extraverginebiodellllimecojoni in mano. me la porge e mi dice qualcosa. non lo sento, ho la mossssssica a palla nelle orecchie. l'uomo ha rughe profondissime attorno alla bocca, barba di qualche giorno, gli occhi di un colore verdescuro-acqua, lo sguardo di uno che sta da un'altra parte, rispetto alle convenzioni piccolo-borghesi di quel punto vendita della grandedistribuzioneorganizzata, in una zona tutto sommato bene, della milano di inizio luglio.
io intanto continuo ad essere molto incazzato. ce l'ho con qualsiasi cosa stia in una qualsiasi parte sull'orbo terracqueo.
l'uomo mi chiede dei soldi, per mangiare. però mi mostra l'olio, extraverginebiodellllimecojoni. qualcosa non torna. gli rispondo che non ho soldi in contanti con me, e che pago con la carta di credito. scusa stronzissima.
e lui quasi con logica rassicurante: beh, tu lo paghi ed io ti aspetto dove ci sono le casse. la voce è un po' biascicata, forse puzza di vino scadente. boh. almeno essere anosmici aiuta, non fa percepire peggio chi non ha nemmeno il timore di essersi lasciato da tutto. nemmeno il timore: nel senso che è andato oltre quella paura.
faccio una cosa che solitamente non mi viene di fare: lo mando affanculo col pensiero. senza nemmeno rivolgergli la parola, re-infilo la cuffia nel padiglione auricolare e riparto deciso, infastidito, verso il corridoio dei vini.
cazzo vuole questo. pure la versione cartadicredito del mendicare. e poi che cazzo se ne farà di una bottiglia da mezzo litro di olio extraverginebiodellllimecojoni, se ha davvero fame. e poi io ho i coglioni girati. e poi mi hanno preferito altri per la seconda volta in sei mesi. e poi chi avrebbe dovuto dirmelo si è ben guardata dal farlo [e questo fa da moltiplicatore all'incazzatura].
cazzo vuole questo da me?
cazzo non mi lasciano in mezzo a questa marea montante di incazzatura?
cazzo non mi fanno scegliere il vino?
e perché non lo trovo il vino che vorrei?
cioè.
il fatto è che non è che non ce ne sia di vino che vorrei. ho lì davanti un corridoio di possibili scelte.
il fatto è che mica ci riesco a sceglierlo 'sto cazzo di vino.
cazzo.
ma poi dico.
che se ne farà di mezzo litro d'olio extraverginebiodellllimecojoni? se veramente ha fame e vuol mangiare.
proprio a me viene a chiedere di pagare l'olio. io che sto riverberando per il duedipicche per interposta seconda prima scelta, che non ero io, nel giro di sei mesi.
e poi, di nuovo, perché proprio quella bottiglia d'olio? mezzo litro.
ennnnnnnniente. proprio a scegliere il vino non ci riesco.
anche perché mi balzano alla mente due cose. una specie di uno-due. tipo l'italia in semifinale ai mondiali di germania del 2006.
il primo è che tanto vale fare quello che dice di #aprireiporti, e la storia dell'essere il 19% della popolazione sondaggiata contro la decisione del grande stronzo. tanto vale, se poi delle rughe profonde che solcano i lati della bocca con davanti una bottiglia d'olio danno così fastidio.
la seconda è una frase di don milani. il filantropo dona cum grano salis, il cristiano dona e basta. che io sono agnostico, ma in fondo perché dovrei eccepire sulla bottiglia di olio, se è quello che mi chiede?
per un attimo mi sembra che possa financo fottermene del duedipicche, del fatto non me l'abbia detto chi doveva, del fatto sembra tutto non funzionare e del fatto voglia mandare afffffanculo il mondo. quell'uomo con le rughe che cosa c'entra con la mia insoddisfatta irrealizzazione? contino ad essere incazzato. ma perché devo anche essere stronzo?
decido di metterla in pratica, in centoventottesimi, la storia del rimanere umano, per quel poco che costa risalire la brevissima china di quel momento.
torno indietro, lo cerco, ha ancora in mano la bottiglia d'olio e vagola per i corridoi.
lo raggiungo e gli chiedo: ma perché proprio questa bottiglia di olio? più incuriosito che altro.
e lui, come fosse la cosa più ovvia: è beh, è quello che costa meno.
ed io: sicuro?
e lui, rinfrancato: sì, sì, è quella che costa meno.
secondo me ce ne sono altri, dai qui, ne cerco un altro - non capendo bene perché stia dando del tu ad uno che potrebbe, forse, essere mio padre, mentre mi avvio verso il corridoio con le bottiglie d'olio.
intanto lui mi chiede; posso prendere anche un pollo?
massì, prendi anche il pollo, ormai - [ho un groppo in gola. per lui quanto abbia capito benissimo di aver trovato un pollo cui scroccare un pollo].
intanto cerco un'altra bottiglia d'olio, che non sia extraverginebiodellllimecojoni. però, cazzo, in effetti è quello che costa meno. tocca dargli ragione oltre restituirgli la sua bottiglia d'olio. mentre torna con il pollo arrosto chiedendomi: questo può andare bene?
in quel momento mi sento più che cristiano-agnostico un omuncolo po' di merda. che mi sembra strano debba dargli io l'occhei al suo pollo, il pollo della domenica dopo il pride.
gli ridò la bottiglia, dicendoli: prendiamo questa bottiglia.
lui mi guarda sorpreso e mi dice, con malcelata soddisfazione: eh, ma era quella che avevo scelto io prima, allora è giusto, era quella che costava di meno.
ci vediamo alle casse - gli dico per congedarlo, e per diminuire il mio disagio frammisto al mezzo sorridere di quella situazione ribaltata.
prendo anche un paio di panini.
pago. prima di imbustare mi sbraccio, lo chiamo. lui è seduto sulle panchine, gambe accavallate, posa quasi da lord. mi nota, arriva rapido. gli dò la bottiglia d'olio extraverginebiodellllimecojoni che però era quella che costava meno: non so se sia più soddisfatto di questo dettaglio, del pollo, ancora caldo, o il pane che non aveva chiesto.
e ancora più soddifazione grida alla cassiera del pronto spesa: signorinaaaaaa me li ha pagati lui, mica li sto rubando.
e poi mi dice: io mi chiamo emilio, buona domenica e grazie.
gli rispondo: io mi chiamo odisseando [vabbhé non ho detto proprio così], buone cose e buona vita.
nemmeno il tempo di iniziare ad imbustare e lui è già fuori, al caldo. con la sua bottiglia d'olio - chissà che dovrà condirci - ed il suo pollo.

io continuo ad essere molto incazzato, nel frattempo.
ma sarebbe stato peggio se fossi riuscito a scegliere il vino, fottendomene dell'emilio e del suo pollo.

Sunday, June 24, 2018

ingolfamentismi

a dirla tutta sono giorni che provo ad aprire 'sta pagina, vuota.
e non ci riesco.
non che manchino le suggestioni, neh?
anzi.
sono talmente tante, però, che è come se ci avessi dentro un ingolfamento.
e quindi non viene fuori nulla. e chiudo la pagina bianca e vuota.
un bel bolo ingolfante, savàsanndiiiirrrr, è l'effetto di questo governo pezzottato, del ministro degli interni che se ne fotte di essere il ministro degli interni e guazzabuglia come in una pessima campagna elettorale che è tipo giorno della marmotta. si reitera sparata dopo sparata. gli altri che fanno gli utili idioti.
sono preoccupato, schifato ed anche discretamente incazzato.
e non riesco nemmeno a scopare.
però potrebbe piovere, mentre fuori c'è financo bel tempo. stanco. ma bel tempo. o quanto meno, nuvolevelle che stanno a bada.
e lunedì non lavoro.
e domani forse hard-gardening.
e forse ho vinto la storia della pagina vuota.
in realtà questo post era una specie di trucco, a vedere di ricominciare a pigliar l'abbrivio del dondolio.
chissà se funziona, specialmente ora che l'ho pure scritto.
cose così.

Monday, June 4, 2018

being philip roth

il buon philip se n'è andato da qualche giorno. questo quindi non è, tecnicamente, un coccodrillo. non foss'altro per il fatto blogghizzi solo oggi. foss'anche per un paio di persone.
no.
è una suggestione, forse banale, che mi ha instillato l'amico luca. una cosa del tipo "non so come fosse come uomo. per come scriveva giù il cappello".
e quindi ho pensato al tocco, alla scintilla, all'aura, allo shining, al crisma ed in fondo al culo che hanno costoro. quelli che giù il cappello.
vado a spiegarmi.
non conosco, né mai conosciuto né - diventa sempre più probabile - mai conoscerò di persona che ha il dono di saper declinare, incarnandola, il sacro fuoco delle di una delle arti. la storia del di persona non è secondaria. i geni, più o meno assoluti, ci sono stati e ci vengono raccontati. la loro narrazione di donne e uomini è filtrata attraverso chi, in maniera più o meno sistematica e/o di frequentazione ne è stato biografo. e non è come averci a che fare di persona.
la prendo in maniera gassosamente molto irriverente: anche ai geni, più o meno assoluti, sarà scappato almeno una volta un imbarazzante peto. il biografo potrà anche raccontarlo, in tutta la sua maestria. ma il fugace imbarazzo pittarsi nel viso di quando è accaduto non ci sarà mai restituito, se non osservandolo.
lo dicevo che era molto irrireverente, neh?
ecco.
allargando a tutti gli altri orizzonti di ciascuno dei geni, più o meno assoluti, ed elevandoci - come si eleva il gas di cui sopra - ci si può approssimare a la pienezza della persona. poliedrica. tipica mica solo dei geni più o meno assoluti.
non solo.
le persone mi hanno sempre molto incuriosito. poi magari la curiosità, rimaneva incastrata alle radici di mangrovie che era quel cercare di centrarmi. quindi le persone mi incuriosivano, però finivo a cercare di capire perché mi sentissi inadeguato, o inadatto: anche senza averne del tutto la contezza. con buona pace alle persone che in teoria mi incuriosivano.
credo che se, dovessi conoscere un genio più o meno assoluto, la curiosità sarebbe ancora più incuriosita. e probabilmente correrei il rischio. non tanto l'ipotetico genio più o meno assoluto, che continuerebbe ad incarnare il sacro fuoco di una delle arti. il rischioi è mio. da rimanere, in potenza, deluso, quindi condizionato dal fruire di quella sacra declinazione del sacro fuoco etc, etc. perché magari annuserei l'effetto del peto - in maniera irriverentemente figurata, ovvio.
concetto che ho sentito raccontare una sera di fine ottobre da michela murgia. che non penso sia un genio più o meno assoluto. però il sacro fuoco più o meno lo incarna. e ha avuto la capacità/possibilità arrivare a godersi con un calice di arneis fresco il panorama del mare, che vellica lo scoglio appena sotto l'ampia terrazza che si è conquistata: vivere facendo una cosa che le piace fare. scrivere. [beh, sì, un po' di sana invidia, occhei, ci sta].
in quel raccontare ha rafficato e mitragliato una serie di suoi miti letterari contemporanei che ha avuto la possibilità di conoscere di persona. per cui, per ciascuno, ha mitragliato un aneddoto ficcante per demolirli, verosimilmente pescando a piene mani da una delle sue cifre stilistiche. demolirli come di persona, dico.
[parentesi: uno dei colpi della mitragliata aveva su il nome di jonathan franzen. una lagrime, dentro, mi è scorsa].
torno a bomba al roth fu philip, nobel o non nobel. ci sono voci di gente, che conosce gente, che hanno sentito raccontare persone, che hanno incrociato tizi, che sono ad un grado di separazione con costui: sembra che philip fosse un gran stronzo. di persona dico.
però poi alla radio ho sentito leggere l'incipit sullo svedese da la pastorale. ed è stato il decollo di una costellazione di pensieri, di sensazioni, di emozioni, tipo una molteplicità di take-off di razzi e miccette, con tutte le scie correlate, però colorate e pelle d'oca alta così.
quella cosa lì, quella sventagliata emozionale un po' [tanto] se ne fotte sia stato eventualmente un gran stronzo, con tutti i peti correlati.
il fatto è che è l'ennesima declinazione di "le poesie sono di chi le legge, mica di chi le scrive" nel commovente disincanto di ruoppolo/troisi de il postino.
il fatto è che in fondo a questo tatataatatatatataata di tesserine del domino che cadono, svelando pattern che possono essere meravigliosi, ci sta anche la merda di artista di manzoni [non l'alessandro, quell'altro]: che è - provocatoriamente - opera d'arte pure quella, se concettualizzi quel salto.
il fatto è che di persona, occhei. però poi c'è la questione che hai avuto il crisma di quell'incarnazione dell'arte. che in qualche modo è ristoro lì, da pigliare. se la si vuol fruire è solo da goderne.
hanno un gran culo, costoro, null'altro da eccepire. automaticamente affrancati financo dall'eventuale nevrosi perfezionistica dell'essere. oltre i modelli con cui, magari, pure loro si sono ingabbiati. financo, magari, vissuto pure di merda - in senso figurato, ovvio, non quella vera artistica o meno che sia.
è stato quell'incarnare quel sacro fuoco. che arriva da chissà dove. e chissà dove finirà. e che, di nuovo, è lì per l'umanità intiera: nonostante tutti e tutto.
dubito abbiano fatto granché per meritarsela quell'illuminazione. sicuramente molti di costoro si sono fatti un gran culo per sgrossare il materiale [la butto lì, per quel che può valere: 10% talento, 90% fatica e sudore e impegno].
quindi, caro philip può essere che tu sia stato un gran stronzo di persona. ma oramai non conta nemmeno più tanto. posto che alla letteratura possa importare qualcosa.
c'è qualcosa di tremendamente immeritevole e pazzescamente irrinunciabile in tutto questo. che fluisce inevitabile.

Monday, May 14, 2018

autocandidatura per posizione di presidente del consiglio dei ministri

distintissimi et potensissssssimi et illustrissssssimi giggggino e mattttteone.

leggo del fatto che stiate facendo le storia, quindi ci vuole tempo - mi piacciono gli approcci sobri e minimalisti. segnatamente nel fatto stiate stilando un contratto, punti programmatrici, con cui cambiare et rivoltare come un calzino questo sgarruppato paese.

immagino che fare la soprariferita storia non sia compito banale. specificatamente nel trovare la sintesi, anche un po' sincretica, delle istanze che avete enunciato con orgogliosa veemenza. considerato che, durante la campagna elettorale vi siete adoperati convinti a vituperarVi con isotropica lena [un po' meno i moderati [sic] del centrosinistra e centrodestra [sic-sic], ma è altro discorso: chi li considera quelli, ormai, tanto sono superati].

leggo anche del fatto che la cogenza del vertere sia il succitato programma, con i punti con cui fare la succitata storia. ne conseghe che il nome del presidente del consiglio dei ministri si riduca a questincinucchia bazzecolante, che passa in secondo, terzo, venticinquesimo piano. così, almeno, continuate a proclamare ieraticamente.

invero pare che, su questa formalità del nome, si stia consumando una fastidiosa empasse. così, almeno i corifei cronisti che, così riottosi al cambiamento della sunominata storia, amano dipingere: disfattisti.

per questo, se mi consentite, vorrei portare il mio personalissimo et modestissimo contributo. per toglierVi dall'impaccio di espletare quella banale formalità del nome del presidente del consiglio dei ministri [il primo ministro, né tanto meno il premier sono figure che la nostra Costituzione non prevede]. questo acciocché possiate dedicarVi con tutte le intelligenze, energie, entusiasmi ai famosi punti, con cui fare la suddetta storia. mi faccio latore così di questa proposta: il presidente del consiglio dei ministri potrei farlo io.

mi preme, però, aggiungere qualche precisazione. alla luce della fattiva collaborazione potrebbe instaurarsi fra di noi. ed in nome di una trasparenza così commossamente declamata, assunta a stella polare, faro illuminante, guida certosina.

in effetti: sarei convintamente di sinistra. per Voi però, arguisco, non credo possa rappresentare un problema. per giggggggggino destra e sinistra non esistono più: quindi la mia collocazione antropologica dovebbe risultare indifferente. per matttteone la sinistra è sparita, sconfitta: quindi la mia collocazione antropologica non potraà essere foriera di cose preoccupanti. oltretutto quel fresco inizio di marzo di quest'anno non mi è proprio riuscito di votare piddddì [ho disperso il mio voto in altro modo]. quindi, secondo le inferenze dell'altro matteo, è anche merito mio se ora tocca a Voi fare la sopracitata storia.

aggiungerei anche che, d'accordo, l'articolo 3 della Costituzione a volte mi crea il luccicone commovevole. è quello che fa da trave portante alla Carta: quello della pari dignità di tutte le persone nella loro diversità. il fondamento del contratto sociale dei cittadini. ma Vi prometto non insisterò sul fatto sia "compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese" ad ogni consiglio dei ministri. mi limiterò ricordarlo solo alle dichiarazioni ufficiali, post su feisbuch e tuitter compresi [a proposito: devo riattivare l'account @odisseando?].

immagino poi possiate passare sopra alcune quisquilie, che albergano in una parte del mio cuoricino. tipo:
  • che una cosa che si chiama flat-tax che prevede la progressività [mi ostino con questa qustione della Costituzione], è uno psichedelismo sintattico [non credo si confaccia, per un presidente del consiglio dei ministri in pectore, utilizzare il termine stronzata];
  • che la democrazia diretta è un calembour lisergico [non credo si confaccia, per un presidente del consiglio dei ministri in pectore, utilizzare il termine minchiata];
  • che il reddito di cittadinanza proposto è, nel migliore dei casi, un originale espediente di distrazione di massa [non credo si confaccia, per un presidente del consiglio dei ministri in pectore, utilizzare il termine paraculata];
  • che l'abolizione della legge fornero è una costosissima utopia [non credo si confaccia, per un presidente del consiglio dei ministri in pectore, utilizzare i termini presa per il culo];
  • che il lamentarsi dei vincoli europei che si frappongono alle sirene propagandistiche - ora che si è stati eletti - è una cocente presa d'atto del principio di realtà [non credo si confaccia, per un presidente del consiglio dei ministri in pectore, utilizzare i termini siete dei quaquaraqqqquà populisti];
  • che l'approccio al feonomeno migratorio è sciacallaggine irresponsabile [in effetti credo che il presidente del consiglio dei ministri in pectore possa utilizzare i termini sciacallaggine irresponsabile];
  • che fare la storia, e i punti del contratto, e tutto il cucuzzaro e poi pensare che arrivi un rispettostissimo et onorabilissimo et schienadrittissimo maggiordomo a far da garante alle cose che Voi avete stabilito - financo se si fa la storia - sia la migliore battuta dell'anno. e bisogna vedere in quanti ci credono, financo tra i Vostri numerosissimi elettori.
è sulla stima che mi suscita il Vostro commediare che avrei il pregio di propormi.

scegliete me. lo faccio io il Vostro maggiordomo. ci metto io la faccia. posso farlo io il presidente del consiglio dei ministri. in fondo la figura del capro espiatorio alla benjamin malaussénè mi ha sempre entusiasmato [e poi è eternamente innamorato di una come julie, che non puoi non innamorartene per come esce dalla penna di pennac]. e poi, capro per capro, sono un po' stanchino di far l'analista di primo livello, e sguazzar nel guano delle production issue bancarie. e poi tengo famiglia. che poi 'st'ultima cosa non è vera, ma chi se ne fotte: dopo tutte le vostre arzigogolerie [non credo si confaccia, per un presidente del consiglio dei ministri in pectore, utilizzare il termini cazzate], non farà 'sta gran differenza, no? se state mostrando la Vostra fattiva pochezza, mascherata da statisti di cartone, pronti a voltagabbanare non appena si presenta l'occasione, spacciando tutto questo per: stiamo facendo la storia.
ecco.
sì.
insomma.
nessuna contraddizione o ignonimia se il nome, che distrattamente andate cercando, di cui state procastinando l'annuncio è il mio, no?
contratto stabile, tanto, non ce l'ho nemmeno adesso [molto in sintonia col giobàcts].
non mi si deve neanche assumere, ho la partita iva. al limite c'è da considerare il 2% di contributo inarcassa nell'onorario, a carico Vostro.
roma in questa stagione deve essere splendida. peraltro nessun problema con gli autobusse che magari prendono fuoco: io mica li prenderei.
e poi potrei avere quei quindici minuti di fama. che se alfine magari mi butta bene, mi invita anche fazio: così è fatta. nel caso, con perfetto coup de theatre da filotto, da lui ci vado indossando il chiodo, [sul fatto mi scappi fuori un: meno male che di nuovo silvio c'è, non garantisco. va bene tutto, però...].

cordialità
odiseando
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