Tuesday, November 1, 2022

faccio un post cazzaropolitico /post ultimo post- l'educazione sentimentale della fratella /1

perché son talmente rapido e sul pezzo, tipo un cronista di nera sul luogo del delitto prima degli sbirri, ci scribacchio solo ora. [c'era dell'autorinia, se non si era capito.].

roba che col nero un po' ci ha che fare. la storia della fratella d'italia. intendo. che l'eco non solo si è smorzato da mo, che ormai è mesozoico nel turbinare del meinstriiim. l'eco delle consultazioni, l'incarico, la lista, il giuramento e le inquietanti discussioni alle camere, per la fiducia.

ero rimasto allo sbrego delle elezioni. e qui c'è già un governo - nero - nel pieno delle sue funzioni.

è stato un bel turbinio. tocchi di pensieri abbozzati, sensazioni, mezze idee. e tutto il proluvio di cose ascoltate e lette. da gente più in gamba e intelligente di me. però spesso intravvedevo dei rimandi a baluginii di intuizioni che mi sembrava di aver avuto. tipo specchietti qua e là, in cui mi ci trovano robe già frullatemi dentro.

con tutta l'eco emotiva che la fratella suscitatomi. roba decisamente variegata e fottutamente [auto]spiazzante.

già

perché mica lo nego, che un moto di emozionante, imbarazzante, orgoglio per questa donna l'ho provato, col retrogusto da piccolo incazzo. tutta roba che ho comunque cercato di dominare e rimettere in prospettiva. 

che, occhei, è un momento storico per la storia di questo paese. la prima donna ad essere presidente del consiglio dei ministri. con tutto il significato simbolico e di tappa fondante che si porta appresso. [questa la parte emozionante]

però si tratta della più destra ci poteva capitare, a fronte della più travolgente affermazione elettorale di destra della storia della Repubblica. [questa la parte imbarazzante]

con il rammarico di veder scippato, per sempre, questa primigenie alla sinistra, che ne ha così di cose da [re]imparare. anche solo per la rappresentanza e i cuori che dovrebbe accendere, oltre alle menti. [questa la parte da piccolo incazzo]

già.

perché in fondo credo che tutti quelli che non votano a destra, da carlovuinston [escluso] in qua per intenderci, la vorrebbero una fratella dalla loro parte. che non sarebbe una fratella, ma una donna che sappia esprimere un'idea di paese - non nazione - che sappia ispirarsi a valori per cui valga la pena sbattersi, entusiasmarsi, dare testimonianza. e nell'immaginifico delle cose che stanno in universi paralleli, avrei financo saputo godermi anche l'emozione di vederla emozionata, la fratella. lei che ha rotto la cupola di cristallo, ne ha orgogliosa contezza e non ne nasconde appunto l'emozione. e invece noi muuuuuuuti. a tacersi, svicolare, anche l'importanza di questo passaggio. che non si sappia troppo in giro l'empatia per i moti pre-commovevoli verso costei. la fratella.

poi ha dichiarato e replicato alle camere, per la fiducia. e tutto si è rimesso quasi in bolla, ma non è stato così rassicurante. anzi.

perché quello coi capelli di kevlar, ventottoannifa, da abilissimo venditore di tappeti, era riuscito a piazzare il più lisergico dei prodotti da imbonitori. gli era venuto bene il più grande spottone pubblicitario della storia d'italia. così aveva convinto una parte importante di elettori ad acquistare la sua idea di paese - non nazione - che discendeva rutilante dalla sua tivvvvù commerciale, piena di opportunità, ricchezze, pailettes, lustrini, e perché anche un po' di figa. garantiva lui. se l'aveva fatto realizzando un impero personale, perché non avrebbe potuto riuscirci per l'intiero stivale? ma di venditore di tappeti si trattava. a rincoglionire con degli spot. non era la visione di uno statista, era un'offerta commerciale.

quell'altro, il più pistola dei due matteo, si era trovato nel posto giusto al momento giusto. a dispetto della mediocrità abilmente camuffata. in un partito leninista senza correnti. il cinisimo di un social media manager ha fatto il resto. giusto il tempo di esalare arroganza verso i migranti, e soprattutto chi li tira fuori dal mare: bersagli facili, molto effetto sulla pancia peggiore. un combinato disposto stronzo. poi il pallone aerostatico dell'importanza [auto]percepita, con la sua insipienza, si è sgonfiato. d'altronde patacca era e patacca ha dimostrato essere. e comunque solo i pistola segano i rami su cui sono seduti. evanescente nella pochezza di un grandissimo millantatore coi rosari e 'sta gran voglia de abbuffasse alle sagre.

la fratella è davvero altra roba. mai pensato fosse sprovveduta politicamente. non foss'altro per il fatto che fa politica da trent'anni. e non per cooptazione ricevuta, financo in contesti non esattamente semplicissimi. per dignità e convinzione dell'esserci, in quel contesto, potrebbe pisciare in testa ai due di cui sopra. e secondo me si è percepito tutto nei discorsi, e repliche, per la fiducia. ed è stato un brivido lungo la schiena. ma non di quelli piacevoli. perché quell'evocazione di nazione - non paese - che n'è uscita è in presa diretta con il modello della destra più convinta e certa. ohibò. non che la cosa possa stupire: da lì la fratella viene, e il pieno di voti ha fatto. è che sentirlo snocciolare con la retorica, il para e metaverbale fa un certo effetto. e comunque non si è mai del tutto pronti.

e poi c'è quell'eco, quel riverbero di fuochi lontani, che ho riconosciuto, perché ci sono passato pur io. e capisco perfettamente lo spirito e la convinzione che ti spingono a pensare, affermare, immaginare, enuncire cose. a farle, invece, parliamone - per fortuna.

mo però basta. che tanto per cambiare sono andato lunghissimo. e c'è ancora tutto un gran pezzo. anche perché: dov'è l'educazione sentimentale?

ma in un altro post.

Saturday, October 15, 2022

traslochismi

in effetti passo da un piano all'altro. esattamente sopra donde scrivo ora. almeno so già come andare a pisciare di notte tenendo gli occhi chiusi.

eppure non è stato semplicissimo. e tanto per cambiare ho tergiversato fintanto che il coinquilino ha cominciato a tossicchiare: e mo sarebbe anche ora di muoversi. non è nemmeno così escluso mi sia ubriacato di lavoro, nelle ultime due settimane, per aver la scusa per non prendere le cose pesanti e definitive e chiuderla qui, con questo appartamentino, invero sempre più sfighinz, oltre che ormai lasciato andare e svuotato pezzo a pezzo. proprio ora, nella sala giorno-notte c'è il riverbero degli ambienti quasi completamente vuoti, frose l'eco del ticchettio dei tasti del picccì. domani sposterò la scrivania e tutti gli ammennicoli con cui lavoro, cazzeggio, ragiono et alter. avevo financo pensato di farlo nel pomeriggio, che così non si tergiversava davvero più, mi ero detto. anche l'amico emanuele - sia ringraziato il destino, il cielo o chi per lui di avermelo fatto incrociare quasi trent'anni fa -  mi ha pungolato: dai portiamo su anche 'sta roba. ma dopo il frigorifero, il divano letto, gli armadi spostati e ri-montati poteva bastare così.

sono contento ci sia stato lui. la mia rete sociale meneghina si è particolarmente ristretta. non è che sono solo orso io, è che poi alcune persone è meglio allontanarle, si sono allontanate geograficamente, oppure sono state cacciate dall'amicizia condivisa. sì. sono più solo, ma certi tossicismi è meglio tenerseli alla larga. quindi l'amico emanuele ha un [doppio] grande valore simbolico, nella mia necessità di agganciarci sempre una qualche lettura transazionale.

se ripenso a quando vi entrai, qui dentro,  [mi] è davvero cambiato il mondo almeno due-tre volte. fuori sicuramente, ma di certo dalle parti del mio coinquilino e mie. cosa speravo, credevo, mi immaginavo, preconizzavo, desideravo, sembrano quasi cose di un personaggio un po' coglioncello, onusto di buoni propositi, molto illuso, non ostante tutto. sembra davvero il protagonista di un romanzo di formazione che non ho mai scritto, o le gesta da infilar nei versi di una canzone ironica che non ho mai composto.

entravo qui dentro dando fondo, di fatto, ai miei risparmi, per un cambio di vita che non poteva che essere un trampolino verso magnifiche sorti e progressive personalissime. avevo già immaginato nella mia testa di una fantastica festa inaugurale, in cui si sarebbero presentate ben tre fanciulle di nome federica [una nella serenità delle cose - la cugina, un'altra nella complicazione logistica - da roma conoscenza blogghica, l'ultima per l'ossessività dei tranquillizzanti film mentali, sganciati dal principio di realtà] oltre le altre due dozzine di partecipanti. pensavo: staremo strettissimi ma sarà un inizio col botto. che in realtà ci fu, il botto, che con la fine dei risparmi arrivò la fine di un'amicizia. che forse peraltro non era mai inziata: era semplice manipolazione che io scambiavo per cosa preziosissima immaginado una reciprocità che non c'era. il punto angoloso con la persona che stava quasi in cima all'elenco delle persone fondamentali. colei che mi aveva spinto a fare il passo. colei che mi aveva intuito fosse un appartamento giusto. colei che mi arredò sala e cucina - le dissi: pensaci tu. invece scoprii che non era la cosa pensavo fosse. fu un personalissimo piccolo trauma. ed alcune cose sono andate in vacca. e da lì un disfacimento inevitabile di quello che ci stava attorno.

entravo in questo appartamento rimirando orgoglioso il piano di marmo, che impreziosiva la cucina ikea. dono dell'amico daniele. l'avevo scelto di materiale nobile, che mi piaceva quello, senza sapere fosse così nobile. me lo posò con maestria, in una giornata di marzo. ne fui molto contento e grato. tenni il vuoto della bottiglia che bevemmo quel giorno per molto tempo. quando mi proposero, oramai più di un anno fa, di trasferirmi la prima cosa cui pensai fu il piano di marmo. e chiesi subito: e come faccio a smontare la cucina? solo per il piano di marmo è un delirio da spostare. mannò, mannò la cucina c'è già, mi risposero. ed io pensai, quasi con sollievo, che era arrivata l'ora di lasciare anche quell'oggetto transazionale, a testimonio di quello che si era incrinato con l'amico daniele, da qualche settimana. un altro personalissimi piccolo trauma. e io non riesco a togliermi dalla testa sia stato anche quello a far smottare le cose, in quei mesi. che poi è arrivata la setralina.

quindi mollo appartamento che titillarono altri, con un piano di marmo che ricordava altri momenti, che sarà semplice non usare più. è davvero un piccolo grande cambio. come ogni volta che si cambia casa. non credo sia così scorrelato il fatto ne stia sognando spessissimo una di casa, che non c'è più. quella dell'hometown prima versione, quella dell'adolescenza e prima giovinezza. prima che fratteme si costruisse la sua vita rigogliosa e piena di soddisfazioni prendendosene la sua metà di quella: la parte alta, che avrei voluto tanto io. campione dell'inazione già allora.

trasloco solo di un piano. ma è un cambio importante. che naturalmente ho rallentato. cambio la disposizione dei mobili per dargli un segno anche topologico. 

scavallato l'ultima ritrosia fattuale - frigo e letto - con l'aiuto dell'amico emanuele, che è lui il simbolo transazionale, che ho la vaga sensazione non produrrà personalissimi piccoli traumi. forse la comunanza di educazione sentimentale regala propaggini cui aggrapparsi, anche negli anni della maturità e oltre.

trasloco con l'idea che vorrò andarmene spero presto da lì. e questo è anche un modo per cominciare a prendere confidenza con il cambio che spero avverrà non troppo in là. e quindi sarò meno titubante, me lo auguro almeno. è come se mi servisse una specie di conferma: sì, ce la posso fare. cambiar casa si può eccome. è ora di guardare avanti. molla qui i simboli transazionali di questo appartamento. come molli questo primo piano col serramento più importante che è un colabrodo termico. è roba passata.

pubblico il post, spengo e salgo. si dorme altrove, da questa notte.

Wednesday, October 12, 2022

faccio un post cazzaropolitico /ultimo - la diciannovesima, e che dioochiperlui ce la mandi buona

quando nel 2006 il cosidetto centrosinistra riusci a vincere non vincendo, io me ne tornai a sixthsaintjohn improvvisando la partenza dall'hometown. incazzatissimo. avevo riposta molta fiducia che quelle elezioni potessero essere un primo raggio di sole - simbolico - dopo la morte di mio padre. e invece nulla. la primavera continuava a tardare ad arrivare.

scrissi un post di getto, nel primissimo blogghettino. e ricordo che mi venne in mente venditti. ed il suo "scopare bene, questa è la prima cosa". quindi immaginai che non mi restava che scopare, per consolarmi. naturalmente non se ne fece nulla, nei molti mesi successivi. non solo per quello non mi consolai molto. e la primavera, quell'anno, fu come se non fosse arrivata mai.

a proposito di scopare non è che le cose siano poi cambiate. oltre tutto la mia amica paola mi ha ricordato che qui forse stiamo rovinosamente andando a cozzare addosso all'armagggggheeedon nucelare [cit. sliiiipiiigiò]. ed oltre a non sapere cosa mettermi, continuo a non scopare. e questo è seccante, oltre che beffardo. forse è il caso mi iscriva a tinder. ma ho la vaga sensazione non basterà nemmeno quello. 

ma non divaghiamo.

anche perché, a proposito di tracolli elettorali, domani si inaugura la diciannovesima. nel senso di legislatura. il parlamento più a destra degli ultimi cento anni. altro che scopare per mitigare. per quanto non sia così incazzato come in quella primavera che non venne mai. quindi possiamo anche chiuderla qui con [questi] post cazzaropolitici. che poi son talmente sul pezzo, che ho fatto passare quasi tre settimane dalle elzioni. però appunto, il tutto inizia domani.

che poi sarebbe anche uno di quei giorni di compleanno che non è necessario ci sia qualcuno o qualcosa a ricordarmeli. lo so da me che domani compie gli anni la mia amica simona. e che compleanno, soprattutto. una splendida quarantenne che levati. che devo interloquirci piuttosto diradato, per avere il tempo di elaborare le suggestioni preziosissime e pregne, dense più o meno come una stella di neutroni. che poi ogni volta è come se imparassi qualcosa di nuovo. o capissi qualcosa di più.

però appunto, questa diciannovesima destrissima legislatura in un qualche giorno, doveva pur incominciare. ed è il giorno di un compleannissimo dell'amica simona. e nel mio piccolo da questo piccolo blogghettino della minchia, posso comunque affermare di averci praticamente abbastanza quasi preso piuttosto bene, più o meno.

cioè.

i faivstarrrrre, che han tenuto fede al doppio mandato. pure quelli che se ne sono usciti dai faivstarrrrre, che mica li hanno rieletti. legislatura destrissssssssima ma - tipo - senza toninelli e ggggggiggggiinonnuostro.

l'avvocatoconte, in quanto capo dei faivstarrrre o forse i faivstarrrre ora sono il PdC [partitoDiconte]: incarna perfettamente lo spirito da non-statuto del movimento. che loro dicevano di non essere né di destra né di sinistra. e il loro capo vi fa fede, però per sintesi addittiva. cioè: dopo esser guidato un governo di giallo-destra, quindi uno giallo-rosino, nonché in maggioranza in quello di giallo-rosino-destra-vivalafiga, ora è pacifista-proletario. il suo partito non è né di destra né di sinistra, lui è riuscito ad essere tutto, ed il suo contrario. trasformismo doroteiano. quindi pure dicccì. che zelig de noarti 'stovvvvvocatoconte.

carlo-vuinston-calenda fa carlo-vuinston. mena fendenti tuitteristici a chi non è carlo-vuinston. prova a ribadire, in tutti modi, che qualsiasi cosa non venga fatta sotto l'egida di carlo-vuinston, sciolta li colga. e lui fa cose a prescindere da tutti gli altri che non sono carlo-vuinston. e gli altri che non sono carlo-vuinston, possono giusto confidare in un folgorazioine tipo san paolo sulla via di damasco, ravvedersi e chiedere a carlo-vuinston di proteggersi sotto l'ala della sua egida. ma prima chiedere: per piacere, ovvio. chissà cos'altro ci riserverà. e comunque a furia di menar fendenti e tarantolarsi sembra abbia perso da qualche parte l'agendadraghi®. anche se, in tutto questo, io ho quel brividino di sensazione di attesa. quello che ti prende quando senti cantare il gruppo spalla. che si sbatte un casino per provare ad intercettare le emozioni deli astanti. ma nulla. gli astanti hanno già il cuore e i polmoni pronti e tesi ad accogliere il protagonista principale. quello che attende dietro il gruppo spalla, osservandosi distrattamente le unghie ben curate e che pensa: "ma quando cazzo smamma questo, che ora vi faccio vedere quanto so artista forgiato dal sacro fuoco del talento in purezza". che poi addirittura l'ha portato in parlamento, 'sto gruppo spalla, mentre lui magnava popcorne sul jet privato in giro per l'italia. carlo-vuinston, pivellino, ora scansate. lascia fare a lui. vedrai cosa sarà capace di combinare sul palco esclusivissimo del senato della repubblica.

il pidddddddddddì ha perso. me cojoni. e quasi per statuo, tra quelli che hanno perso, cioè praticamente quasi chiunque, è l'unico che sembra abbia perso solo lui. e da partito della serietà e della responsabilità onora giudiziosamente le tradizioni e l'ontologia. così quello che stanno facendo, dicendo, smarmellando è l'apotesi dell'essere piddddddddì. nuovo giro, nuovo segretario, solita apoptosi delle correnti, nuova sconfitta. quindi a posto così.

la destra ha vinto. cioè no. ha vinto la fratelladitalia, che he il triplo di voti degli altri due: il duo di maschi alfa e [capellidi]kevlar, che son stati suonati per bene. ho ascoltato parecchi bravi ribadire quegli abbozzi di pensieri che già mi erano venuti. ora questi partono, domani. non è così impossibile riescano financo a dar l'impressione di farlo per bene, di buona lena. poi sarà guerriglia urbana. la fratelladitalia è tutt'altro che sprovveduta, tatticamente ovvio [gli statisti giocano un altro campionato]. quindi è verosimile non farà le minchiate che hanno combinato, a loro modo, i suoi precedessori destri e destrissimi. fatico a credere segherà anche lei il ramo su cui è seduta, per delirio di onnipotenza o per il semplice fatto di essere pirla. però il periodo è tenicamente un puttanaio, le tocca 'sta cosa all'inizio dell'autunno e non in primavera. con tutto quello che simbolicamente poteva significare. iniziare quei sei mesi dopo si immaginava: non foss'altro per aver il tempo - che pensava di sfruttare - e che viene a mancare, per preparare meglio il tutto. e altri a far il lavori sporchi, che adesso dovrà far lei.

non sarà semplice. e le cose potrebbero non mettersi così bene. sia per la dabbenaggine complessiva. sia per il contesto globale. oltre alla questione delle pistolettate - figurativamente ovvio - che non mi meraviglierei cominceranno a tirarsi vicendevoli. o i maschi alfa-[capellidi]kevlar contro la fratella. e per confodere, come una spettacolare cortina fumogena, potranno picchiar duro su altre istanze. quelli su cui possono andare d'accordo. specie a martellare le alterità che non sono loro. i diritti civili, in tutte le possibili declinazioni. anche perché se la gente è incazzata per le bollette che non si abbassano, sai quanto gliene fotte che menano un frocio? che annegherà più umanità nel mediterraneo? che diventerà sempre più complesso abortire? che ci scappa qualche manganellata di troppo nelle manifesta? che qualche diritto sindacale, oplà, diminuito.

chiagneranno e fotteranno. si lamenteranno contro qualcos'altro non son loro. facevano già così i fascisti.

già. i fascisti. che ovvio non tornerà il pelatone a parlare dal balcone. è tutto il fancleb sentimentale che può nebulizzare chissà cosa. e forse avrà più senso, lo riscrivo, scendere in piazza. anche per ricordarci che i diritti non sono una cosa inavobile, una volta conquistati sono lì per sempre a prescindere. bisogna saperli e saperseli far mantenere. è necessario tenerli alti e vivi, sospingerli.

non sarà semplice.

e non sarà semplice nemmeno per la senatrice più anziana, che domani presiederà l'aula. a volte le concidenze, il destino, il caso scrivono sceneggiature quasi perculanti. che non bastava che nei ridossi del centenario della marcia su roma, una post-fascista diventerà la prima presidente del consiglio dei ministri. no. la senatrice Segre presiderà l'aula e lascerà il posto, cedendogli lo scranno, ad un altro post-fascista. se possibile ancora più della fratella. lo stesso che con lo sprezzo per la decenza l'ha perculata poche settimane fa. la vittima dell'orrore dell'abominio di quel regime, che cede il posto a chi sosteneva che, quell'abominio, aveva avuto grandi zone di luce.

non sarà semplice. e a vederla in maniera statica, come se fossimo costretti a fermarci all'attimo che congelerà la foto di quel momento, sarà decisamente, decisamente, decisamente sconfortante. quasi una sconfitta.

però.

si può allargare lo sguardo. osservarla nella prospettiva del divenire: da quello che è stato e quel che sarà. e metonimizzare i personaggi. perché il senso più profondo è che una ragazzina, che avrebbe potuto essere inghiottita dal fluttuare del battere di ciglia del caso, è arrivata a sedersi su quello scranno. e proprio tutto quello che globalmente l'ha portata fin lì, può permettersi la possibilità di cedere il posto ad un fascio. nel consesso democratico e delle istituzioni [tuttosommato] libere la ragazzina non può che cedere il posto. è connaturato al sistema, guai se così non avvenisse. ed anche se il fascio [sottosotto] vorrebbe che quel posto diventasse suo, mica succede. ed è comunque solo questione di tempo. perché la direzione del fluire delle cose è che sarà possibile, ad un'altra ragazzina del passato, tornare, sedersi su quello scranno. è nel divenire inevitabile, non ostante gli arabechi neri dei [piccoli] salti all'indietro. il fascio è un intoppo, molto fastidioso ma intoppo. è il vecchio rottame che non è fatto per restare: passa. è la ragazzina a tornare.

Sunday, October 2, 2022

se lo sguardo guarda avanti

un paio di giorni fa stetti ad un concerto di un coro d'insieme. ne fui molto soddisfatto, anche solo a sedermi sulla panca della chiesa dove si tenne. perché mi uscii di casa per andarvici, non ostante la stanchezza, la pioggia che batteva il marciapiede. e non avessi prenotato. al limite torno a casa - dissi tra me e me - importante è provarci. fu una piccola conquista gratificante. d'altro canto ognuno ha le sue sfide, anche quelle più minuscole possono portarsi appresso particelle di garrulità.

poi è iniziato il concerto. ed è stato ancora più bello. e mi son riportato indietro, oltre la levità serena di quell'esserci stato ascoltando, tre-quattro suggestioni.

una è che quel coro, che già conoscevo, è toccato dalla grazia di averci dentro una specie di non linearità della qualità. perché [anche] come ascoltatore sono decisamente un puntacazzista. non sento gli odori. ma ho l'orecchio fino, molto. non ce l'ho assoluto [avessi potuto scegliere tra l'orecchio assoluto e una natura di dimensione importante non avrei avuto dubbi. d'altro canto non avendo potuto scegliere, non ho né l'uno né l'altra]. probabilmente i professionisti sopraffini ne capiscono più di me. però credo converranno che questi cantano davvero bene. ed è un'esperienza quasi uterino-immersiva ascoltarli [esattamente il contrario di quei convintissimi che ieri ce l'hanno messa tutta, alla locanda dell'amico carlo. musicisti così così, coro simile pop-gospel sguaiato e scoordinato, amplificazione mortificante. ne è uscita una cosa per me inascoltabile, quasi di intimo disagio. mentre lì intorno un sacco di gente accompagnava e partecipava estasiata. l'amico carlo impegnatissimo in cambusa a lavorare. me ne sono andato a metà del terzo brano. poi dice perché coltivo la mia solitudine, e tutto sommato vien su bene]. insomma, il coro. sono in tanti, è un coro molto nutrito. ed io faccio fatica a pensare che tutti siano davvero di un livello così sopraffino. però l'effetto complessivo è quello. come se, appunto, a mettersi insieme diventassero qualcosa che li trascende, oltre il valore della somma dei singoli. un'essenza armonica, contrappuntata, fluttuante e dinamica, che ogni volta è un'emozione ascoltare con quell'intensità.

un'altra è quella che mi è sovvenuta ascoltando un brano del programma. che non mi era nuovo. già sentito come nenia filastraocca. non so perché ma la associo a quello che cantava una cugina acquisita alla sua bimba, piccina. brasiliana, la cugina acquisita, come il direttore di quel coro, mancato due anni fa, prima ondata covid. quella canzone, nenia filastrocca, è di una dolcezza struggente. poi l'arrangiamento e la delicatezza dell'esecuzione hanno fatto il resto. e di colpo mi è sembrata come la trasposizione in musica del senso del ciclo delle stagioni, e del cerchio della vita - se già non fosse il titolo di una canzone mainstream. il senso di esserci nel volgere dell'avanzare di questa umanità. ciascuno di noi, lo starci su quest'orbo terracqueo. che da una parte siamo così concentrati sul nostro narcisistico ombelico. mentre ad allargare lo sguardo ci sarebbe la sensazione che mi ha avviluppato ascoltando quel brano. anche se ci sono tocchi di umanità che quel brano, probabile, non se lo sentono per un cazzo avviluppato addosso. nemmeno in potenza. ma magari ci farò un altro post. dove ci sarà anche il titolo di quella canzone.

un'altra ancora è che non ho pianto. cioè, quando hanno principiato Nkosi Sikelel' iAfrika, ho sentito il brivido passarmi lungo il corpo. un qualche centrimetro di pelle d'oca. ma tutto questo era previsto. quello che mi ha sorpreso è che non è sgorgato nulla dal condotto lagrimare. come in fondo mi sarei aspettato. e come sarebbe successo qualche mese fa. che in fondo è financo una bella cosa. però è come se fosse una reazione al fatto le cose ti investono, e ti travolgono. e la commozione, struggente, è il senso di essere nudo nel bel mezzo di una corrente fredissima, e i brividi sono paralizzanti. quindi belle le lagrime emozionevoli, ma sono l'epitome di un qualcosa che non protegge in modo adeguato. e va bene i condotti pieni e sgorganti. ma è il resto che è protetto troppo poco, e che ribalta, che forse va bene anche meno. meglio tutelarsi. che up&down emotivo continuo è faticosissimo. e non aiuta. quindi quasi meglio niente lagrime. credo sia l'effetto della sertralina. e non capisco dove inizi il cinisimo pragmatico funzionale acquisito - ed autoprotettivo - e dove finisca la debosciatezza umorale, che andava di moto di tipo browniano, che poi hai bisogno degli stabilizzatori. ma è giusto una domanda leziosa. e non cerco la risposta. va bene così. e mi godo il momento. ed il resto del programma del concerto.

e poi c'è quella che, in fondo, ha ispirato il post. che al solito è già più lungo di quello che avrei voluto. è che ad un certo punto mi sono accorto della fanciulla - piccolo eufemismo - della fila avanti la mia. biondina, arcata dentale superiore pronunciata - che mi piace da morire - e con un sorriso che sembrava quasi ontolgico. non era sola. alla sua sinistra vi era il suo compagno. ad un certo punto ha allargato il braccio, per cingergli la spalla ed accarezzargli la guancia, con una levità che levati. sarà stato il momento, sarà stato l'emozione di quelle esecuzioni e la bravura di quel coro. ad un certo punto, momenti dopo, ho notato che lui ha adoperato la stessa tenerezza a lei. ho pensato che avrei voluto qualcuno lì accanto, a condivedere quell'emozione. ma poi va bene anche fruirlo da solo. davvero. ecco. non so per quale motivo - totalmente irrazionale - mi è partito il cinema che costoro fossero una coppia da non troppo. come avviluppati dall'endorfina dei primi mesi. bellissima quell'endorfina. poi lui si è girato verso di me. e mi sono accorto che sarei io tra settottonove anni. e mi è sembrata una cosa normale, serena, facilissima, naturale, quasi ovvia, iniziare cominciare una relazione a quell'età. come se non ci fosse, per forza, un limite oltre il quale appendere le scarpe al chiodo - figurativamente, ovvio. non so, magari questi stanno assieme tra millemiGlioni di anni e sono - fortuna loro - ancora innamorati l'uno dell'altra. adusi a scambiarsi quelle tenerezze lievi mentre un coro d'insieme avviluppa d'emozioni gli astanti. o forse è comunque proprio così. che non c'è un limite perché succedano quelle cose. se si è pronti, se si ha la predisposizione ad accogliere l'altro, o l'altra. se non ci si chiude al giungere di qualcuno o qualcuna dentro la tua vita. anche se è più fottutamente complicato, almeno per me. ma che sia complicato non significa non sia possibile. che io sia complicato non significa il tutto sia necessariamente ostativo. è solo un po' più complesso, ma mica impossibile. e so quanto e cosa possa offrire e donare.

ma soprattutto lo sguardo di quel me tra settottonove anni guardava avanti, con la consapevolezza che si viva adesso, oggi. estigrandissssssimicazzi tutte le storture, inciampi, casini, inadeguatezze, incompleteze, errori, perplessità, mancanze, sfighe, timidezze, zerbinismi, minchiate, dolori, delusioni. duedipicche, succubismi, indecisioni, disillusioni, lagrime, lancinamenti, ingenuità, fallimenti del passato. quelli sono, appunto, passati. ci hanno riempito di bozzi, lividi, ecchimosi, occhei. ma la peculiarità di quest'età è che vanno bene anche questi. vent'anni fa sarebbe stato diverso, si ardiva per la pelle liscia, le tette sode, e che tutto dovesse andare magnificamente. ma ormai vent'anni fa è roba vecchia di quattro lustri. anche se eravamo giovani. oggi, l'allora di ieri, è vecchio. e anche basta le cose vetuste, financo se ci hanno segnato. perché è ora che stiamo surfando nel divenire dell'esistere. è ora che succedono cose. anche una carezza durante un concerto. prima eravamo felici e non lo sapevamo. bene. ormai il prima è andato ed ora stiamo nel dopo. quindi proviamo a ricostruire altra felicità, quanto si riesce e quanto la fantasia suggerisce, ora. adesso. che è il momento che precede il domani. che poi sarebbe la direzione dove è più scaltro rivolgere attenzione lo sguardo, le energie, lo sbattersi. per il semplice fatto si va da quella parte. non è più nemmeno una questione che può piacere o meno. succede. semplice.

come si risolve un accordo che va alla tonica, per chiudere un brano. è una specie di obbligo armonico. ed insieme è la cosa serenamente più naturale accada. e siamo fattti per l'armonia più semplice. adesso. sguardo verso cui fluisce mica solo la musica.


[img. il requiem, il brano centrale del concerto. non lo conoscevo. non avrei mai immagino che un'opera del genere potesse essere così delicata, lieve, nella sua bellezza]


Saturday, September 24, 2022

faccio un post cazzaropolitico /7 - le elezioni, la destra, il fiore del partigiano, ne usciremo comunque

e quindi è finita. la campagna elettorale. e si vota. finlmente, per certi aspetti. sono mesi et mesi et mesi et mesi che sapevamo sarebbe arrivato il voto. e sapevamo avrebbe vinto la destra. evito l'ipocrisia retorica di chiamarlo centrodestra, che provano a vendercelo così, ma farmi perculare anche no. e quindi niente. vincerà la destra. prima iniziamo e prima finirà: passeranno anche loro.

non sono mai stato così serenamente rassegnato, o distaccatamente preparato. scrissi millemila post, in passato: prima, durante, dopo di elezioni. di attesa, di partecipazione, di disperazione o di similgioia sugli esiti. il risultato non mi deprimerà, così come il suo opposto non mi avrebbe esaltato. devo ancora capire se è un segno di disillusione da viale del tramonto, o di maturità e di equilibrio psichico.

sia quel che sia, è probabile andremo incontro al peggior governo degli ultimi trentanni. che lo so che lo si è detto in almeno altra mezza dozzina di occasioni. e quindi si perde un po' di credibilità. ma a 'sto giro ci sono gran belle probabilità sia davvero così. anche se il primo gabinetto gialloverde sarà un osso duro da scalzare. e forse abbiamo dimenticato, tipo i bozzi che poi passa il dolore, cos'era la lisergia di quando era primo ministro lui. quello coi capelli di kevlar. che gli epigoni sembrano figuranti rispetto a costui. e costoro, tra nemmeno dieci anni, saranno ben lontani dallo stare sulla cresta dell'onda, anche se faranno finta di. figurarsi dopo venticinque. anche in questo caso: chissà se perché saranno semplicemente spazzati via, o per evitare il senso del ridicolo. che poi è l'effetto che fa un bisnonno satiriaco affffffà i video su ticccchetoccche.

a 'sto giro probabile toccherà alla sorella fratella d'italia. matriarca che si guarda bene dal criticare il patriarcato, figurarsi metterlo in discussione. è sospinta dall'onda del: e mo proviamo lei, che ancora non ha tentato, a vedere che magari combina qualcosa di buono. se, vabbbbbhè. che tanto poi non resta che attendere. per scoprire chi spunterà, al prossimo giro, a condensare i favori di coloro che non sono di sinistra, nonché paghi di proposte di soluzione banali, a problemi complessi. in fondo è tutta lì la questione. essere al posto giusto al momento giusto. che delusi da uno, ci sarà un altro pronto con il suo pifferetto magichetto. c'è chi ha menomato l'antropologia di una nazione, ma poi alla fine si trova con il ghigno sclerotizzato dal botulino, triste solitrio y final. chi meno potente aveva una classe dirigente, ma la capacità incompetente di un ciarlatano, aveva anelato ai pieni poteri ed è rapidamente caduto, sunset boulevard 49. chissà come e quando chi ha ben più cameratesco carisma, ma senza classe dirigente. con i suoi sodali a farle la guerriglia.

che quelli son bravi a conquistare i consensi. il potere in potenza è un ottimo collante. e poi però il fio di governare sarà ben altra cosa. specie in questo periodo non esattamente semplicissimo. per certi versi, cinicamente, diventare ora la prima donna presidente del consiglio è una bella rogna. le sfide complicate sono allettanti da vincere. si possono però perdere ancora più malamente. anche se bisognerà cercare personggi eminenti, che tra i maggiorenti del partito la pochezza arditamente impera.

non sarà semplice sopportarli, ovvio. ma un po' ci siamo abituati da mo. ci saranno istanze da retroguardia culturarli, ridiscussione e forse retrocessione di diritti civili. e questo farà male dentro, e magari anche fuori, a molti. per il resto è verosimile che tanto i fenomeni comunque non lo faranno. che dalla nato non si esce. figurarsi dall'europa. e se ne combinano qualcosa fuori dal vaso, poi ce la faranno spurgare. fanno i finti scandalizzati per le uscite di ursula. ma in fondo lo sanno tutti che le cose girino così. e la maggior parte aggiungono a microfoni spenti: e per fortuna.

e poi faranno apoptosi. si saccagneranno e si neutralizzeranno tra di loro. tanto ci sarà comunque sempre qualcuno, lo sapete, di fuori da loro da accusare. e quindi la versione riscaldata dalla fiamma che sgorga dal sacello del chiagggnaefffottti. sono trent'anni che da quelle parti alzano in 'sto modo le cortine fumogene. l'europa, i poteri forti, la finanza internazionale, i venusiani, la lobby gender-pluto-demo-giudaica-lgbtqia+, mork e mindy, peppa pig. ci penseranno loro a farsi fuori. e forse toglieranno il piacere a renzie, annullandogli il nuovo sciò. che si vanta di far fuori governi ogni due anni. si spacciava per statista, riesce solo a fare il bullo istituzionale, che spacca cose. quei fenomeni baracconeschi non li hanno solo a destra. o forse sì. destra è comunque.

siamo sopravvissuti all'era del padrone del vapore. sopravviveremo anche a questo. che le cose che buttano male sono ben altre. ci tocca la sorella fratella d'italia. puzzette, rispetto a quello che succede in russia, a proposito di democrature, e figurarsi in ucraina che la guerra ce l'hanno in casa. per non dire delle nazioni e popoli disperanti, che hanno ben altre malasuerti, senza che nessuno di loro se la sia meritata.

sopravviveremo. comunque. a me basta che questi non vincano con i due terzi dei seggi. che almeno la Costituzione sarà messa in sicurezza, che è come portare il fiore al partigiano. da lì a discendere - per loro - sarà un sospiro di sollievo in più. e sarà più facile uscirne. che tanto ne usciremo comunque.

inizia qualcosa di nuovo con 'ste elezioni. probabile non sarà piacevole. di certo è anche il primo giorno della fine. cominciamo a resistergli da domani.

Friday, September 23, 2022

faccio un post cazzaropolitico /6 - apolidismi sinistrati

sono sempre stato di sinistra. e financo radicale, con importanti tratteggi libertari. ci ho messo un po' a capirlo, ancora di più per coglierne gran parte del perché. solo che la mia educazione sentimentale, a riguardo, non è stata esattamente lineare, ma un arabesco. e se saltano i canoni poi uno rischia di rimanere spiazzato. apolide.

sono di sinistra perché, della formazione cattolica, la cosa che mi ha travolto è stata soprattutto la sua dottrina sociale. fu un prete missionario. partì tutto da lì. ho anche in mente dov'eravamo, come non volasse una mosca, noi quindicenni ammutoliti, quando accadde. e di come ricordo mi presi un specie di impegno con me medesimo. il pacchetto era ben più ampio. ho disconosciuto quasi tutto, tranne quella, l'eco della dottrina sociale. che per certi aspetti: cazzo se è di sinistra.

la radicalità fu una specie di reazione alla mia timidezza. cercavo me stesso, avevo imbarazzo a spiegare la cosa un po' complicata che trovavo girare dentro. per cui era difficile intrupparmi troppo nella panciona gaussiana dei maschi alfa che limonavano con le ragazze. avrei voluto limonare duro pure io. ma i maschi mi sembravano banali. speravo di distinguermi per altro, roba meno appariscente. ma con quella si limonava poco. per questo entrai così in sintonia con l'amico daniele. che era ancora più altero e duroetpuro nella sua radicalità esistenziale. e sembrava per nulla attratto da nulla sentimentalmente, figurarsi limonare. staremo larghi, pensai, a frequentare uno come lui. avrei consolidato la mia necessità di autodefinirmi in maniera parimenti non banale. inutile ribadire che limonai poco.

il combinato disposto cominciò a trovare una qualche forma di sostanza riconoscibile durante il corso di analisi I, sugli sgabelli per arrivare all'ultimo momento a lezione, ma essere comunque lì in prima fila, a volte appoggiati alla cattedra. stratagemma che usava anche l'amico marco. vicinanza per abitudine diventammo protoamici. girava con un giaccone sfondato, pantaloni non esattamente attillati e con un 0.56% a pennarello sullo zaino di tela grezza. gli chiesi cosa significasse: è la percentuale di DP [democrazia proletaria] alle comunali di roma del '90. fu uno cui forse ho voluto anche un po' di bene. e con la sua logorrea puntacazzista capii meglio anche di me. sì, ero di sinistra.

e rispettando la più ortodossa tradizione di sinistra, avevo già contribuito con la mia personalissima scissione. peraltro ex-ante. più di sinistra di così.

già. perché intuivo il portato emotivo, che quella fosse la mia natura e qualcosa prossimo all'ideale cui tendere. ma c'era quella pregiudiziale ipercattolicheggiante che mi distraeva parecchio. per giunta ancora a bagno maria di una specie di perbenismo da giglio immacolato, quello che nell'iconografia classica tengono in mano i santi, i puri, i brav gent. e l'amico marco, con la sua estetica, il suo cinismo cazzaro, la sua formazione altra, mi sembrava lontanissimo. eppure mi sentivo appassionato per le stesse idee. per non dire dell'auletta brenta. i sinistrorsi dichiarati del politecnico. riserva indiana. controllati a vista dalle greggi caciarose dei ciellni, pletore che sciamavano. mi stavano sui coglioni i ciellini. mi imbarazzavano quelli dell'auletta brenta, seppur mi incuriosivano. e probabile intuivano una alterità, e quindi mi osservavano straniti.

e poi le frequentazioni a casa del pasquali. io gli pagavo l'affitto, per la stanza nella casa a ridosso della cerchia dei navigli - e ogni volta mi imbarazzavo a chiedere i soldi a mio padre, che non si navigava affatto nell'oro. lui non si faceva problemi, erano menate mie - ed il pasquali mi sbandierava l'esenzione dalle tasse, risultando senza reddito, figlio di genitori ricchissimi. da quella casa passava di tutto. tanti compagni, giocando come navigassero in miseria, ma molti gran figli di papà. quasi tutti nella loro estetica che non mi convinceva. quasi tutti a recitare una parte. molta mediocrità - nella media, comunque alta - e qualche testa davvero sopraffina. bene o male tutti avviluppati in un conformismo di ritorno. che le canne si fumavano ovviamente seduti per terra, sulle sedie faceva poco compagni. molti limonavano duro. io ovvio non fumano e non limonavo.

mi sentivo spiazzato. ma quel paradigma di fondo, quella specie di ideale cui si riferivano, mi catturava. non importa quanto ci credessero loro. catturava me. io che ero un bravo cattolico convinto. oratoriano integerrimo. che suonava la chitarra ogni domenica in chiesa. quindi spiazzato un po' anche lì. avessi raccontato come la vedevo politicamente. insomma di là con le idee, di qua con il contesto quotidiano. non che le cose fossero mutue esclusive uno con l'altra. però un po' scisso sì, lo ero, neh?

per un paio di volta ho votato la rete [amica roby, se passi ancora di qui, cerca su uichipedia. forse si è sciolta prima che nascessi tu]. forse il voto più convinto abbia mai dato. magari non è un caso la cosa sia poi andata a scemare.

ricordo vivido con quale emozione lessi il bigliettino-pizzino che matreme mi portò ai seggi nell'aprile novantasei. un attimo dopo la chiusura dei seggi. non c'erano cellulari. fu l'unico modo di avere gli exit poll. feci lo spoglio rasserenato, ogni tanto mi spuntava un sorriso, senza ragione apparente.

quando irruppe nichivendola ebbi un sussulto. e lo votai con una certa convinzione. cioè. in realtà non per votare lui, in quanto nichivendola. bensì per quella che allora era solo sinistraetlibertà. che sarebbe poi confluita in sel, aggiungendo l'ecologia lì in mezzo. a dirla tutta mi convinceva poco ci fosse il nome nichivendola nel simbolo. quasi una personalizzazione inopportuna. ne parlai con l'amico itsoh, cui forse allora eravamo un po' più prossimi da quel punto di vista. a lui non la cosa non sembrò poi così strana o simili. ci sta, mi disse. in maniera anticausale lui fu assolutamente coerente. che poi si invaghì e partecipò attivamente, quando ne divenne segretario, quel fulgido esempio di understatement disinteressato che era già renzie.

ora.

perché un lungo post cazzaropolitico, se è un elenco di reminiscenze mie? peraltro un po' tristine come ogni scissione sinistra.

perché, in fondo, è l'eterno ritorno di quello che accade da lustri. quindi capita pure oggi. con la fiducia e la speranza e l'entusiasmo che sono evaporati. anzi. sublimati: nel senso di passaggio dallo stato solido a quello gassoso. che continuo ad essere di sinistra, e pure con il desiderio di una certa radicalità, nelle scelte e nel modo di porsi collettivo. e quel senso di straniamento è roba che palpo con una certa voluttà. ascolto i due leader della coalizione che forse mi rappresenta di più. e li trovo serenamente insopportabili. incapaci di uscire da un certo cliché che poi se lo tirano dietro il marchio di radicalscìc. un'estetica nel porsi che mi fa strano, come lo zaino di tela grezza dell'amico marco. mi turo il naso per quello, non certo per le idee e la prospettiva. anche se mi dà poca sicurezza il fatto debbano portarle avanti quel tipo di classe dirigente.

per non dire poi della nebulizzazione ancora più a sinistra. che provo a scambiarci due parole al banchetto delle firme. e sembra mi sgamino come elettore altro. come uno che è di un'altra estrazione, un'altra estetica, un'altra roba. sì. forse non credo [e non voglio] ci sarà la rivoluzione. e che il capitalismo ha i secoli contati. ma non per questo mi sento lontano dal vostro sistema di riferimento di intenti. poi, da puntacazzisti quali siamo, possimo anche scazzarci per un avverbio di una dichiarazione programmatica. o forse io continuo ad essere un po' apolide. pur stando in quel campo, termine che non uso così a caso. e che credo sarebbe meglio fosse molto ampio. molti differenze nell'unità di quei principî. e poi è un grande esercizio di sintesi. che significa smontare un po' di puntacazzismo e di narcisismo.

credo che l'amico marco e la fascinazione reattiva che ne subivo sia davvero la sintesi quasi perfetta. ed il fatto l'abbia scoperto stando sugli sgabelli. scomodi ma funzionalissimi al bisogno. così incuriosito e con trasporto, ma con quella specie di alterità reciproca. solo che lui - figurativamente - si sente a casa in quel contesto e consesso di modi di porsi. quasi borghesi tra di loro. tutti compagni, ma nel senso di sodali e molto simili. niente di male, neh? figurarsi.

sono io a sentirmi apolide. senza casa e senza terra di rappresentanza. anche se con lo sguardo alto, oltre l'orizzonte, al cielo dell'ideale: comunque un po' bel po' di roba. sono abbastanza convinto sia lo stesso, tra loro - qualsiasi cosa significhi loro - e me. continueremo, coazione a riptere che siamo di sinistra, a puntualizzare l'ovvio delle nostre alterità di opinione et alter, ben alimentati dal nostro puntacazzismo. che la destra si unisce anche quando si scanna. la sinistra si scanna anche quando si unisce [il chiasmo non è mio]. ecco. staccare lo sguardo dal dito. e magari staremmo meglio da questa parte. il sol dell'avvenire. la necessità ci trascende. per fortuna.


[img. il bigliettino-pizzino di matreme. bei tempi. ne verranno altri]


Wednesday, September 21, 2022

dei saluti alla propria mamma

la mamma dell'amico Omar se n'è andata. non è stata una cosa improvvisa. non è stata una cosa complicata - anche se vai a sapere tu cos'è semplice e cos'è complicato in quei frangenti lì. sono mesi e mesi e mesi che percepisco l'amico Omar come riverberante di una malinconia straniante. anche senza vedersi da molto tempo. come se avesse cominciato a cogliere quello che stava arrivando, prima che ancora si acclarasse. o forse non ne ha mai parlato. in questa specie di bolla, come giona nella balena. lo capisco. è quello che accadde a me, anni fa, in quel mese di consapevolezze cui passai in mezzo, che sapevo avrebbe cambiato tutto per sempre.

conosco l'amico Omar da quasi un quarto di secolo. siamo sempre meno giovincelli, ma ha un suo fascino anche questo. per tutta una serie di coincidenze, incroci del caso, è grazie a lui se ho cominciato una carriera, la mia carriera lavorativa, e tutto quello che n'è venuto dopo. di rimbalzi in rimbalzi e di indirizzamenti in indirizzamenti. anche il fatto sia finito là dentro è anche perché sapevo avrei incrociato lui. oltre al fatto che con serena pacatezza mi suggestionò: se non accetti e non vieni a lavorare qui sei un gran pirla. sarei stato un gran pirla, sì. non ostante tutto, che ancora stia contando i mesi, anche ora che sto finendo il novantaquattresimo.

diventammo amici in corridoi della bicocca industriale che ora nemmeno esistono più. lui era un collega che si stagliava altro e diverso rispetto a quella pletora di cantinari, nerds, frustrati, imboscati. intravvidi una sensibilità e capacità emotive che il resto proprio sembrava giocare in un altro campionato. pensavo di stargli sui coglioni. ed invece si scoprì pian piano. non ostante un brianzol-cinismo che a volte mi spiazzava. ma allora ero un verginello imberbe.

fu l'unico collega che continuai a frequentare dopo quel primo lavoro. fu il primo cui dissi me ne sarei andato far l'ingegnere - e che andassi in un'azienda triste me lo disse facile lui [allora continuavo ad essere un verginello imberbe]. aveva ragione lui. ma fuori da tutto ciò, ci fu una cosa che mi colpì da allora. il fatto che non nancondesse le sue piccole-grandi difficoltà. i suoi piccoli-grandi dolori. come se li attraversasse con una maturità che stavo cominciando a strutturare. ricordo, come fosse ora, la sera che mi accompagnò in stazione, me ne tornavo a sixth-saint-john dopo una cena a casa sua. mi raccontò delle traversie stesse attraversando. e la volontà di venirne fuori, e di accompagnare con una determinazione incantevole chi attraversava quelle stesse traversie. la fatica e la decisione di uscirne. come chiamata inevitabile, pronto a non mollare costasse quel che costasse. una declinazione dell'amare che ho visto poche altre volte. fu una cosa struggente. e che mi segnò.

l'amico Omar è sempre stato bravo a raccontare gli altri. come se ne fosse un narratore inconsapevole. così è stato anche per la sua mamma. l'ha sempre tratteggiata con un'ammirazione mai banale e a suo modo cazzara. che da una parte me l'immaginavo con una assertività e tenacia da mettere tutti in fila. come mi son sempre immaginato chi cucina in una mensa scolastica. che devi saperti muovere, senza troppo titubare, per sfamare un sacco di creature. probabilmente era così anche fuori dalla cucina attrezzare: a tener testa, o forse surfare attorno, le indicazioni delle sue due creature così capaci e studiate. e nipotanza varia.

quando lo conobbi, l'amico Omar era già orfano di padre da tempo. e mi sembrava una cosa così a me avulsa. che capita. ad altri, peraltro. da verginello imberbe qual ero. non ci è voluto molto tempo acciocché ci passassi anch'io. meno degli anni da quando sono là dentro, per dire. ora l'amico Omar passa attraverso quest'altro varco, stretto e straniante. che non dirà più a nessuno: mamma. non sono più così sbruffoncello. e quindi so che quel varco arriverà anche per me. prima o poi. per questo mi sembra così più vicino, quasi empatico, questo dolore, questo passaggio, questo commiato che, almeno, non è contronatura: qui è il figlio che accompagna la madre nell'ultimo saluto. ma saluto sempre struggente rimane. ed un rapido pensiero è andato a quando mi capiterà. anche se per ora so di essere un mezzo privilegiato.

e quindi, per l'amico Omar, ci sarà l'elaborazione, la presa di consapevolezza, farsi abbracciare da questa nuova realtà. non si è mai sottratto a ri-guardare e re-intepretare le cose meno liete, che l'hanno attraversato e a cui è passato attraverso. immagino che questa non sarà semplice. affatto. ma sarà sempre un germinare di cose, pensieri, emozioni che non lascerà svaporare perdendole come fossero passate invano.

che la terra sia lieve. e chi rimane inceda con altrettanta levità. il fatto sarà complesso non significa che non possa venir fuori qualcosa per cui esserne financo lieti. specie se lo si farà portandosi dentro il ricordo e la presenza di chi se n'è andato. e so che l'amico Omar sarà speciale anche in questo.