Tuesday, May 20, 2025

ventimaggio

il ventimaggio è una bella data.

un ventimaggio scoprii che il mondo era pieno di donne. mica solo quell'ossessione, nevrotica, che era nient'altro che un anelito. ma soprattutto una che mi perculò per anni. per quanto ci vuole anche uno che si faccia perculare, più o meno consciamente. un ventimaggio scoprii che no, altri occhioni [azzurri] potevano rapirmi. anche se gli occhi erano verdeazzurri, e fu rapimento breve. e che avrebbe poggiato sul pongo. però che bello fu quel ventimaggio. notte di coppe di campioni.

tutti i ventimaggio compie gli anni una persona che fu importante. grazie a lei capii cose, ne imparai di nuove. faceva l'amore magnificamente. gli abbracci, dopo l'amore, mi tenevano lì con lei. basta cadere nei recessi bui e poco piacevoli, quelli che avevano lasciato le protomolestie subìte [ahhh, i preti]. ventimaggio, il giorno giusto per il compleanno di una persona bella come lei.

il ventimaggio si sono sposati la mia amica monica ed il marco, aka il togna. forse il più bel matrimonio cui abbia mai partecipato [assieme a quello del mio amico emanuele e la sua sposa]. bello come quando qualcosa di bello ed importante si manifesta, con tutti i dettagli, precisi precisi, che si posano e vanno al loro posto. realizzando il senso profondo del concetto di autentico. zero stonature e sfrigolature. zero tradizioni da rispettare. zero ipocrisia da cattolici à la carte. una  promessa che si fa sacra, testimonianza davanti a dio, cui loro credono. nell'unico modo in cui credere. che bel matrimonio. 

a proposito di testimoni.l'amica monica con un testimone, uomo. il togna con una testimone, donna. poco scontato. ma sono l'amica monica ed il togna.

a proposito di testimoni, carina la testimone del togna. devo averla già vista. dove posso averla vista? ah, ecco, dove l'ho già vista. quegli occhioni vispi non era la prima volta mi colpivano. quanto meno mantengo una certa coerenza. la volta prima, forse, lei con una divisa da boyscout, incontro parrinaro, quando ancora credevo convinto, sei-sette anni indietro. ora così graziosa accanto al togna.

chiedo di lei. un'amica comune con l'amica monica si fa evasiva: tanto a me sono anni non dà più retta. fatti avanti, dai. sì, vabbhè, penso. figurarsi se mi viene di farlo, a me. 

durante il pranzo - che buono tra l'altro, il vino. tipo le nozze di canaa partendo dal fondo - pare ci sia un giuoco di sguardi. oftalmomachia avrebbe detto il nonnetto putativo. la osservo fugace, ogni tanto. forse anche lei guarda me.

dopo le prime portate pausa dalle libagioni nel giardino del ristorante. caldo gentile, sole che accende il verde e luccica sul lago lì accanto. tutte e tutti più rilassati. gli uomini con cravatte dal nodo allentato, primo bottone slacciato, le giacche leggera delle fanciulle lasciate sulle sedie assieme le borsette. con una certa casualità incrocio il togna, casualmente, ovvio. carina la tua testimone. lui nemmeno prova a perdersi in convenevoli, va dritto al punto: sta aspettando che tu vada da lei. 

non so se essere più lusingato o più incredulo. vuoi dire che ho fatto colpo? poi però mi ricordo che bisogna essere coerenti nella vita. incapace di farmi avanti. quindi non vado da lei, quindi lascio che mi aspetti. altro giuoco di sguardi. poi lei saluta e se ne va. il sole comincia a tramontare. siccome ci vuole coerenza mi sento un pirla, con la sensazione abbia perso l'occasione. provo a recuperare in modo goffo, come quando si afferra al volo qualcosa che vedevi già per terra, rotto, coi cocci da raccogliere. chiedo al togna: ma ci avrà mica una mail cui scriverle? il togna mi risponde senza esitazioni. però capisco che lo sguardo che pare chiedermi: ma tu, che potevi andare a parlarle, ti ha aspettato per tutto il pomeriggio, che poi decidi di scriverle ecco, tutto questo lo fai: perché non hai avuto il coraggio? perché sei un pirla? o c'è dell'altro?

la giornata ed il matrimonio stanno finendo. siamo a casa dei genitori dell'amica monica. il sole è ormai tramontato. le ultime emozioni da condividere. l'aria comincia a farsi fresca. l'amica monica indossa un golfino bianco, che bella sposa che è. si capisce sia stanca ma molto contenta. le dico della testimone, e che le scriverò, credo di trasmetterle una speranza che mi sento sgorgare dentro. non dimenticherò mai lo sguardo con gli occhioni verdi. il suo viso luminoso da sposa a disegnare un sorriso, che però sembra tendere all'amaro. ed il tono che vuole abbracciarti, ma non nasconde una perplessità: guarda che però è una persona un po' strana, stai attento.  

forse non sto attento, le scrivo. mi risponde. le scrivo. mi risponde. nessun accenno al fatto non mi sia fatto avanti, il ventimaggio. forse riesco ad essere anche brillante, scrivendole. sarà pure strana, però scrive in maniera interessante. sembra interessante. mi piace 'sta cosa. ci vediamo per una birra? occhei, andata. incredibile. un appuntamento che sembra venir fuori così, spontaneo e fiducioso.

ci vediamo. è proprio carina. un po' gli occhietti, un po' il sorriso, un po' la sensazione di un'intelligenza vivace. che bella serata. tutto sembra andare nel modo più rasserenante e piacevole. vuoi vedere che smetto di essere singol? quella sera non succede nulla. è che ci vuole un po' di tempo prima di dichiararsi, esplicitare, acconsentire con un . comunque è tutto bellissimo. forse un po' di farfalle nello stomaco.

continuiamo a scriverci. le scrivo. risponde. e poi arriva la sua domanda: che facciamo questo uichend? come il semplice evolvere delle cose, dovessimo vederci intendo, fare cose assieme. tipo quelle che mi propone, tra cui anche una cena, a casa sua - dove vive sola. invito degli amici, ci passiamo una serata assieme. andata.

quel sabato tardo pomeriggio piove, a tratti in modo intenso. dall'alto verbano a metà del cusio c'è un po' di strada. se mai un giorno dovessimo metterci assieme vorrà dire tanti viaggi come quelli, con un'auto che peraltro ancora non possiedo.

sono da lei presto, prima di tutti gli altri, non è arrivato ancora nessun. siamo soli. mi mostra casa. carina, piccola ma accogliente. della stanza da letto mi colpiscono due cose. un paio di sci appoggiati in un angolo, lì da qualche mese ed il letto, matrimoniale, davvero enorme. chissà se mai ci coricheremo assieme, su quel letto, e faremo cose che ora non saprei esattamente visualizzare. sembra tutto così in un futuro da definire, però chissà, magari succederà. giungono gli altri ospiti. ceniamo. compagnia piacevole, mi sento a mio agio, per quanto sempre con quel filo di timidezza. lei mi piace, è davvero carina, ogni tanto mi guarda e mi sorride. chiacchiere lievi e calorose. tutto va bene. e come corre il tempo quando ci si diverte. forse corre fin troppo in fretta. perché d'un tratto tutti gli altri annunciano: vabbhè, noi ce ne andiamo. penso: ma come. è già ora? non mi sembra così tardi. intanto tutte e tutti se ne vanno, così, d'improvviso. sembra quasi una cosa artefatta, oltre che inaspettata. tipo quando guardi la tivvvù e bluup, non c'è più luce, e ti chiedi: chi ha aperto l'interruttore generale?

mannaggia, penso, volevo starmene ancora per un po'. ora che se ne vanno tutti, dovrò andarmene anche io. mannaggia. si stava prospettando una bella serata in compagnia, perché farla finire così presto? che fretta c'era?

rimaniamo di nuovo soli. però mi piange il cuore. volevo rimanere, e ora tocca andarmene. i gesti si fanno un po' impacciati, io provo a procastinare. davvero, vorrei passare altro tempo con lei. ora siamo soli. forse non è opportuno, chissà cosa potrebbe pensare. gli amici se ne sono andati, la serata ormai è finita, molto prima di quanto mi aspettassi, peraltro. così, un po' sconsolato davanti ad un destino amarognolo, esclamo: vabbhè, me ne vado anche io a 'sto punto. lei mi guarda perplessa, non dice nulla. io non so se capisco che forse è meglio vada, anche se non ne ho proprio voglia. sarà il caso che nei prossimi giorni chiarisca la situazione, mi dichiari in qualche modo, palpitando poi in attesa di un suo , eddddai, sembra ben disposta anche lei, probabile non mi dirà di no. così ci mettiamo assieme. fidanzati forse è un po' troppo, almeno per i primi tempi. però almeno sapremo come far procedere le cose, magari in una serata come questa, dopo che gli amici se ne sono andati. sì, è il caso affronti la cosa nei prossimi giorni e cominci a tastare il terreno.

lento mi avvio verso la porta. mi sembro comunque troppo veloce, che vorrei rimanere lì l'ho già scritto, vero? apro l'uscio, non me ne vado subito. sono appena fuori casa sua, lei un passo dentro. voglio rubare ancora qualche istante da passare con lei. già, lei. se ne sta a braccia conserte, il viso appena reclinato. le è sparito il sorriso, gli occhietti meno vispi. sembra osservino qualcosa oltre me, trapassandomi lo sguardo. e insieme forse mi rimproverano. ho la vaga sensazione non sia felicissima, un po' come me, che vorrei tanto rimanere, mentre sono costretto ad andarmene. cazzo, gli amici non potevano fermarsi ancora un po'? ritualizzo, spostando un zic più in là il momento in cui la porta si chiuderà alle mie spalle, salirò in auto e ripartirò, destinazione alto verbano, e durante il viaggio penserò che sì, è il caso cominci a formalizzare la questione: ci mettiamo assieme? gliene devo chiedere, lo farò da qui a qualche giorno.

 

ho ripensato molte, molte volte a quei momenti, a quello sguardo. me lo vedo anche qui, ora. ora che penso stesse chiedendosi: ma questo, esattamente, dove e quando smette di essere un pirla, per cominciare a diventare definitivamente un coglione?

l'ineffabile verità è che, allora, non avrei saputo nemmeno da che parte cominciare. poi uno dice che la formazione sul campo è fondamentale. appunto.

quella sera finì tutto. di fatto non volle più vedermi. dal suo punto di vista, a smaccata ed ineluttabile ragione.

forse, per essere strana, era strana. io sicuramente ero ancora più codina della gaussiana [quella bassa]. così rimasi singol, allora. per quanto poi non è che sia mai diventato un grande cultore della materia. appunto. sarà anche per questo che combino dei grandi casini, oggi.

per questo è sempre un regalo che mi faccio, fare gli auguri il ventimaggio all'amica monica e a il togna. auguri di buon anniversario. è un po' come se li facessi a tutte e tutti coloro che ci sono riusciti e che resistono. 

ad altri capita invece di percorrere tragitti diversi, anche molto eccentrici  per finire altrove.

Saturday, April 19, 2025

pèsach

niente. la pasqua non passa. tecnicamente vivo un personalissimo pèsach. non dalla schiavitù in egitto alla terra promessa, declinazione veterotestamentaria. non dalla schiavitù del peccato a quella della redenzione per mezzo del sacrificio dell'agnello, declinazione neotestamentaria. tutta roba che ha un senso, neh? per quanto con un sacco di effetti, pragmatici, che impatta milioni, miliardi di persone. no. è roba molto più intima, privata. la pasqua però non passa, nemmeno dopo l'apostasia personale di fine millennio scorso.

anzi.

il problema era proprio la pasqua.

un paio di paragoni, un po' improvvidi, forse. o forse no. forse accostarli. forse. c'è di mezzo il sangue.

le donne, quando sono in cinta, i primi due-tre mesi possono avere piccole perdite mensili. il ricordo del corpo del ciclo mestruale.

sembra che le stimmate di padre pio da pietralcina, durante il venerdì prima di pasqua, sanguinassero in modo copioso.

sangue. quello che rendeva impure le donne. quello che era segno importante della santità del frate. poco importa sia ben lontano da pensarla così. la religio, qua e là, manda fuori di giri il buonsenso razionalista. oltre che avere una discreta fascinazione per il pulp.

anche per questo feci apostasia, al netto del pulp. il personalissimo pèsach.

però la pasqua non passava. come un grondare qualcosa proprio in quei giorni.

dalla sensazione di spaesamento di quando si scioglievano le campane a festa, al termine della veglia madre di tutte le veglie, cui non partecipavo più. quell'annuncio a distesa lo ascoltavo attutito nel soppalchino. solitudini passate a scriverci sopra, condividendo all'inizio con la sola queen, colei che mi disse: apriti un blog, e scrivici. 

la pasqua non passa non ostante le serene convinzioni costruite passo a passo. non ostante mi senta lontanissimo dalle sovrastrutture e le ritualità automatizzate. "il rifiuto delle vuote ripetizioni. la religione come gerarchia"*. aver fatto pace e liberato da "Da inferni e paradisi, da una vita futura/Da utopie per lenire questa morte sicura"**. dal fatto sia necessario un dio trascendente per dare un senso a questo immanente disperante. così, tra l'altro capire, che non sono di sinistra perché ero cattolico, convinto, praticante, illuminato dalla dottrina sociale della chiesa. bensì sono stato cattolico, illuminato dalla dottrina sociale della chiesa, perché sono [ontologicamente] di sinistra.

non di sinistra perché cattolico. ma [stato] cattolico perché di sinistra. ecco il chiasmo che mi ha chiarito cose.

però la pasqua non passa.

non so se l'eco solo dell'educazione sentimentale della pre e adolescenza. quando tutto sembrava possibile. anche l'idea di salvare il mondo. non basta l'azione convinta del giovane convinto, che sceglieva la pasqua, lasciava ai più il natale soffocato dal consumismo. anzi. penso non sia solo questo. c'è qualcosa di più profondo. lo percepisco senza saperlo. i riverberi vengono da più lontano. forse solo alla cultura secolare, che ci è attaccata? o bisogna andare ancora più indietro? ad un qualcosa di ancestrale, di archetipo? ad un cassa armonica che abbiamo dentro dove risuona il nostro essere spirituali? il soffio, il respiro, il πνεῦμα (pneuma) che da fiato alla scintilla divina? posto sia necessario mettercelo l'aggettivo divino?

la pasqua non passa. e va benissimo così. ha tutto un suo senso. specie nei momenti di quiete come questo. le campane ormai si sono sciolte a distesa. è resurrezione per i cattolici. è comunque pèsach per me. oltre il sabato dell'indifferenza, quello tra il venerdì della passione ed la domenica della resurrezione. qualsiasi cosa laicamente significhino.

le domande lasciamole lì. a posto così. ci sarà da qualche parte un oltre, forse. può lenire la certezza disperante. ci può convivere assieme, mi sembra un contributo interessante. un oltre che mica deve per forza essere trascendente. magari, questo sì, trascenderci: nel senso di non confinato in ciascheduno. ognuno neuroncino di una intelligenza, collettiva. o qualcosa che le assomiglia. o le va oltre.

buona [la] pasqua che non passa. 

[ora ho una gran voglia di fare l'amore.]

 

* un paio di suggestioni, tra le meno significative, di un'interessantissima uotsappata con la mia amica letizia, aka mirtillogirl. difatti, nella rubrica, lei è mirtillo. rara intelligenza, la laeta, quanto importanti i suoi pungoli.

** un paio di versi di "libera nos domine". che quando ero un convinto praticante solo bianco nero mi mandò in crisi. e smisi di ascoltare il guccio per qualche tempo. che simpaticissimo pirla ero.

Friday, April 18, 2025

agnelli

agnelli, nel senso di sacrificali. che poi basta spostare un accento. piano: sacrificàli. oppure bisdrucciolo: sacrìficali. o forse no. è lo stesso. agnelli sacrificàli come l'agnello che si dona ai suoi aguzzini. però vale anche l'altro. agnelli, sacrìficali. un'esortazione. che tanto ci pensa lo scorrere delle notizie, sempre non le si ignori. sempre trovino ospitalità nell'elenco di quelle che ci danno.

sacrificàli, che fa molto venerdì santo. sacrìficali che fa molto gente spazzata via. le zone son ben più o meno quelle. sante, per alcuni. che di santo non hanno un beato cazzo. per molti altri. figurarsi per chi quella terra è tutta una distesa buche, macerie, distruzione, devastazione. e dolore. e fame e sete. chissà se e come l'ha voluto il dio che tirano in mezzo. dei dii che si sentiranno strattonati. posto che un dio possa sentirsi così. anche in quel caso, il dio o i dii, tutto piuttosto collegato. solo questioni di tempi e di interpretazioni. e di libri che si vogliono sacri. declinazioni diverse. una discreta fascinazione per il sacrificio. l'agnello funziona bene. così inerme, così placido, così plasticamente adatto al sacrificio. non c'è bisogno nemmeno di accanirsi. si toglierebbe centralità al sacrificio.

decine di migliaia di sacrificàti. cinquanta, sessanta, forse il doppio. tutto con la placida indifferenza dei quasi tutti. non è nemmeno perché siamo solo cinici, e guardiamo dall'altra parte. tipo quando si sacrifica l'agnello. tipo come se i mattatoi fossero fatti di vetrate, quanti vegetariani in più. 

agnelli sacrificàli, che coinvolgono come si ascoltano i riti pasquali del venerdì. quello dove l'agnello si consegna ai suoi aguzzini. grande dolore e tormento per il figlio dell'uomo. la leggono, ci passa oltre. oppure l'agnello del sacrificio la notte di pèsach. con il cui sangue segnare l'architrave, così l'angelo della morte non entrerà in quella casa. una delle letture presente nella madre di tutte le veglie, domani sera.

stesso coinvolgimento.

mentre a migliaia vengono spazzati via. ormai talmente tanti che ci si è corazzati, emotivamente. per non farci coinvolgere. e quindi sacrìficali. come se ormai non fosse altro cosa che capita. come la lettura della passione, ad ogni triduo pasquale.

in quel fazzoletto martoriato è venerdì di passione ogni attimo. chissà quale dio approverebbe tutto questo. posto esista un dio, al netto possa essere così stronzo.

per alcuni riservisti dell'esercito e dell'aviazione della stella di davide ormai è troppo. si stanno rifiutando. obiettano. non vogliono più essere loro il braccio del sacrificio. ricorda il soldato del girotondo del faber. "ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà". 

salverà, rifiuterà. tutto al tempo futuro. mica adesso. già.

e chissà quanto servirà. per esserci abbastanza soldati che non vogliono più il sacrificio. per averne abbastanza di agnelli sacrificàli, per obbligarci ad obbligarli a dire basta. 

quanto tempo occorrerà? 

finiranno prima i soldati che vorranno adoperarlo, il sacrificio?

finirà prima la corazza della nostra indifferenza, al sacrificio? 

oppure finiranno prima gli agnelli, per il sacrificio? 

e sarà questo il senso de: tutto è compiuto? [peraltro così lontano da quello del venerdì santo. ma d'altro canto qui non c'è resurrezione. non vale la terza trova di dio è morto.]

Sunday, April 6, 2025

inadeguatezze

cazzo.

che rientro.

due mesi abbondanti fuori di qui.

relativa speranza et fiducia.

va là, che forse vengono pure certe cose anche a me.

i tempi che si allineano.

le coincidenze che convergono.

le presenze che si fanno catalizzatori.

le creature che infondono coraggio - gimmmmiiifaaivvv, blonde cupid.

e poi cose mai fatte prima.

coricamenti non più soli.

e poi questa leggerezza e cose un po' dopaminiche che scorrono.

financo tratti di felicità [cazzo, fatemeli godere questi mesi. che poi può essere passi l'effetto dopaminico].

anni, probabilmente, che non mi sentivo così.

bellissimo.

poi.

zac.

i nessi temporali che si scambiano per causali.

e tutto sembra roteare, trottola impazzita, proprio dove non ci si aspettava.

occccazzzzo.

cazzo.

cazzo.

cazzo.

no.

quindi, prorompente come un lanciatore vega che spinge da sotto il culo, eccolo.

il senso di inadeguatezza.

non sono fatto per stare in una relazione, compiuta, propriamente detta.

non è roba per me.

a gazzigLioni di persone riesce. bene. male. ottimamente. arrancando faticosamente.

ma riesce.

a me no.

che si fottano i coach che dicono: occcccchio, che se usano questa scusa, fuggite.

[andatene affffffanculo coach della mia minchia.]

no. no. inadeguatezza.

faccio casini. che divori energie per provare a fare esattamente l'opposto pare non contare. granché.

non è self sabotage.

devo averci una qualche vita senza fine montata al contrario, nel kernel.

inadeguatezza.

provoco turbamento, incazzo, voci a tratti strozzate. vorrei esattamente il contrario.

sto di merda.

nemmeno più voglia di scopare.

cazzo.

che rientro [blogghico].

le ingiustizie epocali del mondo, cazzo le scrivo a fare? ci sono gazziGlioni di genti che lo fanno meglio di me.

le facetosità del vivere, mica mi viene di scriverle. me le faceto.

cazzo.

che rientro [nella realtà solita et immutabile singol].

che uichend del cazzo.

non mi voglio infilare nella vita di nessuna.

figurarsi.

che poi, se lo faccio, va tutto a troie*.

inadeguatezza. 


[*con immenso rispetto per le ragazze che sono costrette a mercimoniare il proprio corpo. meritano più considerazioni loro. c'entra niente i libri].

 

Monday, January 27, 2025

memoria

no. non è cambiato nulla rispetto lo scorso anno. e quello prima ancora, con quello precedemte. e così via, andando indietro a quando il senso del giorno della Memoria mi si è installato dentro.

certo. è più articolato da quando sono stato laggiù. che a vedere alcune cose, per quanto note, l'arroganza e la violenza di israele nei territori occupati. elemento disturbante che può rischiare di distrarre. e portare fuori strada. terra per nulla santa. palestina strozzata da israele.

certo. è più lancinante dopo il setteottobre, ed il pogrom disumano, con la risposta del governo di israele: spropositata, criminale, vergognosa, con azioni genocidiarie.

quest'anno poi vi è lo iato, lo sfilarsi, la polemica delle comunità ebraiche italiane. il via l'ha dato quella di milano. quella che si riferisce alla cisgiordania come giudea e samaria [credits michele serra]. quella il cui presidente è così amico del presidente del senato, che è lo stesso che teneva [e forse terrebbe ancora] i busti del duce sul mobile, fiero. che ti chiedi cosa non torni. con le consecutio che si sono ribaltate, intorcigliate, generando un nodo a strozzo. da lì per principi di coerenza non si passa.

le comunità ebraiche contro anpi troppo politicizzata, che ha osato l'inosabile: usare il termine genocidio. e quindi, per diretta conseguenza anpi antisemita. non è un mondo al contrario. è una realtà capovolta.

confesso che il tirarsi fuori delle comunità ebraiche, al primo rintocco emotivo, mi ha turbato.

dopodiché ho pensato che non serve. e che dalla dinamica dicotomica, respingente, ci si può sottrarre.

perché la Memoria trascende anche dai vertici delle comunità ebraiche italiane. il giorno della Memoria è più importante delle prese di posizione così simili a quelle di un governo fascio-religioso come quello di israele. certo che le comunità ebraiche sono importantissime. ma non sono indispensabili. è più importante la Memoria.

perché il giorno della Memoria è un inchino ed un monito. 

un inchino a tutte e tutti coloro attraversarono quell'indicibile. ebrei, rom e sinti, omosessuali, portatori d'handicap, dissidenti politici. tutte e tutti. è l'inchino, che l'Umanità, tutte e tutti, si deve fare verso coloro cui l'umanità è stata annullata. scientemente, sistematicamente, programmaticamente. per questo è indicibile, ed il termine genocidio è l'ancora semantica per tutto questo. ma forse è financo riduttivo. servirebbe qualcosa per nominare esattamente quel indicibile. e chi ha attraversato l'indicibile è qualcosa di diverso, è umanità che ha diritto ad un posto di rilevanza nella storia, dove nessun altro può stare. e quel diritto trascende le azioni, anche le più aberranti, dei loro discendenti. e non solo per un'evidente causalità, che va solo in una direzione. anche quella in cui i discendenti compiono azioni terribili e disumane. da avversare, criticare, stigmatizzare, condannare per il fatto siano azioni disumane, non perché a farle siano degli ebrei. il fatto siano i discendenti della parte fondamentale di quel pezzo di umanità rende tutto più lancinante. ma quella parte fondamentale di quell'umanità rimane tale. [a volte sembra ridicolo ribadire l'ovvio].

[ecco perché l'accusa di antisemitismo non ha proprio ragione d'essere.]

un monito a tutte e tutti noi. perché se l'abbiamo fatto una volta, è perché siamo in grado di pensarlo, pianificarlo, realizzarlo. e se è nelle nostre corde, per quanto più aberranti e ignominiose possiamo farlo ancora. per questo dobbiamo vigilare e ricordarcelo, farne Memoria. ci portiamo dentro quel lato oscuro. saperlo, averne contezza fino giù nel profondo, è il primo passo, fondamentale, per provare a far sì non accada di nuovo. senza nasconderci nel comodo, autoassolutorio: io non non agirei mai per l'indicibile. troppo facile così, neh? l'indicibile è stato possibile grazie all'indifferenza dei più. non solo chi obbediva a degli ordini. anche a causa di coloro che girarono la testa dall'altra parte. il monito alla paciosa pancia della gaussiana di noi altri. tutte brave persone, così facili a scivolar nel meandro oscuro di chi non ha voluto guardare. indifferente.

non è un caso che indifferenza è la parola che Liliana Segre ha voluto risuonasse assordante all'ingresso del memoriale della shoah.

il giorno della Memoria mi si è installato dentro. per questo non sono antisemita. per questo mi inchino a quella parte di umanità che ha attraversato l'indicibile. per questo non mi adeguerò, mai, all'indifferenza. lo so.




Monday, January 20, 2025

cambiamenti

forse la ricordo male. ma la storia che da grandi cambiamenti possono scaturire grandi opportunità mi convince fino ad un certo punto. deve averla detta qualche orientale. d'altro canto con loro si va a braccetto, ma non del tutto. che essere fatti le une per gli altri è altra cosa.

ci siamo trovati meglio in quello che chiamano occidente. è tutto relativo, ovvio. c'è sempre qualcosa più a occidente di qualcos'altro. è per capirci. 

meglio non vuole dire tuttottimo, neh? però, in un modo o nell'altro nasco lì, già in nuce in quella filosofia nata sui bricchi petrosi che si buttano direttamente nell'egeo. 

qualche secolo dopo poi mi hanno teorizzato, nella versione di come son venuta fuori ora. grandissima intuizione, grandissima idea, volevano alto, allora. c'erano re che si pensavano per volere di dio, sotto di loro i sudditi. pensa un po' l'idea di pari, che son cittadini. mica tutti, ovvio. ma era un gran bel cambio di paradigma. ovvio, quindi, il gran trambusto. roba del tipo: dove andremo a finire, se continua così, signora mia. figurarsi delle parole che dicevano: gli uomini son tutti uguali [questa mi pare la canti qualcuno].

sono la democrazia. quella che, appunto, gli uomini sono [quasi] tutti uguali. roba che il potere appartiene ad una piccola frazione di popolo. poi un po' di più. poi tutte e tutti, o almeno quasi. roba che ci siamo arrivati per approssimazioni successive. anche se approssimazioni successive non rende l'idea del buco nero di due guerre mondiali, l'indicibile della shoah, i fascismi che hanno inventato e che sputavano addosso a me.

la democrazia. quella dello stato di diritto. della separazione dei poteri, che uno li riassuma tutti non va affatto bene. l'intuizione degli uomini davvero liberi che non ci sono poteri buoni [anche questa mi pare di averla sentita cantare]. quindi Costituzioni che vanno a limitarli, i poteri. una controreazione salvifica, che garantisce l'equilibrio del sistema complesso.

sono diventata grande da queste parti. un po' di qua e un po' di là di quella pozza d'acqua chiamata oceano atlantico. i primi a mettermi in pratica sono quelli di là, al suo occidente. negli ultimi decenni si sono pure spacciati come i miei difensori. 'sti mendaci. avevano già perso la verginità sulla mayflower, [questa invece mi pare di averla letta]. vediamo se non fanno venire giù tutto, da oggi.

hanno provato a teorizzarmi sempre meglio. e devo dire ci sono riusciti anche più che benino. è poi la sintesi, al solito, il problema. tanto che qualcosa deve essere andato non secondo i piani. o forse secondo i piani di altri. anche se dubito l'abbiamo davvero pensato in quei modi. [già mi pare di sentirli, alcuni: non ce lo dicono, ci nascondono cose. è il bello di lasciar esprimere opinioni anche lisergiche]. non credo l'abbiamo progettata. hanno semplicemente lasciato andare gli istinti predatori e di avidità. ce li portiamo dentro. statisticamente a qualcuno viene fuori. son sempre di meno. son sempre più accumulatori compulsivi. forse è un caso che sia accaduto prevalentemente con i maschi. non so se è una questione di testosterone che è dannoso abbastanza spesso. oppure le donne non ne hanno avuto [ancora] la possibilità.

ora mi sembra si vada in testacoda. mi danno per roba vecchia, stanca. è che sono faticosa da rinverdire giorno per giorno ed ho bisogno del pronome noi, del concetto di comunità. qui ci abituano a farne sempre meno, di fatica, e conta solo l'io, atomizzati. forse vogliono far cambiare del tutto idea su di me. col il paradosso - solo apparente - lo si fa con il voto [la sovranità appartiene al popolo]. hanno messo al comando il gran filibustiere. qualcosa deve essere andato storto. e cosa riverbererà da là, per tutto il di qua, è il grande quesito. o la sottile paura.

io non so come ne uscirò. può essere che finirò consunta. e ci faranno credere che è molto meglio così. non a tutte e tutti, ma almeno ad abbastanza persone. può essere che ne uscirò con i morelli e bozzi. credo proprio tutto non sarà più come prima.

forse soccomberò. forse dovrò mutare con una velocità mai vista, a garantire l'evoluzione. un darwin sociale e politico con il warp. forse sta per finire più o meno tutto, quel che verrà bisognerà chiamarla in altro modo. forse dimostrerò di essere stata un'intuizione formidabile. e andremo comunque avanti,

anzi. ne sono convinta. bisognerà solo capire quanto tempo ci vorrà per tornare a rivedere le stelle [si, questa mi pare di averla letta da qualche parte], e se e quanto dolore, lutti, tregende saranno necessarie. speriamo nessuna. forse sarà durissima. 

di certo bisognerà tenere botta. e mai più figura retorica è azzeccata. perché saranno scossoni belli riverberanti. forse esagero. vorrei tanto fosse così. forse dimostrerete di avermi fatto propria più di quel che possa pensare, ottimisticamente. non so. quello che verrà starà là nel mezzo, dimensione frattale.

non resta che tenersi pronti.

allacciamo le cinture. da oggi si ballerà, ma non il gesto gradevole orizzontale di un desiderio verticale [anche questa l'ho già sentita da qualcuno].

diciamoci in bocca al lupo [viva il lupo]. se abbiamo tutte e tutti bisogno.

Saturday, January 4, 2025

funghetti

è accaduto venticinqueanni fa, come oggi. venticinquecazzodianni. è incredibile com'è volato il tempo. 

fu la prima persona nuova incontrata per la prima volta in quel duemila tondo tondo. la prima conoscenza di quel nuovo millennio. ci vidi un segno importante, simbolicamente preconizzante cose interessanti e apotropaiche. in quali cagate credevo, non ostante il mio nuovo agnosticismo razionalista scettico.

accadde a casa dell'amico alfio, c'era anche l'amico emanuele, assieme agli altri. c'era anche lei, amica dell'amica della compagna di corso. quella che meno amavo tra tutte e tutti di quel gruppo. giusto perché accompagnava l'amico alfio [difatti s'è visto come andò miseramente a finire. spianando la strada all'amico alfio, comunque non senza farlo soffrire]. l'amica sua uno sguardo di cui non fidarsi, a prescindere - e vedi c'erano pure già i segni.

a quei tempi ero incerottato dentro un cartamodello sociale che andava abbastanza per la maggiore. trovare la donna della vita, figliarci, fare il lavoro per cui tanto si era studiato [e i sacrifici fatti fare ai miei, al netto li facessero volentieri]. lavoro possibilmente che soddisfacesse e remunerato. obiettivi nemmeno così eccentrici. mica serviva tutta 'sta fantasia per porseli. non me ne stava riuscendo nessuno. giusto la remunerazione, normale neh? e al netto che la ricerca per trovare la donna della vita un po' deragliasse nell'ossessivo compulsivo.

quindi quando vidi lei, con 'st'occhietto vispo, parlata brillante, filosofa intruffolata dentro il mio dipartimento, pensai: ohibò! sarà mica lei?

mentre si spiluccava per cena a mezza bocca chiesi: ma chi è costei? ohibò, che bel personaggino, ditemi, ditemi di più. a mezza bocca, piena. rimasero sul vago. 

quindi venne il film, da guardare tutti assieme. l'avevo già visto. potevo cercare di rendermi brillante con lei. compatibilmente. lo ero anch'io. l'uomo d'acqua dolce, nel senso del film. il film legato a doppio mandato quella sera. antonio? funghetti!

la mattina dopo le mandai un'email, dal posto di lavoro, triste. il posto ed il lavoro. i motori di ricerca funzionavano già abbastanza per restituirmi un indirizzo, date le poche informazioni intercettate la sera prima. iniziai con spero tu ti ricordi di me. la mattina dopo. poi uno dice che una brava avrei dovuto frequentarla già allora.

la invitai ad un aperitivo. ero talmente agitato che ci arrivai con la febbre. glielo dissi.

per alcuni giorni immaginai cose bellissime, svolte esistenziali, cambi di direzione arabescate. poco importa intuire che già convivesse con un uomo. la seconda volta che ci incrociammo la piccola epifania. eravamo in metropolitana. le osservai la nuca e come il collo, con una curvatura poco fascinosa, si congiungeva alla schiena. l'intuizione di un ingobbimento, liscio e quel che basta adiposo. giù di lì scivolò per sempre la mia fascinazione erotica. ebbi un brivido di piccolo ribrezzo. capii che lei proprio non mi attirava. altro che donna della mia vita. ma il personaggio mi aveva abbacinato, cosa in cui una donna, allora, riusciva con una facilità scandalosa. così feci una cosa che per anni mi raccontai come un colpo di genio relazionale. sublimai il mio preteso innamoramento in un affetto incondizionato. un cambio di fase. da gassoso a solido. non le avrei mai messo la lingua in bocca. però lei poteva diventare maledettamente importante. colmare un po' di solitudine affettiva che avvertivo attorno a me. mi sarei evitato lo sbadta di una relazione - per cui non ero pronto per un cazzo, ora lo so. avrei potuto vivermi appieno la sua amicizia.

e poi lei mi ammagliò, come è capacissima di fare. con la sensazione mi apprezzasse per quel di scombinato irrisolto ero. fu la prima persona che me lo dimostrava in un certo modo. e che poteva capirmi, senza sfrondare tutti i trucioli di stranità. quello che facevano in tanti. e poi sì. in quel periodo di cambiamenti di paradigma ero rimasto piuttosto solo. da qualche parte bisognava ricominciare.

arrivò nel momento giusto, nel posto giusto, nel modo giusto. a che non fosse la persona giusta ci sarei arrivato ben più tardi. dopo aver ammonticchiato carichi emotivi spropositati.

caddi in quella specie di amicizia. convinto fosse una delle cose più belle potessero accadermi. oggi è la più grande delusione mai capitata. forse ancora di più della storia del prete oratoriano. [anche se con lui ho dei nodi non del tutto risolti, potenzialmente debordanti. devo far chiarezza e pace tra me e me.]

quanta sproporzione. totalmente mal riposta. prova a caricare così una nave e vediamo cosa succede al primo mare un po' agitatino.

ero troppo abbacinato per accorgermene. non so se fu furbizia, o semplicemente il suo modo di essere. mi diede due mezze dita di simpatia, stima, comprensione, ascolto. io le diedi le chiavi di tutto. lei era deputata a strutturare la mia felicità ed il mio bene. non ci saremmo mai innamorati [allora pensavo potesse accadermi con qualcuna, ne fossi ben capace]. poteva essere una delle persone più fondamentali. la più fulgida e immarcescibile delle amicizie e dell'affetto. che coglione.

la moglie del nonnetto ci mise pochi attimi a sgamarla. il nonnetto si accordò subito dopo, appena passato l'effetto uè-uè del suo porsi partenope brillante e ineccepibile, frizzi e lazzi e struffoli. quella donna ti sta eterodirigendo, ti tiene al guinzaglio a suo piacimento. appunto. la lola la sgamò in un amen. mannnnò, che dite? è fatta così. è che siamo molto legati e mi vuole bene.

avevano ragione.

me ne accorsi una sera di sei anni dopo. uno dei momenti più dolorosi io ricordi di questi venticinque anni. lutti e infortuni famigliari a parte. ho la nevrosi delle date. quella del giorno di quella sera, pervicace, non voglio memorizzarla. bastò una frase apparentemente buttata lì. e venne giù tutto. e capii. come tutta quell'amicizia da lemma fondamentale fosse intesa come non altro che una sua gentile e misericordiosa concessione. manco carlo alberto ed il suo statuto octroyée. tutto il contrario della reciprocità e affetto condiviso. una ineccepibile sua capacità di gestire la comunicazione.

avevano ragione.

d'altro canto dove c'è un sadico c'è un masochista. non possono stare uno senza l'altro. dove c'è uno che consegna le chiavi del tutto e chiede: rendimi felice, c'è una che se le prende, con la convinzione adamantina a lei riesca magnificamente, proprio perché è lei. le chiavi esattamente a lei, come atto inevitabile.

me ne accorsi da una frase. non fu abilità da pensiero laterale. fu il tassello semantico che diede senso a tutta la fiaba all'incontrario che stava apparendo. altro che sagacia. da tre anni lavoravamo assieme, era già successo abbastanza per capire l'essenza del personaggio. oltre la sciagura di infilarsi in quel progetto lavorativo, un cul de sac idrovoro alle mie esigue finanze [non solo le mie], nonché dell'autostima e dintorni. non volevo vedere. ci avevo investito troppo. troppo complesso darsi così tanto del coglione, pure per me. figurarsi. tanto era lo sbrego che si stava rivelando. io che l'avevo fortissimamente voluto e perseguito. 

non è stato facile vedere crollare il velo. fu la primissima cosa che dissi ad odg, qualche mese dopo. non a caso. incrociare odg fu abbastanza correlato a quel che venne giù, in quei giorni. chi mi disse: avresti bisogno di una mano. come arrivai a lei. capitano anche i rimbalzi positivi.

però.

questo è un post per la gran parte inutile.

che senso ha, ancora, ricordarmi la delusione più importante. perché tornare sul principio attivo del mio più grande fallimento. tutte 'ste righe buttate per un personaggio che non vorrei neppure più vedere in cartolina. roba che uno vorrebbe rimuovere così tanto, però più sfreghi più ti accorgi di come sia inutile. perché quelle cose sono passate. però ci sono state. punto. non le si può levare, scalpellare via. sono accadute. ci sono valide ragioni termodinamiche acciocché indietro a toglierle non si puote andare. anche la coglionata nella più sgaruppata idealizzazione potessi realizzare. talmente lisergica che fatico a riconoscerne i pezzi buoni che comunque ha anche costei. e ci mancherebbe.

[forse più che per lei, mastico amaro per me. per come e quanto sia riuscito ad essere così pirla. più difficile da dimenticare. e da digerire.]

e così provo a ribaltare un po' il punto di vista. basta roba denstruens. come direbbe lei. l'invettiva pura è energia sprecata. quindi la guardo in altro modo, costruttivo. e di - di nuovo - di riconoscenza.

l'averla incrociata mi ha fatto conoscere persone e situazioni. tante situazioni le lasciamo pure scivolare via. qualcuna me la tengo. a posto. la stragrande maggioranza delle persone scivolano, parimenti, ad un'incollatura. tanto evanescenti quanto la fuffa che spesso ha circonfuso quelle cose lì.

però ci sono persone che sarebbe stato davvero un peccato non conoscere. che non avrebbero riempito, tanto, poco, il mio divenire. invece ci sono state, assieme a tutto il resto. e ci sono. con tutta l'importanza che si sono portate dietro. alcune probabile continueranno a farlo. e poiché sono indissolubilmente, legate a quel nesso causale da grande nocumento, allora sono ancora più preziose. perché sono gli affetti importanti da salvare. sono un gran pezzo di significato di tutto quello che fu. lei che se ne vada e scompaia. io mi tengo qualcuno degli effetti di essermi passata così vicino. non è nemmeno una rivincita. è lasciar andare, per viaggiare più leggeri. e so con chi farlo.

va benissimo così. anche una delle relazioni più da tregenda ha avuto un senso. ha fatto germogliare altro.

succede sempre così, neh? però, che questo sesquipedale svarione mi abbia regalato queste stille preziose, è bell'aiuto a provare a scavallare. andare davvero oltre. a metterci dei sassolini sopra. tutti quelli che avrei dovuto togliermi, ai tempi, dalle scarpe. e invece no. tanto avrei voluto evitarmi. sono arrivati però i germogli.

e i germogli fioriscono.

e trovo che tutto questo sia bellissimo.

 

[che poi, liberiamo anche il film da tutto questo.]